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Compagni d'allenamento

Quando pratico il trail running ho una compagna davvero inseparabile che si diverte con me senza risparmiarsi mai: gira attorno precedendomi di qualche decina di metri, si ferma ad aspettarmi, si lascia sorpassare e subito mi precede con le sue 4 gambe da ragazzina.

Si chiama Snickers, il mio Labrador di 3 anni, color cioccolato, uno fra i cani più cari che abbiamo mai avuto: le piace sdraiarsi sotto la mia scrivania in ufficio ed aspetta con pazienza per seguirmi quando mi prendo una pausa per il caffè. Sta benissimo nella nostra grande casa nel Connetticut, non è un cane d'appartamento, ma un trail-dog; correre trail infatti è la sua attività preferita.

Qualche anno fa avevamo Toby, un maschio di Labrador e Guinnes, un incrocio fra un golden ed uno springer; per molti anni hanno fatto da guardia alla nostra fattoria gironzolando nella nostra tenuta recintata di 2 acri. A volte Guinnes passava sotto la staccionata ed una volta aveva convinto anche Toby a seguirlo in una lunghissima gita a parecchie miglia di distanza. Quando tornarono la sera erano così stanchi che dormirono quasi ininterrottamente per 2 giorni.

Una volta lasciata la fattoria per una sistemazione più piccola divennero i miei cani da allenamento; correvamo per 3 o 5 miglia, Toby in testa, io a metà e Guinnes in fondo: erano lenti e molto spesso dovevo fermarmi ad aspettarli, specialmente se correvamo a lungo in collina.

Quando diventarono più vecchi persero ancora velocità ma conservarono caratteristiche splendide: quando corro il 90 percento della mia attenzione è per i sassi, le radici, il fango e solamente quando rallento posso apprezzare il colore delle foglie che cadono, l'argento di una cascata o della pioggia, il gorgoglio di un ruscello e il cinguettio degli uccellini. Anche in tarda età Toby e Guinnes riuscivano a correre e nel frattempo annusare le radici, il terreno come se fossero dei cercatori di mine, frugare fra i cespusgli. Dopo aver corso si annusavano il naso a vicenda come per raccontarsi una storia di sensazioni olfattive che l'uno dell'altro non conosceva.

Erano felici ed io mi appassionavo sempre più al trail running, cercavo strade che loro non conoscevano, mi capitava, a volte, di pensare in anticipo a qualche itinerario e a come si sarebbero comportati, incantati dalla bellezza della natura ancora incontaminata; le nostre uscite erano sempre più lunghe e spesso, prima di tornare, mi fermavo a giocare con loro saltando nel fango con salti e capriole; quando tornavo, mia moglie scrollava la testa nel vederci così sporchi e diceva "Eccoli i miei corridori".

Un giorno dell'agosto 1999 purtroppo tutto questo finì: avevo fatto sistemare i cani sul sedile posteriore della mia auto e avevamo raggiunto il punto di partenza per la nostra gita, in verità non molto distante da casa. Dopo essere partiti ed aver coperto circa mezzo miglio mi accorsi di avere Guinnes davanti a me, ma non Toby dietro: tornai sui miei passi e vedi Toby che era straiato "Stai bene?" Lui si alzò, spinse con forza i piedi ed iniziò a correre nuovamente. Dopo 2 minuti mi fermai ad aspettare, Toby era rimasto ancora indietro.

Cercai di farlo alzare facendo forza sul collare, quando lo lasciai andare, non fu in grando di rimanere alzato, respirava con difficoltà ed i suoi occhi erano appannati; lo presi in braccio, camminati, cercai di rianimarlo adagiandolo in una fontana di acqua fresca, ma perse conoscenza.

Forza non cedere!!! Gli buttai un po' di acqua, cercai di scuoterlo, ma non sembrava reagire, sapevo che aveva bisogno di un veterinario, lo ripresi in braccio e dopo aver corso alla jeep lo adagiai delicatemente. Guinnes, l'altro mio cane, aveva capito la situazione ed abbaiava con forza perchè non voleva rimanere solo, lo feci salire raggiungendolo in auto e ci avviammo di corsa per la strada sterrata: come presumevo non servì a nulla.

Il giorno dopo, quando ripartimmo, anche Toby si sentiva solo, dopo 11 anni di compagnia: rallentava continuamente e non aveva più quella energia di un tempo, non si fermava, ma era diventato lentissimo. Dopo pochissimo tempo si ammalò e mi ritrovai da solo nelle mie escursioni.

Non mi divertivo più, mi fermavo in cima alla collina e guardavo indietro: nessuno. Dopo qualche mese vidi un annuncio sul giornale: Labrador di 3 anni, color cioccolato, ha bisogno di una casa " Non esitai un istante e lo portai a casa.

Era un cane da appartemento, abituata a stare in cucina, a mangiare tanto ed a rimanere dietro una cancellata che chiudeva un piccolo spazio; le prime corse la intimidivano ma sapevo che era nata per correre e cacciare, i geni alla fine ebbero ragione delle abitudini.

Ora corriamo sempre assieme lungo i nostri percorsi di 5 miglia nel fango, la pioggia e la neve; come Toby e Guinnes è più veloce di me e forte di quanto io sia, impara sempre di più ad ogni uscita, ogni profumo, ogni suono. Rincorre i gabbiani sulle sponde del lago, gioca con gli scoiattoli e si ferma ad annusare i conigli selvatici e quando è fortunata qualche cervo. Mia moglie quando ci vede scrolla il capo "I miei atleti..." Ma credo sia orgogliosa e sono felice, ho un compagno d'allenamento ora: un giorno, sono sicuro, correremo con Toby e Guinnes ancora, ma, fino a quel momento, avrò sempre al mio fianco Snickers, la corsa trail ed il laghetto di Miller.

Bill Earl, scrittore freelance, vive con la moglie Gloria ed il cane Snickers a Middletown, Conn.

(curato da Marco Bertona - fonte RunnersWorld)