<<<<HOME

"Jesolo, 16-6-2007, 1^ Nightmarathon"
(by Fabio Marri)

 

Non si dice Jesolo, si dice Andalìn! Questa frase, detta da mia figlia allora di due anni e mezzo, in quel lontano 1979 in cui la famigliola (non ancora di maratoneti) passò un mese di vacanza in un camping del Cavallino, mi tornava in mente nella notte jesolana che, al di là di qualche non gravissima pecca, ha fornito alla maggior parte dei partecipanti emozioni sicuramente diverse.
E - fatto non trascurabile per l'economia locale - ha riempito per il fine settimana tutti gli alberghi nel raggio di una ventina di chilometri. Oltre seicento classificati alla maratona, e quasi duemila alla mezza (tanto più considerando la concomitanza con la prima maratona di Albenga che ha raggranellato, al di là dei comunicati trionfalistici quanto sgrammaticati, 66 arrivati in maratona e 64 nella mezza) sono un successo che proiettano la manifestazione verso i vertici nazionali fin dall'esordio (sebbene san Tommaso - che di cognome non fa Minerva - avrebbe qualche riserva da fare sul numero effettivo di chi l'ha conclusa).
Ora, su un sito podistico che un tempo era autorevole leggo una sequela di critiche, senza il minimo commento correttivo da parte di chi dovrebbe dettare la linea della testata: c'e' chi non e' arrivato in tempo, chi non ha trovato il posto, chi non ha mangiato, chi non ha bevuto, chi l'ha fatta più lunga, chi ha corso in mezzo al traffico, chi ha visto tagliatori a bizzeffe, chi non ha trovato il ristoro finale.
Boh? Diamoci una calmata, se no questo sembra il circo Barnum dei freaks, delle mostruosità podistiche, che davvero a Jesolo non si è visto.
Eppure, devo dire che il pre-gara non mi aveva entusiasmato lo dicevo nel pomeriggio al compagno d'alloggio Andrea Fanfoni, che mi aveva trovato un albergo economico e comodissimo, a 50 metri dalla spiaggia e 400 dalla partenza-arrivo; se pernottate a Parma, rivolgetevi al suo Ducathotel e andrete tranquilli!): scarse info sul volantino e all'interno della busta col pettorale, sito povero e non aggiornato (chi sarà il grande artista che terrà il megaconcerto? alla fine, sembrava, un pupillo di Maria De Filippi!), cambiamenti di orario al penultimo momento, accesso in auto fisiologicamente lentissimo (ma possibile che in tutte quelle campagne disabitate dall'aeroporto a Jesolo non si riesca a fare una strada a 4 corsie?), pasta party scomodo, chiuso nella sede ufficiale mezz'ora prima dell'orario annunciato, e impossibile anche da prima nei ristoranti cosiddetti convenzionati (perlomeno, i tre da cui sono passato, uno dei quali era comunque chiuso).
Ma la corsa è stata tutt'altro. Intanto va elogiata la netta separazione tra maratona e mezza, che sarebbero dovute partire a 30 minuti l'una dall'altra, e invece sono state sfalsate di due ore, 19-21, sia pure con qualche minuto di ritardo della mezza. Il rovescio della medaglia è che i mezzimaratoneti hanno sudato sotto il caldo, mentre noi atleti della lunga siamo stati immersi in un'autentica notte di luna nuova ("Oh falce di luna calante - che brilli sull'acque deserte", diceva D'Annunzio che di questi posti se ne intendeva); notte in cui, sia pure a brevi momenti, i 24-25 gradi di base sono stati mitigati dal refrigerio della brezza di mare ("aneliti brevi di foglie - sospiri di fiori dal bosco - esalano al cielo...").
Nello sfasamento orario ho visto anche una prova di forza degli organizzatori: rispetto ai tanti che ammassano nello stesso orario maratone, mezze e addirittura non competitive, gli iesolani hanno dimostrato di saper tenere rigorosamente chiusa al traffico una città e una penisola intera per almeno otto ore: in pochi tratti abbiamo convissuto con le auto (sostanzialmente, nell'unico cavalcavia esistente per oltrepassare il porto-canale), ma con rigorosa separazione di corsie (chi non e' contento, vada a Roma o a Firenze e poi ci sappia dire). E il pubblico, folto oltre l'immaginabile, ci ha sostenuto anche nei punti più solitari: in un dei luoghi piu' bui, verso il km 15 (in prossimità della trattoria "Gino"), una procace tifosa mulatta ci invitava: "vieni, ti do da mangiare io!".
Mi ha pure colpito l'altissimo numero di addetti agli incroci, che si è sommato ai tanti impegnati nei numerosi punti di ristoro e rinfresco (nettamente più frequenti rispetto ai canonici intervalli di 5 km, e ben forniti, compresa l'utile squisitezza delle angurie; invece i meloni erano acerbucci). Il ristoro meno ricco si è rivelato quello finale, dove al mio arrivo (291°, sotto le 4 ore, con oltre metà dei podisti ancora in corsa) erano rimaste solo bevande, e tortine che non stimolavano certo le brame di noi disidratati. Frutta, zero: quella che avevamo vista prima della partenza, riservata a chi arrivava dalla mezza, ma che qualche sfi* che scrive ai siti non ha visto comunque.
Di tipo svizzero-tedesco gli spugnaggi: due spugne distribuite alla partenza, e poi libertà di attingere alle bottiglie d'acqua minerale o alle vaschette poste lungo il percorso: a differenza che a Trieste, le vaschette erano pero' costantemente rifornite di acqua fresca. In funzione anticaldo, graditissime per via le doccie di acqua nebulizzata (anche qui, un tizio su quel certo sito dice che non c'erano; io ne ho contate 3); mentre contro il buio (presente soprattutto nella stradina verso il Cavallino in direzione est, circa km 10-20) si sono visti per la prima volta in una maratona italiana dei globi luminosi alimentati da gruppi elettrogeni, e visibili da almeno un km (quando non si spegnevano..).
Ma la maggior parte del percorso usufruiva dell'illuminazione stradale, particolarmente intensa in quello che è stato il tratto psicologicamente più duro, il lunghissimo rettilineo urbano, da percorrere nei due sensi, tra il km 32 fin quasi al 40, cogli odori che esalavano dalle rosticcerie, nauseanti almeno per me che avevo adottato la tattica del… doppio pit-stop: pranzo di pesce alle 15, pizza al prosciutto crudo alle 19, birra a volontà.
Il famigerato rettilineo aveva l'aggravante che, al giro di boa, ci rendevamo conto che non c'era nessun rilevamento chip, e dunque chi avesse studiato il percorso poteva cavarsela a buon mercato (in effetti, nella classifica apparsa online ci sono tempi alquanto sospetti). Lo stesso era accaduto in un precedente avanti-indietro verso il km 5, che poteva regalare ai furbi un cinquecento metri (li' era gia' buio, nell'oscurita' ho sentito solo un "eh eh?" che mi ha fatto supporre il passaggio di Govi). I rilevamenti erano stati messi ai km 10, 21.097 e 30: mi dice un amico che, dopo aver superato il 30, si è ritirato, presentandosi poi oltre il traguardo per la consegna del chip (se no, c'era una penale da pagare): bene, l'hanno classificato! Se la versione fosse autentica, dovremmo annoverare Jesolo nella lista di quelle maratone che puntano ai grandi numeri con le 'strisciate' di chip fasulli.
In compenso - altra novità - i tempi ottenuti erano tempestivamente trasmessi al cellulare del concorrente (va da sé che io li ho letti solo dopo il traguardo; sempre meglio di quel certo 'narratore' del tal sito, che non li ha mai visti ne' sentiti!), poi all'indirizzo email.
Suggestivi gli ultimi due chilometri sulla spiaggia, prima su marciapiede e infine su tavole di legno poste direttamente sulla sabbia: il rimbombo dei passi di chi ti seguiva ma non "doveva" raggiungerti, sommato al frangersi delle onde e all'ormai usuale anquana (cantilena) modenese dello speaker Brighenti, è l'ultimo suono di questa singolare notte.
Originale la medaglia 'bimetallica' (se il modello di questa maratona e' Treviso, bisogna dire che almeno nella medaglia gli allievi hanno superato i maestri); originale, ma stavolta in senso negativo, e' anche l'idea di far usare come docce quelle fredde a cielo aperto poste all'ingresso della spiaggia. Vabbe' che quasi tutti eravamo attesi dal nostro albergo (magari, Govi no; ma Govi non fa mai la doccia); pero' forse qualche maratoneta donna gelosa della sua intimita' esiste ancora… E' vero pure che, a vedere gli ultimi che arrivavano, specialmente quelli iscritti ai cosiddetti Supermaratoneti, le nostre donne potevano stare tranquille: terzultimo (606°) Paolo Zanta in 5.55, 594° Govi in 5.26 (dev'essere il suo record stagionale, esclusa la maratona in discesa del Brennero dove ha registrato un poderoso 5.03…). Ma quello che importa, per loro e compari, e' poter aggiungere un numerino al cosiddetto guinness delle loro maratone; salvo essersi cautelati, alla partenza, di una certa tolleranza sul tempo massimo.
Al loro cospetto, deve ritenersi prodigioso il 4.15 registrato da Lorenzo Gemma, quello che corre declamando, con voce stile Luxuria, "stasera si tromba!" (e pare sia il massimo della sua attivita' erotica). E su tutti, facevano la loro bella figura le sorelle Razzolini, la rossa Ilaria in un dignitoso 3.43, e la bionda Serena con un prudente 4.26. Notato anche l'indiano Angelo Mastrolia, prossimo a divenire papa' (la sua squaw assisteva), che in assenza di servizio pace-maker (tuttavia, annunciato) ha corso per suo conto in 3.26. Per dare un esatto valore a questi tempi, ottenuti nell'afa e comunque in condizioni di visibilita' non ottimali (anche coi lampioni, le buche dell'asfalto, i tombini, le botole le vedi all'ultimo momento), li si puo' confrontare col 2.29:30 di Giorgio Calcaterra, quinto assoluto.
"Oppresso d'amor, di piacere - il popol dei vivi s'addorme", concludeva D'Annunzio piu' di un secolo fa: ma adesso, nella civilta' del casino (a proposito, nel pacco gara c'era anche un ingresso omaggio al casino' di Venezia), il piacere massimo e' fare le gare di velocita' in auto in quelle rotonde che poche ore prima avevano ospitato noi silenziosi maratoneti. Ci si addormenta quando i fracassoni hanno finito, verso l'alba; a sole alto, un salutare bagno nella calda acqua iesolana ci ristorera' le stanche membra.