De
curvilinearitate - Ivrea Cross Country
(di
Tito Tiberti)
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Mi
permetto di scimmiottare il latino, ricorrendo al maccheronico,
per introdurre il lettore ad una breve cronaca del Cross
svoltosi a Ivrea (TO) in data 24 febbraio e valevole come
prova per l'assegnazione degli allori regionali individuali.
Il
clima ha favorito l'organizzazione risparmiando a tutti
fango e pioggia: il percorso era asciutto, tanto da indurre
alcuni a correre con scarpe da strada in vece delle classiche
calzature chiodate. Quelli che possono recriminare contro
le bizze del cielo sono i master, protagonisti delle prove
mattutine avvolte in una nebbia degna della periferia meridionale
milanese.
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Torno al tema del titolo (scherzoso): la curvilinearità.
Il percorso del cross, disegnato su due possibili giri (uno corto
da 500 metri e uno lungo da 1500 metri), presentava una peculiarità
rara: una successione di curve e inversioni repentine di marcia
che mai avevo incontrato in una competizione di livello! Nel giro
corto (vado a memoria, potrei sbagliare per difetto...) si contavano
4 curve (2 a dx, 1 inversione a sx e 1 a dx), nel giro lungo se
ne "pennellavano" ben 19 (3 a dx, 7 a sx, 5 inversioni
a dx e 4 a sx). Promesse e seniores uomini nei 10km della loro
gara (la mia, ndr) hanno percorso 2 giri corti e 6 lunghi, tracciando
la bellezza di 122 curve (di cui 58 inversioni di direzione!).
Per la statistica significa che tra una curva e l'altra c'erano
mediamente 81 metri, come in una gara sulle siepi tra una barriera
e l'altra. Inoltre, per rafforzare la somiglianza ad una gara
con siepi i pochi rettilinei erano spezzati da ostacolini artificiali
(piccole balle di fieno, alte circa 40 centimetri).
Devo
dire che la fatica è stata tanta, il percorso così
muscolare ha davvero esaurito il glicogeno nelle cosce degli atleti,
portando la curva dell'acido lattico (la 123^ curva della gara!)
nella sua fase di crescita esponenziale...
Il
tracciato pianeggiante e il terreno secco hanno comunque permesso
agli atleti di esprimere buone velocità di percorrenza,
ma sacrificare un cross come quello di Ivrea negli spazi ridotti
di un campo di atletica gli ha tolto un po' di fascino: è
vero che la IAAF raccomanda di non introdurre lunghe parti rettilinee
nelle corse campestri, ma la tortuosità di Ivrea era davvero
eccessiva. E se avesse piovuto? Nel fango sarebbe stata una gara
tra acrobati! Chi non fosse caduto, avrebbe vinto... Il problema
è che ad infortunarsi - in quelle condizioni - ci sarebbe
voluto davvero poco.
Per il resto, ottima impressione hanno destato le incontrastate
Roffino e Finielli, che hanno avuto vita facile rispettivamente
tra le juniores e le promesse/seniores femminili.
La
gara più qualificata è stata sicuramente quella
promesse/seniores maschile con i primi 7 posti occupati da atleti
di qualità; nell'ordine e con distacchi ridotti: Bernard
Dematteis (Valle Varaita, 21* a Monza nella finale nazionale dei
CdS), Turroni (Co-ver Mapei, dominatore dei cross piemontesi in
questa prima parte di stagione), Brignone (Atl. Saluzzo, 24* a
Monza), Stola (Runners Team 99, 23* a Monza), Crepaldi (Co-ver
Mapei, ex-carabinieri che non abbisogna presentazione), Tiberti
(Co-ver Mapei, 1h06' in maratonina solo 2 settimane orsono), Tocco
(Co-ver Mapei, 22* a Monza nel cross corto)...
Si consolino gli organizzatori: a mio parere sono stati bravi;
sarebbero stati bravissimi se avessero regalato spazi un po' più
ampi ai crossisti.
Alla
prossima!
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