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Borgaretto
Era da un mese che preparavo quella campestre, campionati italiani amatori
a Borgaretto, nella cintura torinese, 1987
..Mi allenavo bene e nei
cross provinciali non ero andato male. La sera prima, il sabato, ero uscito
con gli amici, pur essendo marco faceva ancora freddo e arrivai a casa
non tardissimo ma infreddolito. E così la mattina dopo quando la
sveglia mi fa alzare sento subito che qualcosa non va
ho mal di gola
e sento di non essere a posto
..addio gara
..C'è il sole
ma si vede fuori che fa freddo..che faccio ? resto a letto
telefono
agli amici che rinuncio
.lo dico a mia madre che non stò bene
ma
decido (davvero strana quella decisione) di andare lo stesso ma non correre
.così
mi porto dietro la borsa già fatta
.perché avevo i
panini del pranzo preparati
.
Con un po' di anticipo sull'ora stabilità mi trovo nel luogo di
appuntamento
.continuo a pensare alla gara persa
.alla sfida
con un collega che mi aveva battuto la settimana prima e che volevo giocarmi
fino in fondo
ormai persa
. Partiamo dopo un viaggio tranquillo
arriviamo a Borgaretto. Il luogo della gara è un bellissimo parco
ma quello che mi fa decidere è l'atmosfera. Trovo amici, vede corridori
che conosco, qualcuno mi saluta, altri fanno cenni con le mani
.come
si fa a non correre ? Allora decido e presa la borsa vado in uno sgabuzzino
della scuola dove si fanno le iscrizioni, tutto pieno di prodotti per
la pulizia. Velocemente mi cambio e vado a ritirare la busta coi pettorali
.sento
qualche brivido di freddo, eppure c'è il sole, ma non ci penso
.Partono
le categorie più giovani, le donne poi tocca a noi. Non ho grandi
ambizioni come alla vigilia ("entrare tra i primi cento") ma
almeno correre e finire. Così parto dietro, molto dietro, quasi
ultimo
ci sono trecento atleti delle categoria e allo sparo me li
vedo quasi tutti davanti
..Qualche settimana prima avevano vinto
Sanremo un trio con la canzone "si può dare di più"
che ho ancora in mente
..E comincio a sorpassare, sempre cantando
tra me quel motivo
.e dando di più
..supero atleti su
atleti, faccio passaggi esterni per non rallentare e continuo a vedermi
sfidale rivali. Al primo giro (2,3 km.) un mio amico mi dice che sono
"circa 200" e che ho "300 metri" dall'atleta che speravo
di battere
..Ma nella fase centrale della corsa aumenta ancora il
ritmo e supero ancora atleti su atleti
.. il secondo passaggio sul
traguardo sono secondo il mio amico "centoventi" e in rimonta
sul compagno di club. Quando si snoda l'ultimo giro lo vedo davanti e
capisco anche che è in piena crisi, partito troppo forte. Guadagno
continuamente terreno e lo recupero passandolo senza esitare
Ultima piccola collinetta in cui passo ancora due, voglio entrare nei
cento
spero di farcela, spingo e nell'ultimo rettilineo passo altri
e finisco
..il mio amico non in corsa dice che sono ampiamente nei
cento
..il rivale arriva con almeno una decina di posizioni di ritardo
.vado
a vestirmi
..poco dopo comincio ad avere i brividi
.le classifiche
non ci sono, torniamo a casa dopo che hanno corso tutti
..l'indomani
mattina avevo 38° di febbre e sarei rimasto a letto tre giorni. Dopo
alcuni giorni tornai a lavorare
. A fine settimana scoprii che ero
arrivato 80° e il mio rivale 87°
..mi chiedo come sarei stato
il giorno dopo se non avessi corso quella domenica di fine inverno
..
Correre sotto la pioggia non è mai il massimo ma a volte, quando
si è partiti la cosa diventa persino divertente. Di certo molte
gare fatte in condizioni climatiche estreme restano nella memoria più
vivide e chiare di quanto il risultato ottenuto non meriti. Ho corso diverse
volte sotto la pioggia ma una volta, una domenica di diversi anni fa,
ho dato forfait, in maniera curiosa. La gara era a Serravalle Scrivia,
12 km. su strada a maggio, con tratti sterrati e saliscendi. Un percorso
impegnativo e quella domenica ero d'accordo col mio amico Donato così
quando arrivò subito parlammo della pioggia violenta di quella
giornata. Pioveva senza tregua, senza risparmio, in quella maniera che
fa pensare pioverà tutto il giorno
.
Erano le sette e mezza e un pò scocciava la domenica mattina doversi
svegliare presto in quel giorno non lavorativo (in quel periodo anche
al sabato spesso capitava di dover lavorare). Lungo la strada parliamo
di corse, ma guardiamo tutti e due i campi pensando a quanto fango avremo
trovato sul percorso. Pensavamo allo stato che ci avrebbe ridotto quella
corsa e al doversi cambiare all'aperto, sotto la pioggia, zuppi e
.
Arriviamo al ritrovo e c'è già gente, non tantissima ma
insomma un centinaio. Se consideriamo che all'epoca una corsa di quel
tipo poteva radunare anche 500 concorrenti
.dei quali però
solo 1 quinto veri corridori
.Scendiamo dall'auto e contempliamo
la piazza della partenza con sguardo preoccupato. "Ci andiamo a iscrivere
?" Domando a Donato, ma lui, di solito meno preoccupato del tempo
di me, dice "aspettiamo un momento
" e sembra attendere
per vedere se smette
..Ma sappiamo tutti e due che non smetterà,
durerà sicuramente tutta la mattina quella pioggia
.. Non
faceva freddo, tutt'altro, l'aria era alla temperatura giusta per correre,
eravamo ben allenati e pronti alla distanza. Tutti e due in grado di arrivare
tre i primi dieci, visti i presenti. L'ora della partenza è ancora
lontana ma pian piano in noi si crea un pensiero "e se tornassimo
a casa"
non ricordo chi lo ha manifestato per primo ma invece
di rispondere "ma figuriamoci" l'altro ha sicuramente preso
in considerazione la cosa
.. 10' dopo eravamo per strada verso casa
..
Credo che a quel punto ci siamo pentiti della nostra decisione, e per
tutto il giorno in qualche modo ci siamo chiesti come abbiamo potuto fare
una cosa simile, a poco più di 15' dalla partenza, cambiati, già
un po' bagnati
. Non mi è mai più ricapitato un episodio
simile, e ancora oggi quando rivedo il mio amico ridiamo della nostra
vigliaccheria di quel mattino di pioggia a Serravalle Scrivia
Diverso è stato invece l'esito di un'altra scelta, era sempre il
mese di maggio, prima domenica del 1986. Da pochi giorni era successo
il disastro di Chernobyl in Ucraina e tutti gli organi di informazione
raccomandavano di non bagnarsi con la pioggia (oltre ad altre raccomandazioni
su verdura e frutta). Il mese di aprile di quell'anno era stato piovosissimo,
credo di aver preso acqua non meno di 15 volte tra allenamenti e gare.
Bagnate secche, senza tregua ed ero un po' stufo di inzupparmi. Quella
domenica era prevista una corsa di circa 15 km. su percorso misto (sterrato
e asfaltato) con salite e discese
..Era piovuto anche il sabato per
tutto il giorno e accordandomi con mio amico Ezio gli dissi "se piove
non vengo, sono stufo di acqua, quindi se il tempo è brutto non
passare neppure
" La mattina dopo tempo coperto, grigio ma senza
pioggia, neppure una goccia
neppure un avvisaglia
..Ezio passa
e andiamo, la località è vicina e le nove, ora di partenza
sono prossime, sempre grigio, sempre nuvoloso, sempre aciutto. Un po'
temiamo di trovar molto fango nei tratti sterrati ma siamo pronti a partire.
Non abbiamo ancora fatto un km. che comincia a venire acqua, prima timidamente,
poi pian piano più decisa. A metà gara è nubifragio
..senza
requie
..e risulta difficile anche vedere il percorso. In un tratto
sterrato troviamo uno con la moto da cross impantanato e gli diamo una
mano, la nostra gara è già difficile ma lui in quel tratto
stava peggio. Arrivo al decimo km. in piena crisi, vengo raggiunto da
qualcuno e rallento, finisco dentro una pozzanghera piena d'acqua
.come
a dire che più bagnato di così era davvero impossibile.
A terra nella pozzangera vedo uno che mi sorpassa e mi tende la mano per
aiutarmi a rialzarmi, nel suo sguardo percepisco la mia condizione
credo
di avergli fatto sinceramente pena
..Gli ultimi km. sono in discesa
su asfalto
a un certo punto provo a riprendermi, a reagire, ma proprio
mentre credo di ritrovare un ritmo gara accettabile sento un passo di
diversi atleti e mi passano in otto
.otto atleti in formazione serrata,
tutti insieme e quello davvero è troppo
..ne ho presa ancora
tanto di acqua in questi due km. e per fortuna non sono più finito
lungo ma ho finito la gara
ovviamente con una classifica penosa
..ancor
più penosa l'aria dei superstiti, ci guardavamo in faccia dopo
il traguardo, Ezio, io e gli altri
.e mentre beviamo un thè
caldo urto un bicchiere d'acqua che mi finisce addosso
quell'episodio
fa scoppiare tutti a ridere, come a dire che non eravamo abbastanza bagnati
e uno aggiunge "ma non raccomandavano di non bagnarsi assolutamente
in caso di pioggia ?" E lì la stanchezza, la tensione e la
gara finita sfociano in una risata generale
..che ci toglie ogni
dubbio, non è stata una gran gara ma valeva la pena di farla
anche
solo per quel momento
..
Un'altra corsa sotto la pioggia davvero problematica è stata la
maratonina di Novi Ligure del 1987
pioveva forte anche lì,
fin dalla partenza e senza requie
.ero ben allenato ma prima del
via un animata discussione per una gara annullata mi indispone
.gli
idioti hanno la particolarità di non capire le cose semplici e
così aver annullato una corsa per mancanza di adeguato personale
sembrava un fatto assurdo
per chi doveva solo correre e non organizzare
.Parto
con il mio amico Dino e nonostante la pioggia viaggiamo bene per circa
10 km. A quel punto, all'epoca il percorso era diverso dall'odierno, si
girava da una cappelletta e iniziava il ritorno verso Novi Ligure
..Dino
e io passiamo in 37.40, tempo buono ma io entro in crisi e comincio a
perdere terreno dal gruppo in cui ero
..vengo raggiunto, cala il
mio passo e cominciano a far male le gambe
.piove senza tregua
e all'11 km. si supera un cavalcavia autostradale
.il dolore alle
gambe era tale che mi sarei buttato a terra
..mentre scendo dal cavalcavia,
in mezzo alle sparute case di una frazione che si chiama Bettole guardo
il rettilineo che porta verso Novi Ligure e il traguardo e mi chiedo "come
faccio a fare ancora 10 km. in queste condizioni ?" E allora penso
a piccoli traguardi, come il raggiungere una casa la in fondo e poi il
cassonetto che stà dopo. Arrivo a questi piccoli traguardi, di
solito ogni 100 o 200 metri, non pensando a quanto manca ma solo a non
fermarmi, a continuare
..Non è solo la fatica ma il dolore
alle gambe e l'essere in piena campagna, solo, senza segni di avversari
davanti e dietro che mi mette in crisi. Temo di aver sbagliato percorso,
temo di finire chissà dove
.temo di non arrivare più
.Finalmente
vedo in lontananza le case di Pozzolo Formigaro, e quello diventa il mio
obiettivo
arrivarci, almeno lì ci sarà qualcuno e se
voglio fermarmi troverò assistenza
piove talmente forte però
che anche gli addetti quasi non si vedono, ci saranno anche stati, non
dubito, ma io non me ne accorsi
sembrava un villaggio fantasma
avevo
fatto altre volte quella corsa, un anno prima ci avevo stabilito il personale
di 1h17.39
.e quindi quando imbocco la stradina vicino alla ferrovia
sento che Novi Ligure non è lontanissima
.ma poi ci penso
e vedo il cartello 17 km.
.ancora quattro e come li faccio, non
guardo più il tempo, so di aver rallentato parecchio ma continuo
a correre anche se davanti non raggiungo nessuno e dietro nessuno mi raggiunge
.vengono
i pensieri più assurdi come "la corsa è già
finita e ci sono solo io sul percorso"
.."non mi aspetta
nessuno allo stadio, anche gli spogliatoi sono chiusi e Dino è
andato a casa"
.corro in fianco alla ferrovia e dall'altro
lato i campi verdi sono bagnati, cerco riferimenti ricordando l'anno prima
e passo da una cascina, anche lì nessuno, ma che è successo
? Finalmente le case di Novi Ligure, un centro sportivo, una curva, un
palazzo, l'ultimo tratto, il giro e si entra in pista
.vedo la gente
all'arrivo, vedo un amico che è arrivato, gli ultimi 300 metri
passano in un secondo
.ho finito
.non mi chiedo niente, piazzamento
e tempo li scoprirò dopo
.ma ancora oggi mi chiedo come ho
fatto a finire quella gara e se penso che facevo in quello stato 1h20.59
.quel
modesto risultato assume nell'ottica di quella situazione una valore molto
maggiore della sua realtà
.
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