<<<<HOME

"Sfiorando Novara senza entrarci"

(di Fabio Marri)

Non ho mai corso a Novara. Intendo, non sulle strade di Novara; perché sulle piste di hockey (quella scoperta, leggendaria, del Novara di Fontana e Olthoff pluriscudettato, e il palasport coperto) negli anni Settanta ero di casa come arbitro in divisa tutta bianca, agli ordini del Gran Capo, il novarese Console. Quanto alle corse su strada, seguii anni fa il dibattito sulle due maratonine allestite nella vostra citta', curiosamente, a una settimana di distanza, e mi venne la tentazione di farci un salto; poi non ne venne fuori niente. Ho corso le 42 di Vercelli, di Torino e di Ivrea, ho sfiorato la SS 11 al giro di boa della 42 di Cesano, ma Novara proprio zero.

Dunque non avrei nessun titolo per inserirmi sulla vostra eccellente testata (eccellente davvero! se fossi ancora responsabile di Podisti.Net, mi preoccuperei per il miglior nostro concorrente che sia nato negli ultimi anni), se non l'invito che mi e' stato rivolto. Chi non lo condivide, puo' tranquillamente passare ad altro, che gli ottimi articoli non mancano.
Chi resiste, si armi di santa pazienza a sentire il resoconto di un paio di mesi di vagabondaggi maratonici, cominciando da quel giorno di fine agosto quando, dopo aver scalato il Gran Paradiso, ho fatto sosta all'immancabile rifornimento di metano tra le risaie di Novara Est, dove da un anno all'altro coi gestori ci raccontiamo vicende di cani, di gatti, di auto, di figli. In quell'agosto c'eravamo poi tutti gasati col trionfo europeo di Baldini, cui vorrei aggiungere una notiziola che ha meritato solo pochi trafiletti di giornale: il raid podistico Macerata-Pechino, 12 mila km in 6 mesi, concluso ai primi di agosto da uno di noi, Ulderico Lambertucci, che i maratoneti dovrebbero conoscere, se non altro perche' qualche tempo fa, con 42 maratone in un anno, fu l'italiano che corse di piu' (e a livello delle 3 ore e 10, mica il penoso strascicarsi di certi suoi successori); e perche' piu' avanti e' stato a piedi da Loreto a Fatima, portando poi un cimelio direttamente al Papa. Sono imprese che possono sembrare anche maniacali, ma cui in questo caso riconoscerei il valore di una profonda testimonianza di fede.
Arrivato a casa nel tardo pomeriggio, senza perdere tempo mi sono buttato su una delle corsette emiliane serali politicamente colorate, dove ho re-incontrato (a proposito di primati) il mitico Govi anche lui reduce da un viaggio lontano, e pronto, tra un eh? eh? e una critica al suo rivale di primati Togni, a ricominciare le fatiche podistiche, che per lui sono un vero e proprio mestiere, e la cui soddisfazione, piu' che nel farle (perche' qualcuno mi dica che soddisfazione c'e' a fare per la ventesima volta la maratona, per dire, di Russi!), sta nel raccontarle ai giornali.
Tempo una decina di giorni, e sono ripassato approssimativamente dalle vostre parti (Sempione) per l'appuntamento ormai fisso con la Jungfrau Marathon di Interlaken: chi mi conosce sa che la metto ai vertici mondiali, e anche quest'anno qualcuno si era fidato, e' venuto e non se ne e' pentito (tra loro, quel famigerato podista che a dicembre scorso oso' vedere un celebre leader politico su un'auto anziche' con le scarpette a terra… e che malgrado le autorevoli smentite continua a prendersela con quei falzoni 'he ddihano 'he ll'a' fatta 'hutta sulle su' ggambe). Oltre tutto, quel 9 settembre su Interlaken c'e' stato il tempo piu' bello che ricordassi, e fin dai primi metri abbiamo ammirato i tre ghiacciai di Jungfrau, Eiger e Moench in tutta la loro imponenza.Vi consiglio di provarci: iscrivetevi prestino (febbraio), non pensate a fatiche sovrumane (fino al km 26 si corre alla grande, poi si alterna: calcolate un'ora - ora e un quarto in piu' rispetto ai vostri tempi sul pari), e se non vi piacera' pigliatevela pure con me, che ogni anno dico che e' l'ultima volta poi ci ricasco sempre! State anche cosi' vicini, che potreste arrivare anche la mattina stessa della gara e ritirare il pettorale senza problemi ne' sovrapprezzi (in Italia non e' sempre cosi'…).
Una settimana dopo, tanto per provare, sono ancora in Svizzera, alla prima 30 km di Lugano: un lungolago con qualche saliscendi, col solo scopo di rifinire la pseudo-preparazione in vista della domenica successiva 24. Questa volta, dalle vostre parti (almeno, amministrativamente sotto il segno della Mercedes): maratona di Torino. Citta' che non amo, maratona evitata dal '93 quando la corsi nella disorganizzazione piu' completa; ma, diceva Ulisse dantesco, non vogliate negar l'esperienza…I torinesi, alla faccia di Luca C. di M., di Moggi e di Lapo, di capolavori come la Duna e la Stilo, di Pairetto e della fiaccola olimpica, hanno saputo lavorare bene, e questa maratona, sia pure attestata su partecipazioni da grosso paesone piuttosto che da metropoli, mi e' sembrata eccellente in quei parametri che interessano a noi (cui non importano ne' i tempi record ne' le presenze keniane ne' le dirette TV, sulle quali invece gli organizzatori italiani puntano): percorso ben misurato, chiuso al traffico, persino un certo calore di pubblico nelle periferie (ma i soliti insulti in centro), ottimi spogliatoi, docce e massaggi, buone convenzioni alberghiere, ristoro finale e pasta party d'alto livello. In piu', l'incontro casuale con un torinese purosangue (sebbene collaboratore fisso della rivista a stelle e strisce di Marchei) mi ha permesso di fare una quindicina di km tra i versi di Gozzano: "se 'l Cont ai ciapa ai rangia per le rime… - Ch'al staga ciuto - 'l caso a l'è stupendo!". Peccato che l'anno prossimo Torino voglia tornare ad aprile, rimettendosi in concorrenza con Londra, Boston, Padova ecc., perfino la Vercelli organizzata da 'dissidenti' torinesi!
Rientro a casa, ci sarebbero tutti i presupposti per mettersi a riposo, fare scarico ecc.; ma al successivo venerdi' sera arriva una specie di nostalgia per la quale mi iscrivo alla Bologna-Zocca, 48 km, del 1° ottobre. Teoricamente, si potrebbero fare anche i 13, i 21, i 32: ma in questi casi il mio motto è "o tutto o niente", e dunque 48 siano, salendo da 50 a 700 metri con l'onore di dispensare consigli nientemeno che all'ultramaratoneta e pluriprimatista Antonio Mazzeo, qui all'esordio. Vabbe', finisco 55° su 106, non vinco un bel niente ma il pasta party conclusivo vale da solo i 5 euro dell'iscrizione, non vi pare abbastanza?
Bene, lo scarico lo faccio nelle settimane dopo, limitandomi ai 21 km del campionato provinciale modenese di maratonina, poi ai 9 del campionato nazionale universitario di podismo a Perugia (e chi si lamenta di disguidi organizzativi doveva venire qui, dove le premiazioni sono state sospese tra le proteste perche' avevano sbagliato… il primo, mettendo al suo posto uno che pare non avesse nemmeno corso!).
E si parte per l'ultima avventura, la 8^ Dresden Marathon, in una citta' bellissima che considero quasi (come tutta la Germania) la mia seconda patria. Rispetto alle grandi maratone tedesche (Berlino l'inarrivabile, poi Francoforte, Amburgo, Colonia, Monaco) e' una gara da serie B, con "soli" 1500 arrivati (e altrettanti nella mezza, e ancora nella 10 km): ma avercene di serie B cosi' in Italia! Non vi dico del traffico, perche' quella e' la condizione sine qua non; anzi, in Germania (come anche a Torino 2006) e' vietata anche la sosta delle auto sul tracciato della maratona. Persino il giro dei tram viene deviato durante la gara; e noi podisti siamo indirizzati, tra l'una e l'altra riva del fiume Elba, tra i monumenti piu' famosi, i ponti storici, ma anche nelle periferie piu' pulite, tra viali alberati e parchi spaziosi.
Un cambiamento colossale anche rispetto alla prima volta cheero stato a Dresda, nel '93, trovandomi davanti uno spettrale avanzo del regime teste' imploso: muri neri di fuliggine, odor di carbone come se fossero accese migliaia di grigliate, palazzoni a 8 piani senza ascensore costellati da scritte come "Ihre Armut koetzt mich an" (la vostra miseria mi fa vomitare), stanze tappezzate di linoleum, niente metano ma un gas-citta' che faceva una fiamma verde, cortili fangosi in cui stendere la biancheria, sferraglianti tram di fabbricazione cecoslovacca, strade piene di buche e di auto Trabant, le Pappenwagen (macchine di cartone) a due tempi dalla velocita' max 90 all'ora, ma su quelle strade 40 erano gia' troppi…
Adesso, la maratona passa sotto la nuovissima fabbrica Volkswagen dove si produce il Phaeton, i bus e i tram sono dotati tutti di un monitor che avverte sulle prossime fermate e le coincidenze possibili, l'aeroporto e' nuovo e ci si arriva in 22 minuti su una metropolitana costruita da pochi anni, con prezzo di un biglietto urbano (a Bologna abbiamo un lentissimo bus che costa 5 euro), il centro e' pieno di supermercati, ristoranti, cinema multisala, i palazzoni all'amianto sono stati in parte abbattuti, in parte restaurati, colorati, allacciati al metano, trasformati in alberghi o residence, dotati di parcheggi per le Opel o le Ford o le (poche) Fiat, di cortili erbosi e alberati; in due e due quattro e' stata creata una nuovissima, enorme biblioteca in zona universitaria, aperta fino a mezzanotte.
Quanto a noi corridori, ristori anche solidi (frutta e dolciumi) gia' dal 10° km; tra i liquidi si puo' scegliere acqua, idrosalini, coca cola, e al traguardo anche birra (analcolica) data senza risparmio. Il tutto per 35 euro d'iscrizione che noi stranieri possiamo pagare direttamente al ritiro pettorali, senza aggravi bancari o postali (gli svizzeri invece vogliono tutto e subito e per chi paga online mettono una sovrattassa di 3 euro!). La doccia e' la piu' calda che abbia mai sentito in 34 anni corse e … 200 maratone.
Si', perche' quella di Dresda, a conti fatti, e' stata la duecentesima faticaccia portata a termine dal sottoscritto (comprese 13 ultra). E voi novaresi, che avete pazientato fino a questo punto, siete i primi a saperlo.