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"Due maratone dal cuore della Vecchia Europa"(di Fabio Marri)
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Nel giro di tre settimane ho corso due maratone, quasi ai due estremi nord-sud del vecchio Impero asburgico di Maria Teresa e Cecco Beppe: la maratona di Linz (6. Omv Linz Donau Marathon, 15 aprile) e quella di Trieste (8^ Maratona d'Europa, 6 maggio). Due gare confrontabili, anche come tipologia di percorso: la prima parte in prevalenza extra-urbana, la seconda in città (due città dalle dimensioni all'incirca uguali); due gare che non si collocano ai primi posti, come partecipazione, nei rispettivi paesi, ma che nel 2007 sono cresciute, arrivando entrambe a sfiorare i mille partecipanti individuali alla maratona (che, nell'uno e nell'altro caso, era solo il più lungo dei percorsi offerti). Dunque, Linz: iscrizioni a 40 euro fino a due mesi prima dell'evento, poi con maggiorazioni di 5 euro ogni mese, e possibili fino al giorno prima per 60 (la mezza partiva da 20 per arrivare ai 40 della vigilia); più l'obbligatorietà del Championchip, che a noi italiani secca sempre perché - pigri e avari - non ne abbiamo ancora acquistato uno, e ogni volta che corriamo all'estero dobbiamo rimetterci il noleggio (qui di 3 euro). C'è perfino chi tra noi ha rinunciato al chip (no chip no time!) perché tanto gli basta il responso del suo cronometro (e qualche giornalista amico che, sulla fiducia, infilerà il suo nome delle rituali celebrazioni)! Pacco gara, come usa all'estero, spartano (caratterizzante sara' la maglietta, data dopo l'arrivo, come la bella medaglia). Centro maratona in riva al Danubio, a 300 metri dalla piazza centrale dove si arriverà, e a 500 metri dalla partenza; disbrigo abbastanza veloce delle pratiche di ritiro pettorali, pasta party in salone panoramico; c'è tempo per visitare il museo del castello (ingresso gratis per podisti!) e per andare, secondo una consuetudine tipica dei paesi germanici ma che da noi non si fa, alla messa del maratoneta, officiata in una chiesa del centro da un prete cattolico, egli pure maratoneta e iscritto alla gara (finirà 33° in 2.52:24, quinto degli M 40!). Il reverendo incentra la sua predica sulle somiglianze tra corsa e spiritualita', esorta a fare come santa Teresa di Lisieux che aveva cura del suo fisico perche' l'anima e' contenta di stare dentro un corpo che sta bene, e inserisce tra i canti dei fedeli un poetico corale: "Possa la strada riunirci insieme, e il vento soffiare alle nostre spalle, benefica cada la pioggia sui nostri campi, e caldo splenda il sole sul tuo volto; possa la strada che tu percorri portarti sempre al traguardo, senza affanni e nelle mani di Dio". Partenza affollatissima, sul ponte della superstrada, nello stile del Verrazzano a New York: nella corsia di destra siamo noi maratoneti individuali e ben 500 staffettisti della maratona, divisa in 4 frazioni disuguali, tra i 6.6 e i 13.5 km, di modo che tutti trovino una distanza alla loro portata (e sono moltissime le scolaresche, ragazzi e ragazze di una dozzina d'anni o giu' di li', che corrono alla nostra pari, cosa che in Italia non si prende nemmeno in considerazione); sulla sinistra (separati da spartitraffico) sono i tremila della mezza; a seguire, i partecipanti alle corse minori. Dopo meno di un km i percorsi si dividono, e solo noi maratoneti siamo avviati lungo la riva sinistra del Danubio: su strada (ovviamente, senza l'ombra di un'auto, nemmeno in sosta) fin verso il km 10, dove avviene il primo cambio degli staffettisti (e le zone cambio sono sempre quelle piu' ricche d'entusiasmo), poi su una pista ciclopedonale nel tratto che ritorna verso il centro, e che a me ricorda molto l'Oberelbe Marathon di Dresda (e un pochino, se vogliamo, il tratto sul Mincio del Custoza, o sull'Adige di Verona: salvo che a Linz ci siamo solo noi podisti, senza bici o signore col cagnolino a intralciare). Tra il km 15 e il 20 siamo nella periferia nord della citta', su larghi viali alberati, con un discreto sostegno di pubblico, finche' un ponte ci fa riattraversare il Danubio, non lontano da quello che sara' l'arrivo. Passiamo tutto il centro in direzione sud fino ad arrivare, verso il 28, al tratto forse piu' duro della gara, con un paio di cavalcavia da fare per portarci nell'immenso parco del Wasserwald, che attraversiamo su asfalto, fino a tornare verso il km 35 sul lato opposto della strada percorsa nell'andata, con gli stessi ristori (cioccolatini e coca cola!) che funzionano nelle due direzioni (ma le inversioni accorciative di marcia, che in Italia avrebbero tentato qualcuno, specie dei cosiddetti supermaratoneti, sono impensabili, e comunque impedite dalla collocazione in punti strategici del rilevamento chip). Rieccoci nel centro storico, con un percorso un po' aggrovigliato ma segnalato sempre benissimo, transennato negli ultimi km e con discreta presenza di pubblico. Arrivo nella monumentale Hauptplatz, ristoro che offre anche la birra (analcoolica) e squisiti succhi di frutti di bosco, classifiche esposte quasi all'istante, giusto il tempo per noi di tornare al centro maratona a ritirare le borse e usufruire delle docce (caldissime sempre, e nemmeno troppo affollate) nella piscina adiacente. Per completezza, dico che i gestori della piscina non consentono pero' di tuffarsi in acqua, come accade normalmente nella vicina Germania (ad esempio a Monaco o Fuessen); sempre meglio comunque che a Vienna, dove non hai nemmeno gli spogliatoi ed e' molto se nel cortile trovi un rubinetto all'aperto (e a Roma non c'e' nemmeno il rubinetto). Insomma, una maratona non di primissimo piano, 'normale', ma di quella normalita' europea che in Italia si contrassegnerebbe come eccellenza. Avercene! Scendiamo allora verso lo sbocco marittimo dell'ex Impero, Trieste, gratificata quest'anno del campionato italiano per amatori. Qui avevo corso, nel 2000, la prima edizione della maratona, giudicando l'organizzazione tra le migliori d'Italia, e mi ero un po' stupito che i numeri non fossero cresciuti, fino all'avvilente quota di 282 arrivati del 2006, la meta' della concorrente Barchi-Fano. L'assegnazione del campionato ha fatto, quest'anno, piu' che triplicare gli iscritti (985), sebbene la corsa continui a sembrare un contorno, una "giunta con l'osso", rispetto alla maratonina (che alla fine contera' 2151 classificati) e alla classicissima popolare Bavisela, che fa il tutto esaurito a quota 7500 iscrizioni (e lo spettacolo dei bimbi e delle famiglie che corrono o passeggiano nella corsia a fianco, sul lungomare, sara' la cosa umanamente piu' bella della domenica). Cambiato ancora una volta il percorso, quest'anno si parte in salita, dal Castello di Duino, il che rende necessario un lungo viaggio sugli autobus dell'organizzazione (perfetti, salvo che si poteva partire un po' dopo delle 7, essendo il via fissato per le 9.15). Iscrizioni a 30 euro fissi, col 'trucco' che gli iscritti entro gennaio avranno la restituzione della quota (Treviso ha fatto scuola!); per la mezza si pagano invece 10 euro fino a tre mesi prima, 15 oltre, e senza restituzioni (le leggi di mercato dicono che gli sconti si fanno sui prodotti meno richiesti!). Chip della Winningtime senza cauzione, ma senza nessun vantaggio per chi ne possiede uno proprio (allora, dice il tipico maratoneta italico, chi me lo fa fare di comprarlo?). La domenica, dopo un'attesa troppo lunga in zona partenza (e senza troppi conforti di riparo per fortuna non piove ne' intrattenimento, e la miseria di 3 toilettes) si parte, su una strada piuttosto stretta che causa il rituale ingorgo al via (e, nella prassi dell'italian style, i secondi o minuti persi prima di passare sotto lo striscione non ci saranno scontati nelle classifiche). Il tracciato, nella prima meta', e' tra i piu' belli d'Italia: presto si vede il mare, verso il quale si scende dolcemente, col carducciano castello di Miramare come punto di riferimento, il promontorio di Muggia piu' oltre, e sullo sfondo virati in bluastro, Pirano e la punta di Salvore che non sono piu' nostri, e dove tanti dei nostri (viene in mente il padre di Lucio Gigliotti), in quanto italiani, non hanno trovato nemmeno una tomba. Vinciamo la tristezza con le scene di allegria infantile sull'altro lato della strada, all'ingresso in Trieste: un papa' tiene il manubrio del monopattino su cui stanno due bimbetti, il piu' piccolo non avra' tre anni e ride rumorosamente (per fortuna, Trieste non e' solo quella citta' di vecchi che dicono le statistiche). Ma la festa finisce presto: i "baviseli" e i mezzimaratoneti sono indirizzati al traguardo di piazza Unita', mentre noi stakanovisti siamo dirottati sulla destra, verso il porto vecchio, alquanto in sfacelo, e nel quale sopravvive l'imbarco per l'Albania. Addio spettacolo, comincia la gimcana di quasi 4 km tra container rugginosi (mica ci sara' qualche albanese dentro?), con un solo controllo chip alla mezza (in realta', un duecento metri oltre), e larghe possibilita' di taglio: e' vero, ci sono 3-4 sbandieratori, ma senza fogli e matite e poi, il luminoso esempio del nostro Capo del governo mostra che si puo' essere classificati in maratona anche saltando uno o due rilevamenti. Psicologicamente, quella di passare vicino al traguardo quando i maratoneti cominciano a essere stanchi non e' una gran trovata: gli incalliti come me guardano e passano (semmai, con una auto-rassicurazione del tipo: ma quelli sono solo dei "mezzi" podisti, non ragionar di lor!), ma i piu' fragili hanno grosse tentazioni, rafforzate dalla speranza (nel Belpaese si e' vista anche questa!) che ti daranno una classifica anche se tagli il traguardo della 21 col pettorale della 42. Speranza vana qui a Trieste 2007, forse per merito-colpa della Fidal e del campionato nazionale; ma il risultato finale sara' di oltre 300 ritiri, con un totale di arrivati di 663. E' vero che, nella guerra tra poveri, si e' superato di ben 13 unita' il risultato della concorrenza (dove era confluito il cosiddetto "circo Togni", esso pure in rotta interna), e che aveva perduto perfino lo speaker storico, oggi a Trieste: ma credo che siamo ai livelli piu' bassi, nella storia dei campionati italiani, dai tempi di Ambu o di quando Stefano Morselli mi batteva o Podisti.net era la testata-guida in Italia Succede cosi' che nella classifica non compaiano personaggi anche notissimi: come un massicio supermaratoneta bolognese, nel mirino di Govi perche' cinque giorni prima a Vercelli era partito un'ora prima (ma venendo classificato col tempo "di tutti"), e adesso costretto a partire regolare, ma missing in action (dice il supermaratoneta-lagunare-esperto in seduzioni corsaiole Boldrin, qui presente e arrivato: ma si no te xe bon de corere nel tempo masimo, state a casa!). Si rientra in citta' verso il 25, quando finalmente troviamo un po' di frutta ai ristori (per ora rigorosamente liquidi); purtroppo, la temperatura sta crescendo, e con lei cresce anche la temperatura dell'acqua nei bicchieri (dal 30 in poi, presso che imbevibile). Quanto agli spugnaggi, come nel resto dell'ex Impero per ragioni ecologiche non si distribuiscono spugne oltre le due presenti nel pacco-gara, ma esistono solo punti-acqua: peccato che a Trieste essi consistano in tinozze senza ricambio, e l'acqua originaria (quando ne rimane) si trasformi dopo meta' gara in un repellente liquido marroncino, anche perche' i podisti sono soliti immergerci le braccia sguazzandosi un po'. Ma non date la colpa ai podisti. Da un porto vecchio all'altro, ora nella zona est della citta', con un cavalcavia antipatico al km 29, un altro piu' dolce ma interminabile fatto avanti e indietro verso il 33-36, altri docks fuori uso con date dal 1932 al 1953, e noi podisti instradati su tre corsie parallele (ripassiamo negli stessi posti intorno ai km 27, 32 e 37: per fortuna, un chip al km 30 dovrebbe dissuadere i tagliatori). Non so se questo giro fosse proprio obbligato, o non si potesse andare una tantum lungo la baia di Muggia, oppure alzarsi un po' rispetto al lungomare (tra un cavalcavia e una rampetta collinare, preferisco la seconda, e mica ci sono piu' i titini che sparano, come mi raccontava la mia Maestra di queste parti!). Quando Dio o le nostre gambe permettono, si rientra in citta' (zona-ombra del Gps, che comunque indica una distanza superiore ai canonici 42.195); l'arrivo e' in uno scenario tra i piu' belli d'Italia; il ristoro e' cosi' cosi', ma previo scontrino si accede a un pasta-party (maccheroni e acqua; la birra costa 4 euro, la frutta non esiste). Per lo spogliatoio- doccia sono 400 metri zaino in spalla, al cui termine si scopre che i tre posti-doccia totali (per 3000 iscritti! vogliamo scherzare?) erogano un liquido piu' fresco dell'acqua degli ultimi rifornimenti. Ma in compenso la gara e' stata ripresa in diretta Rai, con Bragagna Monetti e Pizzolato, e perfino la "mula" Gabriella Fortuna la cui pesante cadenza friulana ti ispira tanta simpatia (ma ovviamente, quando arriviamo noi del quartierino, e' gia' andata a vedersi la partita dell'Udinese). Siamo alle solite: in Italia, quando si organizza una maratona "d'elite" (si fa per dire), ci si preoccupa prima di assicurarsi la presenza di Bragagna e Monetti con elicottero-rompiballe incorporato: se ne avanza, si mette qualche arancia o qualche doccia in piu'. Alle 15, mentre una lunga fila di questuanti attende il rimborso dei 30 euro, non sono ancora esposte le classifiche (il servizio sarebbe gestito dalla stessa ditta che curava Treviso; salvo che a Treviso ci arrivava all'istante un Sms col risultato, qui niente). Io le imparero' a sera da Novararunning, mentre sull'ex sito-leader trovo solo il tipico, sgrammaticato resoconto di un tale che si definisce "il parvenue" (dopo l'ubriacatura del "Magazine" per il Leader quadrispigoluto, che adesso ci si stia volgendo al suo Portavoce?). A tardivo compenso, la sera del lunedi' il sito della "Bavisela" offrira' i risultati singoli, corredati dalle foto dell'arrivo (in bassissima risoluzione: anche i venditori ufficiali devono campare!). Be', 285° assoluto, 12° di categoria su 42 arrivati, non e' malaccio. Ma soprattutto, come diceva San Paolo alla fine del suo viaggio terreno, ho conservato la fede: con qualche unghia in meno, ma tornero' presto in campo, appena piu' in la' di Novara... |