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Credo
che sia stato un ricordo che ho fisso nella mente a convincermi
di provare la Biella-Oropa: ero poco più che adolescente
quando seguii in televisione l'incredibile rimonta che fece Pantani
su questa salita dopo essersi dovuto fermare per un guasto meccanico
alla bici, e
quando con disarmante facilità arrivò in cima superando
ogni avversario.
Allora non potevo sapere nè capire che si trattava dell'inizio
della fine per Marco Pantani e che in un mondo malato come il
ciclismo, avrebbe pagato caro quell'affronto agli avversari.
Arrivo in macchina a Biella in orario, il viaggio è stato
lungo e caldo con temperature sopra i 30°, una leggera foschia
mi ha impedito di vedere le montagne fino a che non ci "sbatto
contro". Mi preparo e noto con stupore che ci sono iscritti
molti corridori, ben 300, notevole per una gara così faticosa
perchè tutta in salita, per giunta a fine luglio!
Si parte da piazza Vittorio Veneto, con un lungo rettilineo lastricato
e dai ricordi televisivi delle gare ciclistiche, so che anche
il finale sarà corso ancora su un tracciato lastricato
quasi pianeggiante del tutto simile.
In mezzo c'è la salita di 12 km, con 746 m di dislivello
che fa parte della storia del ciclismo e che anche nel 2007 è
stata affrontata nella cronoscalata del Giro d'Italia.
Subito dopo la partenza un folto gruppo di atleti marocchini si
porta avanti, con loro c'è anche il maratoneta Battelli
e appena defilato ci sono io; mi serve qualche minuto per carburare
e resto dietro a pochi metri in compagnia di Nasef.
La strada è fin da subito in leggero falsopiano, osservo
il passaggio al primo km in 3'18 e capisco che davanti stanno
facendo già sul serio; c'è El Hachimi che con una
ulteriore progressione prende il largo e stacca tutti mentre io
mi concentro sullo sforzo che mi serve
per chiudere il distacco con i più forti davanti.
Arriva presto un tratto duro, le pendenze sono già vicine
al 10% e riesco lentamente a staccare Nasef e chiudere sul gruppetto
formato da Battelli e due atleti marocchini, mentre il primo,
El Hachimi, ha circa 200 m di vantaggio.
Cerco di prendere fiato e capire come stanno gli avversari, non
è facile gestirsi perchè la pendenza continua a
cambiare e in alcuni tratti brevi pianeggianti ho l'impressione
che il primo davanti riesca a incrementare parecchio il suo vantaggio.
L'asfalto è ancora pieno di scritte dedicate a ciclisti,
parlano di Cunego, Di Luca, Pantani...e tanti altri che non conosco.
C'è anche molto tifo lungo i tornanti, molti passano acqua,
spugne o borracce, altri che abitano lungo la salita hanno aperto
l'irrigazione del prato e l' hanno deviata per rinfrescare noi
atleti.
E'chiaro come questa salita sia nel cuore della gente per ciò
che rappresenta nello sport e per l'importanza del Santuario di
Oropa.
Lentamente mi porto avanti a tirare il gruppetto col mio passo,
niente cambia se non le condizioni meteo, ovvero il caldo umido
presente alla partenza si attenua grazie a delle nuvole provvidenziali.
Siamo appena più allungati e non mi volto; a mala pena
vedo il primo davanti, il distacco si è fatto notevole
e per quanto manchi ancora metà gara dubito possa essere
ripreso.
Quando la salita torna su pendenze molto impegnative sento che
dietro mi stanno lasciando andare, forse semplicemente si gestiscono
meglio di me perchè conoscono la salita e 5 km ancora dal
traguardo non sono uno scherzo, ma non ho alternative; continuo
con il ritmo più alto che possa tenere, sono molto affaticato
e davanti solo in alcuni tornanti riesco a vedere El Hachimi.
Penso a consolidare il secondo posto, non è uno scherzo
perchè le gambe non spingono come vorrei e ho l'impressione
di correre male, inoltre mi spiace non poter raggiungere l'atleta
in testa perchè in passato riuscii a batterlo in salita,
anche se per una sola volta.
Arriva un nuovo tratto molto impegnativo e vedo davanti El Hachimi,
anche lui è in difficoltà e ha rallentato un po';
capisco di aver recuperato qualcosa e mi dicono che il distacco
è solo mezzo minuto, però raggiungerlo mi è
impossibile e penso intensamente che merita lui
la vittoria.
Mi volto e c'è il vuoto, sembra un vantaggio rassicurante
e continuo a spingere per come posso; sento delle campane suonate
da tanti, in effetti manca circa 1 km al traguardo e potrebbe
essere il pubblico all'arrivo...ma no, sono semplicemente delle
mucche che pascolano su un prato...non posso fare a meno di ridere
mentalmente di me, delle mie residue energie, di quanto sono esaurito!
Poco dopo il cartello del 12° km appare improvvisamente il
Santuario, immenso, le immagini non rendono giustizia di quanto
sia imponente, incastonato tra queste cime, luogo sacro e immutato
lì da secoli.
Che gioia arrivarci.
Vince El Hachimi con il nuovo record della gara, 47'56 mentre
io secondo fermo il cronometro con un sorprendente 48'31.
Arrivano in volata i due atleti del Marocco, Racchi e Achab, con
cui ho corso gran parte della salita ed entrambi finiscono al
di sotto del tempo di 49'34 che rappresentava il record della
gara.
Quinto giunge Battelli, reduce da un mese con molte gare e successi
in montagna, la vittoria alla Traslaval e il secondo posto alla
Bormio-Stelvio.
Faccio appena in tempo a cambiarmi e passare dal ristoro che iniziano
a cadere le prime gocce, poi poco dopo arriva un temporale che
rinfresca l'aria e ci si rifugia tutti sotto ai portici del Santuario,
protetti da un diluvio inaspettato.
Lì ci si ritrova tutti un po' infreddoliti, parlo volentieri
con amici che vengono dalla Brianza, corridori che di vista ormai
conosco ed è molto bello aspettare insieme le premiazioni
mentre il sole tramonta e la pioggia si calma.
Molti mi chiedono, dato che vivo a Pavia, dove vada ad allenarmi
in salita...già, dove? Bella domanda!
Ognuno racconta come ha vissuto questa gara, le aspettative e
le sorprese.
Le classifiche e le premiazioni si fanno aspettare ma c'è
un bel clima familiare tipico nel mondo del podismo, che ogni
volta un po' sorprende. Certo al ciclismo d'alti livelli manca
questa atmosfera serena che unisce i primi agli ultimi, con estrema
semplicità. E penso per un attimo a chi, pur avendo trionfato
qui a Oropa, oggi non c'è più.
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