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Lo scorso 5 Novembre 2006 ho partecipato con altri due
podisti dell'Atletica Galliate e un gruppo di novaresi alla Maratona
di New York. Abbiamo ottenuto ottimi piazzamenti considerato l'elevato
numero di partecipanti (più di 35.000 di cui 2.988 italiani).
Questi sono in ordine di arrivo: Ferruccio Nominelli che ha concluso
la maratona in 2 h 58' 00" classificatosi al 743° posto assoluto
e 24° di categoria M50, la sottoscritta Lucia Vellata in 3 h 19'
29" classificatasi al 227° posto tra le donne e seconda di
categoria F40 tra le italiane, Sergio Bellesso in 3 h 20' 17"
classificatosi al 2641° posto assoluto e 15° di categoria
M60. |
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Mi ricordavo le emozioni provate nel 2001 quando, per la prima volta,
affrontai la mia prima maratona proprio lì a New York. La soddisfazione
di allora era di essere riuscita a finirla con un tempo dignitoso e senza
mai fermarmi. Ma ora dopo aver corso diverse maratone in Italia e all'estero,
e quindi posso fare dei paragoni, devo dire che quella di New York è
la più bella! I chilometri scorrono sotto le gambe quasi senza
fatica, le urla della gente ti fanno andare avanti come per magia e ti
portano al traguardo! Ho capito che per gli Americani il giorno della
maratona è una gran festa: tutti scendono nelle strade per applaudire
e gridare, incitare per ore i numerosi podisti che affrontano il difficile
percorso, un saliscendi continuo che spezza le gambe. Ma l'arrivo in Central
Park è qualcosa di unico, non ci si può fermare, il tifo
degli spettatori è frastornante, ma grazie a loro si riesce ad
arrivare al traguardo dopo 42,195 km.!!! La maratona è stata per
tutti anche un'occasione di viaggio per visitare la splendida città
di New York, che in quei giorni è piena di turisti, soprattutto
italiani!! Io sono riuscita a portare con me la mia famiglia e i miei
genitori che ne sono rimasti entusiasti. Abbiamo anche visitato le Cascate
del Niagara, un vero spettacolo della natura!
Ritornando in Italia il pensiero è volato subito sulle nostre maratone,
dove in genere abbiano poca partecipazione del pubblico e soprattutto
vengono considerate un intralcio al traffico cittadino: perché
per una domenica non ci può dimenticare dell'automobile e scendere
nelle piazze e nelle vie a fare il tifo oppure avere il coraggio di partecipare
anche ad una corsa collettiva sicuramente più salutare?
Con piacere ho constatato che gli americani già al mattino presto,
prima di andare al lavoro fanno la loro corsetta in Central Park: si può
sempre trovare qualcuno con cui correre! Perché allora non facciamo
in modo che, anche tra i nostri paesi e città, invase attualmente
da opere di viabilità e nuove infrastrutture, si riesca a far nascere
un nostro "Central Park", un polmone verde con percorsi sicuri
e illuminati ma immersi nel verde, magari lungo i canali irrigui, in uno
spazio circoscritto dove potersi ritrovare a correre e a camminare senza
sentirsi soli ?
LUCIA VELLATA
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