Storia di
una quattrocentista. Amanfu Jens Yao
(fonte Luigi Esposito)

(fotografia fornitaci da Luigi Esposito)
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Se vuoi conoscere veramente una persona, guardala nei suoi occhi,
forse potrai arrivare a vedere il suo cuore. Jens Amanfu è
stato uno dei primi ragazzi di colore a trasferirsi a Modena. Nato
in Ghana il 20 novembre 1980 in una cittadina chiamata Ho Bankoe,
si ritrovò catapultato giovanissimo in un mondo per lui sconosciuto,
dove la sua determinazione lo portò a fare cose che pochi altri
si sarebbero sognati di fare.
Il suo cuore, un cuore d'atleta, porta un peso, che è quasi
un rancore, un fardello fatto di tempo non di materia, costituito
da 68 centesimi di secondo che lo dividono dai suoi sogni. Figlio
d'operai, suo padre Joe Amanfu fa il saldatore in fabbrica, mentre
sua madre Hariette, lavora in una fabbrica di ceramica. |
Jens inizia ad integrarsi nella realtà modenese grazie alla scuola,
il suo primo insegnante alle elementari è Arturo Ghinelli, che
nota in quel ragazzo una grande determinazione e lo aiuta a perfezionarsi,
poi alle superiori Jens sì diploma all'istituto Corni, dove il
suo professore d'educazione fisica, Giuseppe Mestucci, lo spinge a praticare
l'atletica leggera, in seguito segue uno stage di sei mesi alla Coop Bilanciai
di Campogalliano per neo diplomati, viene assunto, ed inizia a lavorare.
Per realizzare il suo sogno fatica duro dividendosi tra le canoniche otto
ore della fabbrica e i pesantissimi allenamenti su pista, tutto questo
senza mai perdere di vista il suo sogno e senza perdere di vista la realtà.
Nel Giugno 2002 diventa cittadino italiano, poche settimane dopo veste
la prima maglia della nazionale italiana in un meeting under 21, dove
nella sua specialità, i 400 metri piani, conquista la medaglia
d'argento ed il suo nuovo record sia sociale che personale, correndo in
46"90, era il 28 luglio 2002, da questa data Jens inizia a diventare
un simbolo sia per l'antica società modenese per cui difende i
colori, La Fratellanza 1874 Modena, e sia per la comunità ghanese
residente sotto l'ombra della Ghirlandina. Nel 2003 veste la maglia dell'Italia
nella staffetta 4x400 nella prestigiosa Coppa Europa di Firenze, poi è
una continua escalation che lo porta ad essere uno dei papabili per le
Olimpiadi, ma quanto è difficile continuare a sognare rimanendo
con i piedi piantati in officina, abbiamo provato a chiederglielo.
Jens cosa ti rode dentro?
Una cosa semplice, competere con i più forti in Italia, essere
tra i favoriti, ma non avere nessuno che si muova per aiutarmi.
Come te lo spieghi?
Credo che i maggiori teams, quelli che ti possono far praticare l'atletica
da professionista, cioè le società militari, vogliano investire
in gente che va più piano di me per poi sperare che si migliorino,
dopo i miei primi successi speravo che qualche gruppo sportivo militare
si facesse avanti, ho avuto solo qualche promessa poi più niente.
Cosa credi che ti manchi?
Solo le Olimpiadi! Ho bisogno di fare un buon tempo per poter staccare
quel biglietto.
Che lavoro fai?
Lavoro nella Coop Bilanciai di Campogalliano, faccio imballaggi, mi trovo
abbastanza bene, ho iniziato a lavorare lì quasi per caso dopo
uno stage per neo diplomati.
Cosa significa per te integrarsi?
Spostarsi in un altro paese, fondamentalmente in un'altra cultura, e cercare
di apprendere le cose positive di questa integrandole con il bagaglio
culturale che ci appartiene, ampliando così la propria visione
di vita.
Quando sei in gara cosa pensi dei tuoi avversari?
L'invidio tantissimo per il fatto che si allenano da professionisti senza
dover lavorare, come me che faccio l'operaio, facendo in pratica i miei
stessi risultati.
Come vedi il tuo futuro?
Lo vedo come adesso, diviso tra fabbrica e pista d'atletica, credo che
i prossimi due anni mi porteranno ad un bivio, dove deciderò se
smettere o diventare una stella dell'atletica.
Dalla tua attuale società sportiva cosa ti aspetti?
Fiducia! Mi hanno allevato e cresciuto, ma vorrei premiarli regalando
loro e specialmente al mio allenatore, Mario Romano, un record, magari
quello italiano.
Giudichi una cosa negativa il dover lavorare?
No! Il mio lavoro mi ha permesso d'essere autosufficiente, le mie otto
ore d'officina mi hanno permesso di correre i 400 metri in 46 e 68, sono
fiero di esserci riuscito nonostante il peso del lavoro!
L'ultima domanda è d'obbligo: quanto pensi di poter valere allenandoti
da professionista?
Di sicuro sotto quella fatidica soglia dei 46 secondi sul giro della morte,
(come sono chiamati i 400 metri.).
Quella di Jens è una storia fatta di lavoro e passione, con un
amore, quello per lo sport, che lo porta a crescere e a voler realizzare
anche l'impossibile, contro quel muro, spesso invisibile, fatto di un
niente, con quei 68 centesimi, che dividono un campione dai suoi sogni,
un sentimento di intensa umanità fatto di quella gloria umana,
troppo spesso dimenticata......
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