29/30 agosto 2009
Monte
Bianco 2009: TDS (Sur les traces des Ducs de Savoie). Basta
così?
Novara
addio? In casa mia è il ritornello di ogni inizio estate,
quando si programmano le vacanze di agosto. Rimane sempre suggestiva
la gigantografia nellatrio dei miei due (allora) bambini,
ciascuno con un cagnolino neonato in braccio, fatta al distributore
di metano di Novara est, punto fisso di passaggio, ogni anno,
in direzione val dAosta. La contemplo e penso che si può
godere una goccia di felicità anche durante una sosta
anonima e accaldata, e continuarla a respirare per sempre, con
un sorriso di nostalgia.
Ma
ogni anno (specie adesso che i bambini, troppo cresciuti, veleggiano
per altri lidi) si propone il ritornello: della Val dAosta
conosciamo ogni sentiero e ogni panorama, non sarà il
caso di percorrere altre strade? Dal 2007, però, cè
una ragione in più che mi avvince alle Alpi occidentali:
lUltra Trail Mont Blanc, il massimo dellimpegno
fisico e del godimento sportivo. E vero che, dopo due
UTMB concluse su due tentativi, gli stimoli cominciavano a calare:
ma a farli risalire ha provveduto questanno linvenzione
di una terza gara, i 106,4 km Sulle tracce dei duchi di
Savoia, dalla classica partenza di Chamonix al traguardo
di Dolonne-Courmayeur, finora conosciuto solo come punto intermedio
di ristoro durante lUTMB lunga; ma ora raggiunto (qui
sta la novità principale) attraverso un percorso nuovo,
che solo nella parte iniziale ricalca la gara di 166 km, e sfiora
poi alcuni colli della massacrante Petite Trotte a Leon.
Ecco
allora il pretesto per ripassare da Novara e da Aosta anche
nelle vacanze 2009; di più, dato che tra le novità
della corsa cè la salita e discesa del Piccolo
S. Bernardo (da Bourg S. Maurice a Pré S. Didier, con
epicentro e punto di ristoro in La Thuile), in famiglia viene
lidea di stabilirsi per una ventina di giorni giusto a
La Thuile (la Porta Littoria del fascismo), così
da essere comodi e saggiare i sentieri
Ancor meglio, il
mercato dellaffitto immobiliare mi fa trovare un alloggio
addirittura a Buic, sul tracciato della gara, meno di un km
dopo il ristoro del km 90: così, mi dico, se avrò
bisogno di un letto per un sano riposo prima dellultima
ascesa, lavrò lì nei paraggi
Insomma,
la fatal Novara con la sua cupola dellAntonelli nello
scenario ormai prossimo del Rosa ce lha fatta pure questanno:
il prossimo, ci penseremo. Durante il soggiorno non è
raro imbattersi, sui sentieri, in giovanotti che corrono in
preparazione proprio del TDS: uno mi confessa la sua preoccupazione
per i cancelli, soprattutto quello che segue il Passeur de Pralognan,
punto più alto della gara (2567 m, con una ascesa di
600 metri in 6 km) dopo 56 km, e da percorrere (come impone
il regolamento) rigorosamente alla luce del giorno, per la sua
pericolosità. Ci danno circa 15 ore da Chamonix, con
6 colli e 3700 metri da scalare prima; e per aiutarci
ci fanno partire alle 5 di mattina, costringendoci cioè
a unora e mezzo di buio e freddo, tanto per
scaldarci.
Ma
insomma, si va: stabilito lultimo campo-base al solito,
squisito Hotel Aigle di Entreves, sotto limbocco del tunnel
del Bianco, al mattino di sabato 29 ci troviamo a Chamonix,
mentre la pioggia notturna miracolosamente cessa, e si susseguono
gli arrivi della CCC, cioè dei 98 km da Courmayeur, scattati
una ventina di ore prima.
La
prima quindicina di km ricalca quella classica, ma dopo i 1650
m del col de Voza la discesa è meno ripida, portandoci
solo ai 1170 m di S. Nicolas, dove è tempo di spegnere
le luci, togliersi gli abiti pesanti e rifocillarsi: io mi fermo
addirittura mezzora, col risultato di perdere ben 120 posizioni
(eravamo partiti in 632, arriveremo in 480). Ma ormai non rinuncio
a metter fieno in cascina, che so mi servirà poi. Sta
cominciando la salita più lunga e bella, al crinale del
Mont Joly, circa 13 km attestati tra i 2000 e i 2500 m di altitudine,
con punti da vertigine dove correre appare rischioso. A tratti
siamo in mezzo alle nuvole, evitando di arrostirci e patire
troppo la sete.
Dopo
una discesa al Col du Joly a 2000 m (secondo ristoro), comincia
unaltra serie di salite: tre colli in 12 km, e tra essi
il Bonhomme ben noto ai frequentatori dellUTMB, salvo
che stavolta lo percorriamo di giorno riuscendo a evitare la
maggior parte dei sassi e torrenti, e lo discendiamo per un
sentiero più pedalabile. Terzo grosso ristoro al km 51,
poi la fase terribile del Pralognan (luogo che storicamente
evoca incontri segreti nel 1956 tra Nenni e Saragat che avviarono
la fase del centro-sinistra) e del successivo col de la Forclaz:
quasi 800 m di salita intervallati da 400 di discesa. Ma non
è quella cosa terribile che si paventava: daccordo,
se metti male un piede potresti andar giù per un bel
po, ma basta stare attenti e tirar fiato ogni tanto. Nel
complesso ce la faccio in due ore, arrivando allesecrato
cancello con due ore e mezzo di margine sulla chiusura.
Adesso,
basta usare la testa e ci siamo.
Infatti:
discesa su Bourg S. Maurice (il punto più basso della
gara, 830 metri con una picchiata di 1540 dalla Forclaz), dove
fa un caldo tremendo; cena, per uscire dal tendone che fa buio
e occorre bardarsi come la notte precedente. E si attacca la
salita del S. Bernardo, naturalmente non sullasfalto ma
per la vecchia strada romana: 14 km a salire di 1350 metri,
9 a scendere, e specialmente in vetta (dove ci sono 3 gradi)
e nel tratto italiano il tracciato è rovinato, pieno
di ruscelli e buche.
A
La Thuile per me sono le 3 meno un quarto, oltre 4 ore di vantaggio
sulla chiusura; davanti a casa mia tiro dritto e affronto gli
ultimi 4 km di salita con la coscienza che è quasi fatta.
Lultima discesa, di oltre 7 km e 750 m di dislivello,
sarebbe anche corribile, se non fosse per il buio e la stanchezza:
dopo di che, lillusione diceva che avremmo percorso un
tranquillo lungofiume fino a Courmayeur, mentre il sadismo degli
organizzatori ci spinge ancora per sentieri, con un preventivo
di unora e mezzo per gli ultimi 5 km. Mi bastano 55 minuti
e chiudo in 26 ore, cinque in meno del tempo massimo, e con
circa 140 atleti (o eroi?) dietro me. Può andare.
Larrivo
è piuttosto anonimo, se confrontato allingresso
in Chamonix tra ali di folla; ma offre il vantaggio di avere
tutti i servizi, dalle docce al pasto, in pochi passi (mentre
dallaltra parte del Bianco gli arrivati devono sobbarcarsi
quasi un km supplementare per trovare i bagagli e cambiarsi).
La cosa indecente è il mancato rimborso della cauzione
chip (20 euro) versata al ritiro pettorale a Chamonix: le addette
ci dicono di aver esaurito i fondi, come se non fossero gli
stessi soldi che gli avevamo dati noi, rigorosamente in biglietti
da 20; e ci invitano a ritirarli a Chamonix (costo del pullman:
19 euro) o fare richiesta per posta. In Italia non saprebbero
far peggio.
Meno
di tre ore dopo arriva anche mia moglie, che così completa
in tre anni le tre diverse competitive dellUTMB. A me,
per ora, manca la CCC, per non dire della PTL a cui ogni anno
mi invitano. Chissà se Novara, Aosta e Chamonix mi rivedranno
ancora
.