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I
RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
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| le mie tre cinque mulini
.San Vittore Olona
.
La mia prima Cinque Mulini l'ho corsa a diciassette anni, correvo da
pochi mesi e le campestri erano state il mio esordio come mezzofondista.
Gare provinciali soprattutto con un'unica eccezionale, una prova regionale
per società disputata nella mia provincia dove mi ero piazzatod
ecimo juniores. Un traguardo che mi aveva dato motivazioni a impegnarmi
di più in allenamento. A fine marzo, nell'ennesima gara provinciale
in cui ero arrivato terzo mi arrivo la notizia, la domenica dopo ero stato
iscritto, con altri miei compagni, alla mitica Cinque Mulini di San Vittore
Olona. E la notizie era finita sul giornale locale tanto che a scuola
mi chiedevano notizie e per una settimana io mi sono sentito speciale
.
In effetti avevo una gran paura di non poter correre, che un raffreddore
o un altro intoppo mi impedisse la domenica dopo di essere la, in quei
prati di Lombardia, a correre quel cross visto qualche volta in TV. Mai
fui fortunato e riuscii ad allenarmi bene e a giungere alla gara in buona
forma. Ricordo la borsa fatta il giorno prima, la serata del sabato al
cinema preoccupato di non andare a casa troppo tardi, per non disperdere
energie. Il viaggio, in autostrada, con un compagno molto presuntuoso
a parlare di quel che avrebbe fatto. Ricordo soprattutto l'atmosfera di
quel paese, piena di cartelli e simboli che ricordavano la gara, la Cinque
Mulini. Ricordo un curioso episodio di quando siamo andati a ritirare
i numeri, davanti a me avevo un certo Bertolin, un siepista di buon valore
che però non era stato iscritto dalla società e non veniva
fatto entrare, chi sorvegliava l'ammissione allo stadio dove la gara sarebbe
partita la corsa non lo conosceva. Invece io, regolarmente iscritto, passai
e quel momento mi fece passare avanti a un atleta ben più titolato
che fuori si arrabbiava per la presunta ingiustizia subita
. Ci cambiammo
in uno spogliatoio molto vuoto, pochi attaccapanni e zero atleti, entro
un toscano e si mise a chiacchierare. Anche lui stemperava la tensione
parlando come facevo io allora e faccio ancora adesso, quasi trent'anni
dopo. Cambiati ci mettemmo le tute nuove, appena consegnate, facevamo
allora un figurone
avevano il nome della società ricamato
a mano in bianco su fondo nero
.sembravamo tre neozelandesi e i ragazzi
ci chiesero subito gli autografi, non avevo mai fatto autografi e mi sentivo
anche li un atleta importante. Si scaldavano i campioni che avrebbero
corso più tardi, la nostra gara era la prima, poi toccava alle
donne e poi ai campioni. Ma nel riscaldamento incrociavamo Shorter, Arese,
Haro
.nomi che avevamo solo letto su Atletica Leggera
Intorno
gente, tanta gente a guardarci ammirata, in quel freddo mattino di fine
marzo, in quella campagna lombarda
Il primo aspetto sgradevole di
quella magica giornata fù l'Olona, fiume multicolore e maleodorante
che nelle tre edizioni della corsa che ho fatto non ho mai visto di un
solo colore e non ho mai visto assomigliante un fiume
.. Ma era niente,
passavamo dentro ai mulini, nelle aie, sotto i porticati, nei passaggi
in legno
in un turbine di odori tra spirito canforato, sifcamina
e altri
il percorso era tracciato con trucioli di legno e carta,
come si usava fare allora
.ricordo che mi diedero un questionario
da compilare di una rivista, risposi alle varie domande poi lo misi in
una tasca della borsa, l'avrei consegnato dopo
..La gara stava per
partire e facevamo gli allunghi. Fu la prima volta che capii la differenza
tra un campione e un presuntuoso. I primi non avevano difficoltà
a parlare con noi atleti non famosi, Shorter era campione olimpico di
maratona in carica ma scherzo con noi su un curioso giudice. Bedford invece
si dava tante arie da risultare davvero antipatico. Akii Bua che era lì
solo per il nome e avrebbe fatto solo un giro coi primi (correva i 400
hs ed era campione olimpico) aveva uno sguardo curioso per quell'ambiente
così diverso. |