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I
RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
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Campionati studenteschi
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| Un appuntamento particolare della stagione agonistica
erano un tempo i campionati studenteschi, divisi in varie fasi. Si cominciava
con la gara di istituto, poi quella provinciale e poi chi ci riusciva arrivava
alla regionale. Erano gare che hanno cambiato spesso formula e distanze,
forse alla ricerca di un ideale mai raggiunto e per chi le faceva qualche
anno fa erano spesso anche un ottima scusa per saltare la lezione a scuola.
La parte iniziale era la gara d'istituto che il professore di ginnastica
indiceva di solito a inizio aprile. Io non facevo ancora atletica e mi iscrissi
ai mille metri, distanza che allora si correva. Eravamo solo in otto a partire
ma non eravamo mai entrati in pista. C'era un atleta vero che si allenava
e ci impressionava la sua corsa potente, credevamo fosse un campione. Scoprii
anni dopo che faceva tempi inferiori anche ai miei
.. Il professore
ci disse che dovevamo fare due giri e mezzo della pista ma non ci indicò
dove era l'arrivo. Ignari della reale disposizione della pista partimmo
a metà rettilineo a un passo decisamente lento. Nessuno voleva tirare
e mille metri ci sembravano tanti. Così dopo un giro e mezzo, allungai
e subito il gruppo si staccò. Ero da solo al comando e credevo che
l'arrivo si trovasse a metà rettilineo
..spinsi ancora e arrivai
a quella che credevo fosse la riga di arrivo
..mi fermai credendo di
aver vinto ma dietro arrivarono due che continuarono la loro corsa fino
alla fine del rettilineo
..allora ripresi a correre ma non riuscii
a raggiungerli e fui classificato terzo
..Ci rimasi un po' male, avrei
potuto vincere facilmente se solo il professore fosse stato più chiaro
su dove finiva la corsa
.dopo anni scoprii che ero arrivato sulla linea
che segnava la partenza dei 50 metri
..Non seppi mai il tempo di quella
strana corsa, in cui forse percorremmo una distanza diversa dal km. Il secondo
approccio con gli studenteschi fù meno comico. Stavolta avevo iniziato
a fare atletica e quindi partivo da favorito e volevo qualificarmi per la
fase provinciale. Distanza stavolta i 1500 metri in cui gareggiavamo in
cinque. Non c'erano avversari che corressero e vinsi in 4'50", tempo
non elevato (anche superiore al mio personale) ma senza avversari non potevo
far meglio (il secondo arrivò al traguardo in 5'10") Quello stesso pomeriggio dovetti fare anche la 4x100 e i 100 metri anche per aiutare i miei compagni. Mentre finivamo le nostre gare arrivarono in pista gli studenti di un'altra scuola cittadina per geometri e ragionieri, il cui professore mi conosceva. Mi chiese se potevo impostare la gara dei 1500 per far vedere ai suoi allievi il passo giusto. Sentendomi imporante accettai e partii a un ritmo più lento del mio solito. I ragazzi in gara mi seguivano ligi regolando il loro passo sul mio. Erano in 5 e nessuno si staccava fino agli 800 metri, li finiva il mio ruolo di lepre. Ma mi sentivo bene e non vedevo perché fermarmi, continuai allo stesso ritmo e rimasi solo al comando. Senza patemi tagliai il traguardo in 4'58" mentre dietro infuriava la bagarre per il titolo che il secondo arrivato vinse in 5'05". Ero convinto di poter tranquillamente partecipare alle finali provinciali col mio 4'50" ufficiale ma quell'anno il criterio era di ammettere alla gare decisiva solo 12 atleti di tutta la provincia e quindi in 12 migliori tempi ..tra cui non c'era il mio ..ero diciannovesimo ..Ero stupito .non per il valore di un 4'50" sui 1500 ma per il livello dell'atletica provinciale. Tra i tesserati quella stagione io vantavo un personale di 4'38" ed ero il quarto tempo della provincia a livello juniores. Ma i tre che mi precedevano non avevano fatto gli studenteschi e allora chi aveva fatto i 18 tempi migliori del mio 4'50" ? Curioso che quei tempi erano lasciati alla discrezione dei professori e così molti avevano segnato risultati ben migliori della realtà .il primo vantava addirittura un crono di 3'37" .tempo che allora facaveno in Italia solo Arese e Zarcone ..Il decimo aveva meno di 4' ..Curioso volli vedere il risultato della finale vinta da una sconosciuto in 4'48" .col terzo nettamente sopra i 5' .finirono solo in 8 e sinceramente ci rimasi molto male .l'anno dopo rivinsi la fase di istituto stavolta in 4'41" ma temendo non bastasse chiesi al professore di cambiare quel tempo nel mio personale stagionale di 4'27"8, tempo che realmente avevo ..Mi qualificai stavolta ma .col dodicesimo tempo ultimo ammesso alla finale .dove però fui terzo .Di episodi curiosi con gli studenteschi ne ricordo diversi. Si svolgeva un incontro tra le scuole della mia città ed essendo la mia scuola con una stragrande maggioranza di allieve rispetto gli allievi la squadra maschile era sempre con problemi di carenza di effettivi. Così facevo come altri più gare e più staffette. Un giorno corsi la 4x100 e dovevo fare la terza frazione. Consegnai il testimone al mio compagno e subito lo incitai perché stava rimontando un avversario. Preso dalla foga continuai a incitarlo per tutto il rettilineo e visto il suo successo sul rivale (che significava un balzo in avanti nella classifica delle scuole) corsi verso lui per complimentarmi .Aspettammo poi il riscontro coi risultati ufficiali che tardava ..Passai vicino ai giudici per sentire i tempi e capii che c'era qualcosa che non andava .Un giudice disse chiaramente "ma se sono partite cinque squadre come mai sono arrivati sei atleti ?" .Mi allontanai di soppiatto avendo capito cosa era successo avevo tagliato anche il il traguardo, anche se lontano dai partecipanti, e i giudici vedendomi col numero credevano fossi un'altra squadra Un'altra volta avevamo ancora il problema della 4x100 ma eravamo solo in tre a poter correre, essendo gli atleti già col massimo di gare disponibili .. Avevamo un altro iscritto come scuola ma non c'era, era un ragazzo di prima, quindi di 13 anni ..In tribuna c'era il nostro professore di computisteria che aveva un cognome decisamente sportivo (Rivera). Aveva seguito le gare e si era complimetato per i risultati ottenuti con gli atleti contati ..l'idea venne a un mio amico, "facciamo corre lui" .il professore disse subito di no ma poi capì l'emergenza e scese in pista, al posto del ragazzo mancante. Inutile dire che in quella gara fummo ultimi ma ci bastò perché, come in manifestazioni più importanti, quel punto finale ci consentì un risultato per noi importante. Oltretutto migliore dell'anno prima. La preside si complimentò con noi e voleva conoscere i quattro staffettisti della 4x100 decisiva col suo punto finale, avevamo battuto scuole con 200-300 studenti noi che eravamo 28 contando anche chi era esentato dalla ginnastica . Ci presentammo tutti e quattro ma invece del professore venne con noi il ragazzo di prima che ricevette elogi particolari proprio perché più giovane partecipante e decisivo. Complimenti davvero immeritati per un ragazzo che invece ci aveva bidonati per andare al cinema quel sabato pomeriggio La sua medaglia la consegnammo al professore che da allora ci divenne più simpatico nonostante la sua materia fosse la tecnica commerciale .. Gli studenteschi come detto prevedevano distanze a volte anomale ma a volte davvero assurde. Un giorno una compagna disse che doveva correre la staffetta "due per ottanta" e noi la prendemmo in giro, non esite una simile staffetta Il giorno dopo invece scoprimmo che quell'assurdità esisteva davvero e veniva fatta proprio agli studenteschi. Così anni dopo quando scoprii le staffette americane 4x110 hs (shuttle hurdle) e quelle con distanze miste (200-200-400-800 e 400-400-800-1600) non mi stupii più di tanto Una grossa gaffe legata agli studenteschi la commisi il primo anno che partecipai alla Cinque Mulini, nella prova juniores e senza minimi. A commento della campestre della settimana prima era stata messa anche sul giornale locale la notizia che tre atleti della città avrebbero partecipato al famoso cross di San Vittore Olona. Indicando anche i nomi di noi tre. A scuola la professoressa di matematica, per nulla simpatica anche se non avevo grosse difficoltà nella sua materia, mi fece i complimenti e mi disse "sentiremo il risultato". La corsa campestre era la domenica e io giunsi 129° su circa 350 partecipanti. Ero soddisfatto e il martedì disputai la finale provinciale dei campionati studenteschi, sempre di campestre, dove giunsi sesto. Incontrai la professoressa di matematica il mercoledì e mi chiese subito "come è andata la campestre ?" Senza dubbio alcuno dissi "sono arrivato sesto" al che rinnovò i suoi complimenti ma capii solo dopo che lei alludeva alla Cinque Mulini .Un altro episodio legato agli studentschi fa capire quanto siano aleatori i risultati che vengono tramandati tra persone incompetenti. Ci preparavamo alla fine degli studenteschi di campestre cercando di capire chi erano i favoriti per la vittoria, gli avversari più quotati. Un ragazzo del mio istituto mi disse che al suo paese c'era un allievo del liceo che era fortissimo e si allenava nel campo di calcio facendo "dieci giri in 10' circa" .lasciamo perdere il circa che può indicare 2" come 59" e di cui diffidare è logico ma io pensavo che comunque fosse un rivale temibile. Dieci giri di un campo di calcio sono obiettivamente una distanza variabile ma comunque sui 3 km. abbondanti, anche 3,5 km.. Quindi significava un atleta capace di correre sui 3'20"-3'25" al km. I cross studenteschi dell'epoca erano appunto su queste distanze (3,5 km.) e quindi questo tale era stato inserito "per sentito dire" tra i favoriti. Il giorno della finale chiedevo a ragazzi del liceo che conoscevo chi fosse questo temibile avversario e lo vidi. Poi feci le solite cose prima della gara (riscaldamento, allunghi etc.) e mi preparai. Eravamo in 24 ammessi alla finale e giunsi settimo, conoscevo i sei che mi avevano battuto ma non c'era il misterioso liceale .così chiesi al suo professore come si fosse piazzato "ventiquattresimo, staccato dal penultimo " pensai a una gara sbagliata, a problemi fisici, a altre possibilità ma la verità la scoprii quando anni dopo giocai una partita di calcio in quel campetto che era di dimensioni ridotte e che in dieci giri sviluppava al massimo la distanza di 2 km . |