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I RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
 
Borgaretto

Era da un mese che preparavo quella campestre, campionati italiani amatori a Borgaretto, nella cintura torinese, 1987…..Mi allenavo bene e nei cross provinciali non ero andato male. La sera prima, il sabato, ero uscito con gli amici, pur essendo marco faceva ancora freddo e arrivai a casa non tardissimo ma infreddolito. E così la mattina dopo quando la sveglia mi fa alzare sento subito che qualcosa non va…ho mal di gola e sento di non essere a posto…..addio gara…..C'è il sole ma si vede fuori che fa freddo..che faccio ? resto a letto …telefono agli amici che rinuncio….lo dico a mia madre che non stò bene…ma decido (davvero strana quella decisione) di andare lo stesso ma non correre….così mi porto dietro la borsa già fatta ….perché avevo i panini del pranzo preparati….
Con un po' di anticipo sull'ora stabilità mi trovo nel luogo di appuntamento….continuo a pensare alla gara persa….alla sfida con un collega che mi aveva battuto la settimana prima e che volevo giocarmi fino in fondo…ormai persa…. Partiamo dopo un viaggio tranquillo arriviamo a Borgaretto. Il luogo della gara è un bellissimo parco ma quello che mi fa decidere è l'atmosfera. Trovo amici, vede corridori che conosco, qualcuno mi saluta, altri fanno cenni con le mani….come si fa a non correre ? Allora decido e presa la borsa vado in uno sgabuzzino della scuola dove si fanno le iscrizioni, tutto pieno di prodotti per la pulizia. Velocemente mi cambio e vado a ritirare la busta coi pettorali….sento qualche brivido di freddo, eppure c'è il sole, ma non ci penso….Partono le categorie più giovani, le donne poi tocca a noi. Non ho grandi ambizioni come alla vigilia ("entrare tra i primi cento") ma almeno correre e finire. Così parto dietro, molto dietro, quasi ultimo…ci sono trecento atleti delle categoria e allo sparo me li vedo quasi tutti davanti…..Qualche settimana prima avevano vinto Sanremo un trio con la canzone "si può dare di più" che ho ancora in mente…..E comincio a sorpassare, sempre cantando tra me quel motivo….e dando di più…..supero atleti su atleti, faccio passaggi esterni per non rallentare e continuo a vedermi sfidale rivali. Al primo giro (2,3 km.) un mio amico mi dice che sono "circa 200" e che ho "300 metri" dall'atleta che speravo di battere…..Ma nella fase centrale della corsa aumenta ancora il ritmo e supero ancora atleti su atleti….. il secondo passaggio sul traguardo sono secondo il mio amico "centoventi" e in rimonta sul compagno di club. Quando si snoda l'ultimo giro lo vedo davanti e capisco anche che è in piena crisi, partito troppo forte. Guadagno continuamente terreno e lo recupero passandolo senza esitare…… Ultima piccola collinetta in cui passo ancora due, voglio entrare nei cento…spero di farcela, spingo e nell'ultimo rettilineo passo altri e finisco…..il mio amico non in corsa dice che sono ampiamente nei cento…..il rivale arriva con almeno una decina di posizioni di ritardo….vado a vestirmi…..poco dopo comincio ad avere i brividi….le classifiche non ci sono, torniamo a casa dopo che hanno corso tutti…..l'indomani mattina avevo 38° di febbre e sarei rimasto a letto tre giorni. Dopo alcuni giorni tornai a lavorare…. A fine settimana scoprii che ero arrivato 80° e il mio rivale 87°…..mi chiedo come sarei stato il giorno dopo se non avessi corso quella domenica di fine inverno…..

Correre sotto la pioggia non è mai il massimo ma a volte, quando si è partiti la cosa diventa persino divertente. Di certo molte gare fatte in condizioni climatiche estreme restano nella memoria più vivide e chiare di quanto il risultato ottenuto non meriti. Ho corso diverse volte sotto la pioggia ma una volta, una domenica di diversi anni fa, ho dato forfait, in maniera curiosa. La gara era a Serravalle Scrivia, 12 km. su strada a maggio, con tratti sterrati e saliscendi. Un percorso impegnativo e quella domenica ero d'accordo col mio amico Donato così quando arrivò subito parlammo della pioggia violenta di quella giornata. Pioveva senza tregua, senza risparmio, in quella maniera che fa pensare pioverà tutto il giorno….
Erano le sette e mezza e un pò scocciava la domenica mattina doversi svegliare presto in quel giorno non lavorativo (in quel periodo anche al sabato spesso capitava di dover lavorare). Lungo la strada parliamo di corse, ma guardiamo tutti e due i campi pensando a quanto fango avremo trovato sul percorso. Pensavamo allo stato che ci avrebbe ridotto quella corsa e al doversi cambiare all'aperto, sotto la pioggia, zuppi e ….
Arriviamo al ritrovo e c'è già gente, non tantissima ma insomma un centinaio. Se consideriamo che all'epoca una corsa di quel tipo poteva radunare anche 500 concorrenti ….dei quali però solo 1 quinto veri corridori….Scendiamo dall'auto e contempliamo la piazza della partenza con sguardo preoccupato. "Ci andiamo a iscrivere ?" Domando a Donato, ma lui, di solito meno preoccupato del tempo di me, dice "aspettiamo un momento…" e sembra attendere per vedere se smette…..Ma sappiamo tutti e due che non smetterà, durerà sicuramente tutta la mattina quella pioggia….. Non faceva freddo, tutt'altro, l'aria era alla temperatura giusta per correre, eravamo ben allenati e pronti alla distanza. Tutti e due in grado di arrivare tre i primi dieci, visti i presenti. L'ora della partenza è ancora lontana ma pian piano in noi si crea un pensiero "e se tornassimo a casa" …non ricordo chi lo ha manifestato per primo ma invece di rispondere "ma figuriamoci" l'altro ha sicuramente preso in considerazione la cosa….. 10' dopo eravamo per strada verso casa…..
Credo che a quel punto ci siamo pentiti della nostra decisione, e per tutto il giorno in qualche modo ci siamo chiesti come abbiamo potuto fare una cosa simile, a poco più di 15' dalla partenza, cambiati, già un po' bagnati…. Non mi è mai più ricapitato un episodio simile, e ancora oggi quando rivedo il mio amico ridiamo della nostra vigliaccheria di quel mattino di pioggia a Serravalle Scrivia
Diverso è stato invece l'esito di un'altra scelta, era sempre il mese di maggio, prima domenica del 1986. Da pochi giorni era successo il disastro di Chernobyl in Ucraina e tutti gli organi di informazione raccomandavano di non bagnarsi con la pioggia (oltre ad altre raccomandazioni su verdura e frutta). Il mese di aprile di quell'anno era stato piovosissimo, credo di aver preso acqua non meno di 15 volte tra allenamenti e gare. Bagnate secche, senza tregua ed ero un po' stufo di inzupparmi. Quella domenica era prevista una corsa di circa 15 km. su percorso misto (sterrato e asfaltato) con salite e discese…..Era piovuto anche il sabato per tutto il giorno e accordandomi con mio amico Ezio gli dissi "se piove non vengo, sono stufo di acqua, quindi se il tempo è brutto non passare neppure…" La mattina dopo tempo coperto, grigio ma senza pioggia, neppure una goccia…neppure un avvisaglia…..Ezio passa e andiamo, la località è vicina e le nove, ora di partenza sono prossime, sempre grigio, sempre nuvoloso, sempre aciutto. Un po' temiamo di trovar molto fango nei tratti sterrati ma siamo pronti a partire. Non abbiamo ancora fatto un km. che comincia a venire acqua, prima timidamente, poi pian piano più decisa. A metà gara è nubifragio…..senza requie…..e risulta difficile anche vedere il percorso. In un tratto sterrato troviamo uno con la moto da cross impantanato e gli diamo una mano, la nostra gara è già difficile ma lui in quel tratto stava peggio. Arrivo al decimo km. in piena crisi, vengo raggiunto da qualcuno e rallento, finisco dentro una pozzanghera piena d'acqua….come a dire che più bagnato di così era davvero impossibile. A terra nella pozzangera vedo uno che mi sorpassa e mi tende la mano per aiutarmi a rialzarmi, nel suo sguardo percepisco la mia condizione…credo di avergli fatto sinceramente pena…..Gli ultimi km. sono in discesa su asfalto…a un certo punto provo a riprendermi, a reagire, ma proprio mentre credo di ritrovare un ritmo gara accettabile sento un passo di diversi atleti e mi passano in otto….otto atleti in formazione serrata, tutti insieme e quello davvero è troppo…..ne ho presa ancora tanto di acqua in questi due km. e per fortuna non sono più finito lungo ma ho finito la gara…ovviamente con una classifica penosa…..ancor più penosa l'aria dei superstiti, ci guardavamo in faccia dopo il traguardo, Ezio, io e gli altri….e mentre beviamo un thè caldo urto un bicchiere d'acqua che mi finisce addosso……quell'episodio fa scoppiare tutti a ridere, come a dire che non eravamo abbastanza bagnati… e uno aggiunge "ma non raccomandavano di non bagnarsi assolutamente in caso di pioggia ?" E lì la stanchezza, la tensione e la gara finita sfociano in una risata generale…..che ci toglie ogni dubbio, non è stata una gran gara ma valeva la pena di farla…anche solo per quel momento…..
Un'altra corsa sotto la pioggia davvero problematica è stata la maratonina di Novi Ligure del 1987……pioveva forte anche lì, fin dalla partenza e senza requie….ero ben allenato ma prima del via un animata discussione per una gara annullata mi indispone….gli idioti hanno la particolarità di non capire le cose semplici e così aver annullato una corsa per mancanza di adeguato personale sembrava un fatto assurdo…per chi doveva solo correre e non organizzare….Parto con il mio amico Dino e nonostante la pioggia viaggiamo bene per circa 10 km. A quel punto, all'epoca il percorso era diverso dall'odierno, si girava da una cappelletta e iniziava il ritorno verso Novi Ligure…..Dino e io passiamo in 37.40, tempo buono ma io entro in crisi e comincio a perdere terreno dal gruppo in cui ero…..vengo raggiunto, cala il mio passo e cominciano a far male le gambe…….piove senza tregua e all'11 km. si supera un cavalcavia autostradale….il dolore alle gambe era tale che mi sarei buttato a terra…..mentre scendo dal cavalcavia, in mezzo alle sparute case di una frazione che si chiama Bettole guardo il rettilineo che porta verso Novi Ligure e il traguardo e mi chiedo "come faccio a fare ancora 10 km. in queste condizioni ?" E allora penso a piccoli traguardi, come il raggiungere una casa la in fondo e poi il cassonetto che stà dopo. Arrivo a questi piccoli traguardi, di solito ogni 100 o 200 metri, non pensando a quanto manca ma solo a non fermarmi, a continuare…..Non è solo la fatica ma il dolore alle gambe e l'essere in piena campagna, solo, senza segni di avversari davanti e dietro che mi mette in crisi. Temo di aver sbagliato percorso, temo di finire chissà dove….temo di non arrivare più….Finalmente vedo in lontananza le case di Pozzolo Formigaro, e quello diventa il mio obiettivo…arrivarci, almeno lì ci sarà qualcuno e se voglio fermarmi troverò assistenza…piove talmente forte però che anche gli addetti quasi non si vedono, ci saranno anche stati, non dubito, ma io non me ne accorsi…sembrava un villaggio fantasma…avevo fatto altre volte quella corsa, un anno prima ci avevo stabilito il personale di 1h17.39….e quindi quando imbocco la stradina vicino alla ferrovia sento che Novi Ligure non è lontanissima….ma poi ci penso e vedo il cartello 17 km. ….ancora quattro e come li faccio, non guardo più il tempo, so di aver rallentato parecchio ma continuo a correre anche se davanti non raggiungo nessuno e dietro nessuno mi raggiunge….vengono i pensieri più assurdi come "la corsa è già finita e ci sono solo io sul percorso"….."non mi aspetta nessuno allo stadio, anche gli spogliatoi sono chiusi e Dino è andato a casa"…….corro in fianco alla ferrovia e dall'altro lato i campi verdi sono bagnati, cerco riferimenti ricordando l'anno prima e passo da una cascina, anche lì nessuno, ma che è successo ? Finalmente le case di Novi Ligure, un centro sportivo, una curva, un palazzo, l'ultimo tratto, il giro e si entra in pista….vedo la gente all'arrivo, vedo un amico che è arrivato, gli ultimi 300 metri passano in un secondo….ho finito….non mi chiedo niente, piazzamento e tempo li scoprirò dopo….ma ancora oggi mi chiedo come ho fatto a finire quella gara e se penso che facevo in quello stato 1h20.59….quel modesto risultato assume nell'ottica di quella situazione una valore molto maggiore della sua realtà….