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06.02.08
- Le previsioni meteo non avevano mentito. Fino all'ultimo ho sperato
che il Colonnello Giuliacci e ilmeteo.it avessero letto male i segni
del cielo, ma così non è stato: pioggia a catinelle
su San Vittore Olona e i suoi mulini nelle giornate che hanno preceduto
la gara.
Ho
sempre avuto una certa avversione per i percorsi fangosi: nella
collosa miscela di terriccio e acqua sono spesso sprofondate le
mie velleità di crossista, l'ultima volta nell'edizione 2007
del Cross del Parco a Monza (attenzione allora a chi dovrà
cimentarsi nella finale dei societari tra due settimane: si pronunci
una litania collettiva invocando la clemenza di Giove Pluvio!).
Ieri, durante la ricognizione del percorso, dapprima ho imprecato
tra me e me, poi è subentrata la rassegnazione dettata dal
buonsenso; d'altronde il fango è lì per me così
come per tutti gli altri atleti...
Mentre
portavo a termine il riscaldamento con i giovani compagni del team
Co-ver Mapei, rimuginavo su racconti quasi mitici di
cross del passato sentiti da qualche amatore sotto la doccia e mi
rendevo conto che pioggia, fango, freddo e difficoltà tecniche
sono gli elementi distintivi del cross. La Cinque Mulini del 2008
è stata una campestre con la C maiuscola, allora!
Non importa che mi ci siano voluti 30' solo per ripulire le scarpe,
ieri ho corso un vero cross: uno di quelli che mi rimarranno impressi
nella memoria e che racconterò con entusiasmo ai miei figli,
un'esperienza su cui ricamare racconti da spogliatoio a beneficio
di amatori che ne amplificheranno portata ed elementi d'interesse,
come fosse il vanto di una preda da parte di un cacciatore o di
un pescatore...
Grazie alla Cinque Mulini: non conta il fatto che su un percorso
asciutto la mia prestazione sarebbe stata migliore, non importa
che i signori Tadese e Kipchoge corressero agili e leggeri come
se sotto le loro scarpette ci fosse un nastro di asfalto, ho già
dimenticato la fatica immane con cui ho portato le gambette al traguardo,
ho già rimosso da polpacci, braccia e capelli gli schizzi
e le incrostazioni di fango.
Infine
a dire la verità la gara è andata comunque
bene: 26° tra gli assoluti correndo sullo stesso livello di
gente come Pedotti Massaud, Turroni, Sanna, Licciardi...
E pensare
che fino al 10 gennaio ero praticamente fermo, dopo un infortunio
nella Maratona di Milano... Beh, devo fare i complimenti ai miei
compagni in Co-ver Mapei, specialmente al migliore del drappello,
Luca Tocco, che correva in casa essendo sanvittorese di origini
(anagrafiche e societarie) e residenza. Prima della gara s'ipotizzava
scherzosamente che nottetempo fosse uscito di casa per allagare
il percorso! Devo anche ringraziare Mauro e Severino Bernardini
che si sono presi cura del mio infortunio presso le strutture di
Fisiodelta a Domodossola; senza il loro aiuto forse sarei ancora
a casa sul sofà a smaltire la maratona...
Mi si conceda anche una nota critica nei confronti del cross sanvittorese:
il fango è fango e il letame è letame, non facciamo
confusione! Si poteva evitare tracciando il percorso
una pozza di escrementi di bovino/equino in cui, nostro malgrado,
noi atleti abbiamo affondato i piedi... Lasciamo che nel letame
razzolino liete galline e non che vi sguazzino affaticati podisti:
e se qualcuno avesse avuto la sventura di cascare proprio lì?
Ahinoi... Sono sicuro che la critica verrà colta in senso
costruttivo, come dev'essere.
In
chiusura un invito agli organizzatori e ai cittadini sanvittoresi:
di mulino c'è rimasto il solo Meraviglia; facciamo
sì che almeno il giorno della kermesse podistica sia in perfetto
ordine e che sia l'attrazione anche turistica che merita di essere
in occasione della gara!
Arrivederci
al 2009!
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