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I RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
 

Prefazione
Questi sono dei racconti di podismo vissuti da me in prima persona, non si tratta di "sentito dire" o voci di corridoio, ma di esperienze vissute in 31 anni di corse….non ci sono solo gare anche perché pure in allenamento a volte si vivono situazioni degne di essere ricordate ed è proprio questo lo scopo mio nel redigere queste note. Far rivivere a qualcuno queste mie esperienze e la speranza è che riesca anche qualche lettore a percepire ciò che stà alla base di ogni racconto, la passione sportiva, la voglia di correre e di essere ancora, in pantaloncini e maglietta, con un numero pettorale fissato, in gara…… Perché alla fine ciò che ci spinge in tanti sacrifici (allenamenti notturni nella nebbia, con la pioggia, in gelide serate invernali) è l'agonismo, la voglia di rimettersi in discussione ogni giorno, di cercare quel giorno di essere ancora una volta atleta…..Molte delle persone citate hanno smesso di correre da parecchio tempo, alcune senza neppure conoscere la realtà del podismo in tutte le sue forme, in questo senso mi sento fortunato, ho potuto correre parecchio e anche se pure io ho avuto anni di inattività parziale e a volte anche totale, alla fine ho ripreso le scarpette abbandonate e mi sono rimesso pantaloncini e maglietta per sfidare ancora una volta l'unico avversario che ho sempre considerato degno di massima fiducia nelle sue sentenze….alludo al cronometro, vero e indiscusso giudice mai condizionato e severissimo…..E agli atleti che leggono queste note posso dire che l'atletica, al contrario di quello che certi dicono, è una sola. Non è vero che conta solo quella fatta su pista, o quella delle categorie assolute, o le gare omologate o solo i risultati ufficiali…sono tutte frasi nate da gente che in fondo non ama profondamente il nostro sport e vuole costruire palizzate per nobilitare una parte dell'attività a scapito di altre…..Mi auguro di non annoiarvi e che almeno qualcuno dei racconti che leggerete vi diverta e vi trasmetta un po' della passione sportiva che mi ha animato nel vivere quelle esperienze. E per chiudere questo prologo un ultima considerazione, non è vero che solo andando forte si ha soddisfazione…..a volte dopo un periodo di inattività si ha un enorme gratificazione nello scoprire di essere di nuovo competitivi anche facendo un risultato che a tutta prima è modesto…..abituatevi a valutare le cose dal vostro punto di vista e a non lasciarvi fuorviare dai giudizi degli altri, spesso incompetenti o capaci solo di sentenziare ma che magari l'ultima corsa l'hanno fatta venti anni fa…..se l'hanno mai fatta. E per capire meglio ciò che voglio dire leggete questo primo racconto.

Una bugia e una realtà

Andavamo al mare in treno un sabato dell'estate 1976, eravamo alcuni amici e già ci vedevamo sulla spiaggia a cercare di abbordare ragazze….. La nostra meta era Vernazza nelle Cinque Terre dove anche l'anno prima ci eravamo trovati bene in tutti i sensi. E così mentre il treno affrontava la linea verso La Spezia ci venne in mente di parlare di atletica, correvamo le distanze di mezzofondo, e in quel periodo eravamo reduci da alcune gare proprio in Liguria. A Genova avevo fatto 54.0 sui 400 metri e il mio amico 54.3 e a Imperia avevamo corso invece gli 800 facendo i personali. Parlavamo di quei tempi e gare e avevamo notato due belle ragazze sedute nello stesso vagone che ci ascoltavano con attenzione. Altre persone nel vagone leggevano e quando arrivammo a una stazione ci passarono vicino guardandoci con ammirazione. Anche le due ragazze carine lo fecero e io dissi al mio amico che i nostri discorsi ci avevano guadagnato un ruolo come se fossimo stati atleti li livello internazionale. Dopo la vacanza tornammo sempre col treno e fù così che durante il viaggio al mio amico venne l'idea di parlare di atletica ma stavolta…cambiando un po' i termini dei nostri risultati…dalle gare regionali e locali a meeting prestigiosi e tempi di livello internazionale….così cominciammo a sparare frottole di ogni genere…..ma sembrava che a nessuno interessasse minimamente…..e così smettemmo il nostro giochino e capimmo una verità profonda……Se ci si trova di fronte a chi capisce e stima l'attività di uno sportivo agonista anche tempi modesti come i nostri diventano fonte di prestigio. Mentre invece di fronte a persone a cui lo sport non interessa o che lo vedono come uno spreco di tempo puoi anche vantarti di avere 44.0 sui 400 invece di 54.0 che non vieni minimamente considerato. In questo senso proprio quest'ultima proporzione mi da lo spunto per parlare di un altro episodio sull'ingnoranza sportiva di certi presunti esperti. Siamo sempre a metà anni settanta e un mio amico, lettore assiduo di giornali sportivi, appassionato di calcio ma che segue anche gli altri sport con interesse (ma scarsa competenza…) mi chiede quanto faccio sui 400 metri…..Io rispondo col mio personale, 54"0……e lui allora chiede ancora "ma quanto è il mondiale ?" All'epoca lo stesso era di 43"8 e lo riporto all'amico che ribatte "ma tu fai addirittura 10" secondi in più…." A parte che non ero precisamente un quattrocentista puro ma facevo questa distanza come specialità colleterale per le gare di mezzofondo veloce (800 e 1500) ma allora chiedo a questo sapientone…"e tu cosa credi di poter fare sui 400 metri ?"……lui dice che non facendo atletica non può rispondere alla domanda (anzi diciamo che quel tizio di sport non ne ha mai nessuno….salvo quello di commentare i risultati di altri con la lingua….lì sì è molto veloce) e allora aggiunto "quanta gente credi che in questo paese (eravamo in villeggiatura in un piccolo centro di 3500 abitanti nell'appennino ligure) possa essere oggi in grado di fare 54.0 sui 400 metri ?" E li cercai di spiegargli che a quel tempo (1976) nell'intera mia provincia (Alessandria) avevo solo 4 atleti con un tempo migliore del mio su questa mia "distanza non di parata" e che quindi, pur non essendo un risultato sensazionale, era pur degno di rispetto, soprattutto da parte di uno che non riusciva a fare a piedi neppure il tratto da casa sua al lavoro…..
Di elementi così ne ho incontrati diversi ma hanno tutti caratteristiche comuni, non hanno mai fatto veramente sport (o solo in maniera puramente esibizionistica….con maglie e indumenti sportivi firmati….ma senza pratica concreta…) e non sanno neppure cosa significhi correre 400 metri in una pista anche in 1'10" senza fermarsi, senza morire o senza vomitare ogni cosa che hanno nello stomaco…..E in questo senso ricordo un'altra situazione nata per caso ma di "sicuro effetto"…Era il 1974 e stavamo facendo allenamenti per una staffetta 4x400, non eravamo quattro veri quattrocentisti ma andavamo tutti sotto il minuto…..così il nostro allenatore ci fece fare un test in cui, alle 5 del pomeriggio su un arida pista di tennisolite corremmo la staffetta contro una squadra di allievi con tempi più modesti dei nostri (da 1.00 in su) Vincemmo la sfida ma in 4.03 e gli allievi ci misero in difficoltà finendo in 4.09…..ce ne disse di tutti i colori, che eravamo penosi e via di seguito…..poi aggiunse "se voglio vi batto tutti e quattro senza problemi…correrò da ultimo con gli allievi e vi batteremo"e così siccome era in maglietta e pantaloncini e con scarpe da podismo ci lanciò la sfida….avevamo tutti 18 anni e lui 35 ma vantava tempi rilevanti che anni dopo scoprii ben inferiori ai miei anche allora….ma all'epoca non lo sapevo e siccome lo stimavo come allenatore (aveva un notevole carisma e sapeva trasmettere la sua passione sportiva) non dubitavo delle sue qualità sportive. Facemmo così questa sfida…..e l'allenatore prese il posto dell'ultimo frazionista della squadra allievi. La responsabilità dell'ultima frazione venne data a me siccome ero il più resistente correndo abitualmente 800 e 1500…..e forse perché i compagni di squadra non volevano fare la figura di perdere dall'allenatore….. Lui si riscaldò poco, anzi quasi partì da freddo, con grande convinzione …..partimmo e alla terza frazione eravamo nettamente in testa, più o meno come il test precedente, con una decina di secondi di vantaggio. Ricevetti il testimone al compagno e sentii il cambio tra il terzo allievo e l'allenatore che partì fortissimo, tanto da recuperare il divario entro metà rettilineo…..ai 200 sembrava sul punto di passare me lo sentivo vicinissimo, scoprii solo dopo che lo sentivo persino più vicino di quanto non fosse realmente……cercavo di resistere al suo sorpasso che immaginavo imminente e misi in quella curva ogni energia, non volevo perdere senza combattere…..una volta entrato in rettilineo sentii le voci dei compagni che mi incitavano e il rumore delle scarpe dell'allenatore che battevano sulla pista…..ancora pochi metri……e finalmente tagliai il traguardo…..davanti……lo vidi giungere con un sufficiente distacco, più o meno avevo conservato il vantaggio e il tempo era finalmente sotto i 4'…3.56……avevo fatto la frazione in 58.0 circa……ma l'allenatore non potè commentare la prova perché non si fermò quasi nemmeno. Puntò decisamente verso i gabinetti dove poi scoprimmo aveva vomitato copiosamente…….Non ci redarguì più e la settimana dopo quando facemmo in gara 3.42 piazzandosi validamente nella gara dei campionati di società ci fece i complimenti……e poi si assentò…..verso i servizi…forse la sua memoria ricordava le sensazioni di quella sfida sulla 4x400…… Un ultimo episodio di ostentazione e millanteria mi riporta a un campo di calcio di periferia dove seguivo una gara di terza categoria in cui era impegnato un nostro amico. A bordo campo alcuni genitori dei ragazzi che giocavano nelle squadre giovanili e parlavano tra loro. Un signore corpulento notevolmente sovrappeso cominciò a pontificare e gli uscì la frase "quando io facevo atletica ad alto livello"…..Pur continuando a seguire la partita prestai maggiore attenzione a quel pachidermico signore, perché con quella mole mi sembrava al massimo un ex lanciatore, ma anche per quelle discipline ci vuole dinamicità e quel tizio non ne dimostrava molta… Continuò a parlare delle sue cognizioni sportive e disse che faceva mezzofondo ed era "tra i migliori della regione" Siccome conoscevo tutti gli atleti della mia zona ad un livello discreto degli ultimi 30 anni mi chiedevo se non venisse da altre città….ma pian piano riconobbi quella voce e quel modo di parlare e man mano che capii di chi si trattava facevo più fatica a trattenere un sorriso…..Finalmente gli venne da citare il suo paesino di origine e l'aver fatto una certa scuola e capii che era un mio coetaneo che aveva corso un paio d'anni da juniores…….
In effetti quel signore aveva fatto tre stagioni di attività ma non più di 15 corse però aveva cambiato ben tre società, a fine anno litigava sempre perché diceva che era colpa della società o dell'allenatore se lui non aveva raggiunto i suoi livelli….Si ritirava anche spesso, e un paio di volte lo fece nell'esatto momento in cui io lo aveva raggiunto, forse credeva così di cancellare la sconfitta……Era molto presuntuoso e convinto di poter diventare un campione, tanto che un giorno facendo un 10.000 in 35.54 disse che avrebbe puntato al record italiano juniores….che era oltre 4' inferiore al quel tempo…..
Lo sentivo dichiararsi tra i migliori atleti del Piemonte e che solo 2-3 in tutta la regione lo battevano, quelle signore lo guardavano e io credo che la sua mole un pochino lasciasse qualche dubbio sul suo occasionale pubblico…Non lo salutai, non mi era mai stato simpatico, neppure da giovane…..ma di lui ricordavo nitidamente un episodio….era il febbraio 1974 e la mia società mi aveva iscritto insieme a un altro atleta al Cross del Campaccio juniores…..lui era lì con la sua società, o meglio con suo paziente allenatore, unico atleta del sodalizio per cui correva…..Ci incontrammo nella stazione ferroviaria e ci guardò con ironia dicendo "siete anche voi qui ?" come a dire che non ne eravamo degni secondo la sua concezione…..l'anno prima aveva corso nella nostra società e se ne era andato insalutato ospite…..senza lasciare alcun rimpianto in dirigenti, tecnici e men che mai atleti……Ma siccome non gli bastava la frase già detta aggiunse "una società seria non iscriverebbe mai atleti come voi a una gara come questa….."…..Non abbiamo dato molto peso a questa frase di pura cattiveria e ci siamo riscaldati e poi abbiamo gareggiato…..Nella folla non l'ho più visto……e mi sono piazzato quel giorno 59° nella gara Juniores su circa 150 arrivati……il mio compagno era arrivato una ventina di posizioni dopo di me….andando verso la stazione lo abbiamo di nuovo incrociato mentre il suo allenatore era avanti a fare i biglietti……gli abbiamo chiesto come era andato e lui rispose che si era ritirato al primo giro perché non sentiva le sensazioni giuste……il mio amico fù più pronto di me a dirgli "ecco vedi una società seria non pagherebbe mai la trasferta a uno che poi si ritira dopo un km. di una campestre di 7 km."…….