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"21.07.07 Biella-Oropa ricordando Pantani"
(by Tommaso Vaccina C.U.S Pavia)
 

Credo che sia stato un ricordo che ho fisso nella mente a convincermi di provare la Biella-Oropa: ero poco più che adolescente quando seguii in televisione l'incredibile rimonta che fece Pantani su questa salita dopo essersi dovuto fermare per un guasto meccanico alla bici, e
quando con disarmante facilità arrivò in cima superando ogni avversario.
Allora non potevo sapere nè capire che si trattava dell'inizio della fine per Marco Pantani e che in un mondo malato come il ciclismo, avrebbe pagato caro quell'affronto agli avversari.
Arrivo in macchina a Biella in orario, il viaggio è stato lungo e caldo con temperature sopra i 30°, una leggera foschia mi ha impedito di vedere le montagne fino a che non ci "sbatto contro". Mi preparo e noto con stupore che ci sono iscritti molti corridori, ben 300, notevole per una gara così faticosa perchè tutta in salita, per giunta a fine luglio!
Si parte da piazza Vittorio Veneto, con un lungo rettilineo lastricato e dai ricordi televisivi delle gare ciclistiche, so che anche il finale sarà corso ancora su un tracciato lastricato quasi pianeggiante del tutto simile.
In mezzo c'è la salita di 12 km, con 746 m di dislivello che fa parte della storia del ciclismo e che anche nel 2007 è stata affrontata nella cronoscalata del Giro d'Italia.
Subito dopo la partenza un folto gruppo di atleti marocchini si porta avanti, con loro c'è anche il maratoneta Battelli e appena defilato ci sono io; mi serve qualche minuto per carburare e resto dietro a pochi metri in compagnia di Nasef.
La strada è fin da subito in leggero falsopiano, osservo il passaggio al primo km in 3'18 e capisco che davanti stanno facendo già sul serio; c'è El Hachimi che con una ulteriore progressione prende il largo e stacca tutti mentre io mi concentro sullo sforzo che mi serve
per chiudere il distacco con i più forti davanti.
Arriva presto un tratto duro, le pendenze sono già vicine al 10% e riesco lentamente a staccare Nasef e chiudere sul gruppetto formato da Battelli e due atleti marocchini, mentre il primo, El Hachimi, ha circa 200 m di vantaggio.
Cerco di prendere fiato e capire come stanno gli avversari, non è facile gestirsi perchè la pendenza continua a cambiare e in alcuni tratti brevi pianeggianti ho l'impressione che il primo davanti riesca a incrementare parecchio il suo vantaggio.
L'asfalto è ancora pieno di scritte dedicate a ciclisti, parlano di Cunego, Di Luca, Pantani...e tanti altri che non conosco.
C'è anche molto tifo lungo i tornanti, molti passano acqua, spugne o borracce, altri che abitano lungo la salita hanno aperto l'irrigazione del prato e l' hanno deviata per rinfrescare noi atleti.
E'chiaro come questa salita sia nel cuore della gente per ciò che rappresenta nello sport e per l'importanza del Santuario di Oropa.
Lentamente mi porto avanti a tirare il gruppetto col mio passo, niente cambia se non le condizioni meteo, ovvero il caldo umido presente alla partenza si attenua grazie a delle nuvole provvidenziali.
Siamo appena più allungati e non mi volto; a mala pena vedo il primo davanti, il distacco si è fatto notevole e per quanto manchi ancora metà gara dubito possa essere ripreso.
Quando la salita torna su pendenze molto impegnative sento che dietro mi stanno lasciando andare, forse semplicemente si gestiscono meglio di me perchè conoscono la salita e 5 km ancora dal traguardo non sono uno scherzo, ma non ho alternative; continuo con il ritmo più alto che possa tenere, sono molto affaticato e davanti solo in alcuni tornanti riesco a vedere El Hachimi.
Penso a consolidare il secondo posto, non è uno scherzo perchè le gambe non spingono come vorrei e ho l'impressione di correre male, inoltre mi spiace non poter raggiungere l'atleta in testa perchè in passato riuscii a batterlo in salita, anche se per una sola volta.
Arriva un nuovo tratto molto impegnativo e vedo davanti El Hachimi, anche lui è in difficoltà e ha rallentato un po'; capisco di aver recuperato qualcosa e mi dicono che il distacco è solo mezzo minuto, però raggiungerlo mi è impossibile e penso intensamente che merita lui
la vittoria.
Mi volto e c'è il vuoto, sembra un vantaggio rassicurante e continuo a spingere per come posso; sento delle campane suonate da tanti, in effetti manca circa 1 km al traguardo e potrebbe essere il pubblico all'arrivo...ma no, sono semplicemente delle mucche che pascolano su un prato...non posso fare a meno di ridere mentalmente di me, delle mie residue energie, di quanto sono esaurito!
Poco dopo il cartello del 12° km appare improvvisamente il Santuario, immenso, le immagini non rendono giustizia di quanto sia imponente, incastonato tra queste cime, luogo sacro e immutato lì da secoli.
Che gioia arrivarci.
Vince El Hachimi con il nuovo record della gara, 47'56 mentre io secondo fermo il cronometro con un sorprendente 48'31.
Arrivano in volata i due atleti del Marocco, Racchi e Achab, con cui ho corso gran parte della salita ed entrambi finiscono al di sotto del tempo di 49'34 che rappresentava il record della gara.
Quinto giunge Battelli, reduce da un mese con molte gare e successi in montagna, la vittoria alla Traslaval e il secondo posto alla Bormio-Stelvio.
Faccio appena in tempo a cambiarmi e passare dal ristoro che iniziano a cadere le prime gocce, poi poco dopo arriva un temporale che rinfresca l'aria e ci si rifugia tutti sotto ai portici del Santuario, protetti da un diluvio inaspettato.
Lì ci si ritrova tutti un po' infreddoliti, parlo volentieri con amici che vengono dalla Brianza, corridori che di vista ormai conosco ed è molto bello aspettare insieme le premiazioni mentre il sole tramonta e la pioggia si calma.
Molti mi chiedono, dato che vivo a Pavia, dove vada ad allenarmi in salita...già, dove? Bella domanda!
Ognuno racconta come ha vissuto questa gara, le aspettative e le sorprese.
Le classifiche e le premiazioni si fanno aspettare ma c'è un bel clima familiare tipico nel mondo del podismo, che ogni volta un po' sorprende. Certo al ciclismo d'alti livelli manca questa atmosfera serena che unisce i primi agli ultimi, con estrema semplicità. E penso per un attimo a chi, pur avendo trionfato qui a Oropa, oggi non c'è più.