Racconto di Daniela Banfi sul Trail del Monte Casto - 29 ottobre 2006

Andorno Micca paesino situato in quella che una volta chiamavano Valle
D’Andorno, ma che ora prende il nome dal torrente che la lambisce, il
Cervo conta circa i 3500 abitanti, qui domenica il sole ha brillato più
che in ogni altro posto sulla terra e sempre qui abitano Maurizio ed
Arianna.
Nascere e vivere ad Andorno significa crescere con il latte
della Valle Cervo, respirare aria montana dai primi vagiti e appena le
ombre vaghe dei primi giorni acquistano contorni più definiti come non
innamorarsi a vita di questo luogo, a stretto contatto con la natura, i
ruscelli, le montagne con i boschi di betulle, di castagni, con il
profumo del sottobosco, dei funghi, dei lamponi, imparare a vivere con
le asperità del clima, il freddo, la neve, ma anche con le bellezze dei
pascoli estivi, tutto ciò circola nelle vene come il sangue e come il
sangue passa dal cuore, ma dal cuore non esce, decantando ne forma il
tessuto più profondo.
Il cuore di Mau è colmo di passione per la corsa
e la montagna da qui l’idea di far conoscere i suoi posti, i suoi
sentieri, i pendii della sua valle, il suo percorso d’allenamento,
quello dove si riempie di gioia correndo, ma anche dove fatica e sudore
fanno da mantello, un amore da condividere con molti, con tanti, con
tutti, se fosse possibile.

29 Ottobre sono le sette del mattino scosto
le tendine del camper per dare un’occhiata fuori e in quel piccolo
spiraglio mi appare un fazzoletto di cielo azzurro, lassù splenderà il
sole, sono contenta,una giornata uggiosa avrebbe guastato questa prima
edizione del “Trail del Monte Casto”e l’impegno e la pazienza di molti
non sarebbe stata ripagata dalla presenza di tanti iscritti.
Una
colazione veloce e subito mi presento al ritiro del pettorale,
immaginando poi, l’arrivo numeroso dei partecipanti, così mi affretto,
curiosa di vedere com’è, emozionata e fiera di poter prendere parte a
questa corsa, quando poi man mano le persone arrivano tutto quel vai e
vieni mi solletica lo stomaco, quell’aria intrisa di allegria, d’
incognite, adrenalina, curiosità, voci, saluti, sorrisi, pacche sulle
spalle che aleggia prima delle competizioni è qui, in questi luoghi
particolare, diversa che alle competizioni su strada, è meno altezzosa,
anche se forse non è il giusto aggettivo, è più famigliare, non che non
vi siano rivalità, perché si combatte, si duella, ci si rincorre e ci
si supera, si sprinta, ma ho come l’impressione che la natura dei
luoghi avvolga il tutto con sensazioni diverse che l’ambiente in
qualche modo avvicini l’uomo.

Alle 09.00 dopo aver ascoltato il
briefing di Mau, via, si parte, giù per la strada principale, una curva
a sinistra, la piazzetta, ancora a sinistra poi subito a destra e poi
dopo forse un chilometro e qualche passo eccoci a respirar aria umida
di prato, a calpestar ricci e castagne, ad avvistare funghi, belli,
enormi, spuntano con il loro bel rosso puntinato di bianco tra il
marrone delle foglie, a saltar radici e sassi ballerini, si sale su
sentiero e in piccoli tratti su asfalto, sopra la testa i folti rami
degli alberi, in poco più di 6km arriviamo in vetta al Monte Casto, da
qui la discesa.

Scendere, ecco ci siamo, croce e delizia, ora so cosa
“devo” e “voglio” fare: non devo pensare a nulla, solo lasciarmi
andare, devo stare poco sui piedi, alzarli, non demoralizzarmi, quando
vengo sorpassata da tanti, ma cercar di star loro attaccata, guardar
dove mette i piedi la ragazza davanti a me, non pensare, solo
ascoltare, toccar terra e poi via il piede, giù l’altro, non
soffermarmi sui pensieri, non vedermi per terra altrimenti ci finisco,
guardar avanti, un istante veder dove atterrare, un lavoro di occhi e
piedi, ma soprattutto d’istinto e per lasciarlo libero non bisogna
pensare, ma osservare oltre…..
Che bello volare, quale sensazione di
leggerezza, sconfinata libertà.
Peccato l’essermi lasciata avvolgere
dalla stanchezza proprio alla fine, il tratto in paese è stato
sofferto, non avevo più energie, ma che soddisfazione tagliare il
traguardo con il sorriso sulle labbra, mangiare tutti insieme,
raccontarci le esperienze, applaudire i vincitori, salutarsi e darsi
appuntamento per un’altra corsa in un altro momento ed in un altro
luogo.

Daniela Banfi