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I RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
Who'll stop the rain

Chi può fermare la pioggia ? Chi può tornare indietro nel tempo e rivivere davvero una corsa particolare, suggestiva ? E poi qual vorreste rivivere ? Non è un fatto legato a un risultato ma forse a tutto un mondo di cose che quella corsa, speciale e unica, porta con se, a quell'universo di eventi e realtà che forma una gara e una giornata indimenticabile. Non sempre è tale per ragioni di risultato, ma a volte segna la fine di un epoca. Come è stata per me la prima volta che ho fatto la scalata al Monte Reale di Ronco Scrivia. Era una gara di corsa in montagna di cui avevo sentito parlare. Si disputava a Ronco Scrivia l'ultima domenica di agosto generalmente e non l'avevo mai fatta.
Nell'estate 1977 cambiarono diverse cose nella mia vita sociale e lavorativa e a fine agosto, lunedì 29 esattamente, dovevo cominciare un nuovo lavoro. Vivevo quell'attesa con qualche dubbio perchè avrei forse preferito continuare a studiare e iscrivermi all'Isef. Era tutta l'estate che ero combattuto tra le due scelte e quando, dopo una noiosa selezione, avevo vinto il concorso per quel posto di impiegato in una ditta vinicola mi si era posto il dilemma. Andare a fare il ragioniere in quel piccolo e grigio ufficio tra squallidi colleghi o iscrivermi all'Isef, sperando di realizzarmi come insegnante di educazione fisica, mio antico sogno ? Ma a volte si fanno scelte strane, e allora dopo averci pensato su avevo preferito l'uovo oggi anche se in cuor mio era un uovo che mi ispirava davvero poco. E a ragione. Ogni tanto mi tornava in mente quell'ambientino grigio dove avrei dovuto andare a lavorare, le facce altrettanto grigie di colleghi che non mi ispiravano nessuna allegria o il nevrotico direttore, insicuro e dal carattere volubile. Ma quell'agosto ero convinto di aver scelto bene, di aver fatto una giusta considerazione. La domenica 28 agosto si correva il Monte Reale a Ronco Scrivia. Era proprio l'ultimo giorno prima di iniziare il mio nuovo lavoro, la mattina dopo alle 8,00 precise. Non so perchè mi lasciai convincere a correre quella gara in montagna, forse in qualche modo volevo scacciare i dubbi proprio con quella corsa. Era da giugno che non facevo corse, mi ero allenato ma l'estate era tutta condizionata dalle scelte di vita che dovevo fare. In effetti chi mi aveva chiesto, quella mattina, di andare a fare quella corsa era un personaggio un pò particolare. Non tanto per le sue caratteristiche di corridore quanto per la pericolosità della sua guida. Diciamo pure che andare in macchina con lui era a dir poco un azzardo. Così quella domenica quando alla mattina parlammo di quella gara accettai di andare così, d'impulso, d'istinto. Come una sfida. All'ora convenuta pioveva forte e i miei dubbi restavano ma mi ero accordato e andai in quella piazza sotto la pioggia. Anche il viaggio, in autostrada, mi faceva vedere che il tempo non lasciava spiragli. Pioveva forte e anche a Ronco Scrivia la situazione era identica. Andammo a iscriverci in una salone dove c'era un cinema. Vedevo tanti atleti, ma tra questi pochi conosciuti. Era una gara fuori dalla nostra provincia e gli avversari erano diversi dai soliti. Ci diedero un grosso pettorale, di quelli che di solito si vedevano nelle gare di sci. Non da appuntare con le spille ma che aveva anche una parte dietro e copriva completamente la nostra maglia sociale.
Il mio era il numero 11, quindi sarei partito abbastanza presto. Il primo concorrente doveva prendere il via alle quattro. La gara era a cronometro e si partiva uno per una con distacco di 1' davanti a una chiesa. Non aveva certo smesso di piovere e io avevo in mente una canzone dei Creedence Clearwater Revival che era "Who'll stop the rain"...chi può fermare la pioggia. In realtà quella pioggia mi faceva pensare al destino, alla avvicinarsi del lunedì in cui la mia scelta di vita si sarebbe compiuta. In cui avrei rinunciato definitivamente a iscrivermi all'Isef per andare a fare l'impiegato in quello squallido ufficio tra colleghi squallidi.
Mentre mi cambiavo in un grigio spogliatoio di un campetto di calcio, mentre la pioggia imperversava e sferzava i vetri, mi chiedevo se era la scelta giusta o no.
Se dovevo cambiare idea, se era tutto deciso, se... se....se, tanti se mi affollavano la mente e pensare alla corsa aiutava a scacciarli.
Continuavo a cambiarmi, come oggetto in un meccanismo più forte di me, come se non riuscissi a fermare gli eventi...a fermare la pioggia che mi portava in un futuro grigio, come quel cielo plumbeo e pieno di nubi cariche di altra pioggia.
Ci avviammo alla partenza e io aspettavo il mio turno parlando con altri della gara, chiedendo del tracciato, di cosa ci aspettava dietro quella curva che era il limite visibile del percorso.
Un pò era come chiedere cosa ci aspettava nel futuro dell'indomani, come per prepararsi ad affrontarlo, come a renderlo meno incognita, meno sconosciuto.
Era quello che avevo fatto tutta l'estate chiedendo a gente che aveva fatto e non passato l'esame di ammissione all'Isef con le temute prove pratiche, come il metro e cinquanta di salto in alto che credevo di non valere.
Il mio amico era perso nel suo mondo, partiva prima di me, e prima di me partivano altri della mia zona.
Finalmente si avvicinava il mio momento, l'ora del via, ero ovviamente bagnato fradicio ma in fondo la condizione non dispiaceva.
I numeri si avvicendavano alla riga bianca che segnava la partenza. Il cinque, il sei, il sette...i minuti passavano veloci, e il mio turno era sempre più vicino.
Non faceva freddo e una volta bagnato l'acqua non può certo accentuare quella condizione.
Il concorrente prima di me parte e io mi metto sulla riga, vicino al cronometrista che scandisce il count down.
Mentre in numeri passano guardo in alto, verso la montagna che mi appresto ad affrontare. Il famoso Monte Reale che non si vede. La cima è' coperta di nubi, grigie, nere e bianche. Quante sfumature diverse per un colore che è poi quello della pioggia.
La partenza arriva come una liberazione, la corsa non è più futuro ma presente, i pensieri scompaiono perchè adesso la gara è realtà.
Non ci sono più incognite ma un percorso vero, da affrontare, da domare, da combattere nelle avversità, il futuro è presente e i suoi fantasmi diventano concreti.
Di quell'attimo mi rimane una nitidissima foto in bianco e nero, io fradicio sotto l'acqua che affronto il ponte romano di Ronco Scrivia col campanile sullo sfondo che segna le quattro e dieci, il mio pettorale è nitido numero 11, un altro atleta stà facendo riscaldamento e si vede si spalle, ho sotto una maglia con le maniche lunghe bianche. Ho 22 anni, mi aspettano 12 km. di corsa in montagna e l'indomani un nuovo lavoro. Guardo avanti, il tracciato che si inerpica su una montagna che fino a ieri non conoscevo affatto.
Subito dopo il ponte lasciamo la strada asfaltata e iniziamo ad addentrarci nel bosco. Il sentiero è stretto e sale regolare, gli alberi ci proteggono un pò dalla pioggia che però non è violenta, ma quasi tenue.
E' in fondo come una compagna a questo punto, che stà con noi, che ci affianca nelle salite da affrontare.
Fuori dalle case c'è persino qualcuno che ci incita e ci dice di tener duro, si bagnano anche loro e la strada sale ancora. Il bosco ogni tanto si apre e negli slarghi si vede un pò di più il tracciato che ci aspetta, il cielo è sempre cupo e non accenna a smettere di piovere.
L'ultimo tratto prima della vetta è molto bello, sale ripido in mezzo alle piante e mi sento a mio agio. E' quasi una galleria naturale, verde vivo, reso più brillante dalla pioggia. L'aria ha umori di muschio, profumo di foglie marce, di sottobosco, di funghi.
Ho preso il ritmo giusto nella parte iniziale e sono più gli atleti che ho passato di quelli che mi hanno raggiunto. Arrivo alla vetta senza essere particolarmente provato in 31'30" e passo dietro alla chiesetta, il cui campanile sembra avvolto nella nebbia. Lì comincia la discesa che è subito tremenda, ripidissima, fangosa e scivolosa, decisamente pericolosa. Quella gara l'ho fatta quattro volte tra il 1977 e il 1980 ma non ho mai corso decentemente i primi due km. di discesa. Il sentiero stretto, i passaggi rischiosi. Così il mio passo rallenta, tutto preoccupato di non farmi male. I tratti pietrosi sono scivolosi e io ho un paio di Adidas non nuovissime con suole abbastanza consumate. Finalmente il tracciato diventa più corribile, mi raggiunge e passa uno che mi conosce e mi incita, non capisco neppure chi sia, tutto preso a guardare bene il sentiero. Passato il tratto più brutto si vede il fondovalle, Ronco Scrivia e la strada che scende, passiamo da un gruppo di case e si rivede qualcuno fuori a incitarci. Per effetto del basso numero di partenza sono tra i primi a passare e forse qualcuno pensa che io sia anche tra i primi come classifica. Mi torna in mente la canzone dei Creedence "chi può fermare la pioggia" mentre il percorso passa vicino a un suggestivo mulino. C'è una bella ragazza sconosciuta con un incerata gialla che mi dice "vai che sei tra i primi, forza che sei quasi arrivato". In realtà mancano ancora alcuni km. ma tra quel tratto molto bello e la ragazza carina dimentico tutto e ricomincio ad andare a pieno regime. La strada ridiventa asfaltata, ho più fiducia e andiamo incontro alle prime case di Ronco. Passiamo su un ponte e mi accorgo che c'è qualche fotografo che fa degli scatti. Ne avevo visto anche prima ma non avevo pensato che era strano tanti fotografi per una gara così. Finalmente vedo capannoni industriali, brutti e arrugginiti ma che mi fanno capire che la corsa è al suo epilogo. Non ho avversari a vista, dietro non sento nessuno arrivare, un lungo rettilineo mi porta verso il campo sportivo dove è fissato l'arrivo. Passiamo in una strada stretta e finalmente si vede il traguardo. Lo passo e vado a bere qualcosa e a cambiarmi. Piove sempre e la doccia non funziona, possiamo solo asciugarci e cambiarci. Quando usciamo il cielo è sempre scuro, stavolta anche perchè la sera avanza. Torniamo in quel cinema dove ci eravamo iscritti dove si svolge la premiazione. Cerco la classifica e scopro di essere arrivato 41° in 1h02'27"6, una classifica modesta, un tempo molto modesto. Ha vinto Damele in 44'48"8 davanti a Grillo di Ventimiglia (46'48") e il nostro amico Felice Bruno è terzo in 46'49". Tutti gli atleti del mio gruppo mi sono arrivati davanti ma io sono soddisfatto della mia corsa. Ricevo un bel premio lo stesso però perchè la mia società è nona e io sono l'unico concorrente che ha preso punti.
Ripartiamo per tornare a casa e nel viaggio di ritorno, forse per stanchezza o forse perchè concentrato nella guida il mio amico non parla. Io del resto penso ad altro, rivedo mentalmente la corsa, il percorso. La pioggia lava i vetri e mi torna in mente la canzone dei Creedence "Who'll stop the rain"...
chi può fermare questa pioggia ? Il futuro avanza, è domenica sera e il lunedì è dietro l'angolo, col suo carico di incognite. Il nuovo lavoro che mi
aspetta, cosa porterà, dovrò smettere di correre ? Cambierà qualcosa nella mia vita.... Il cielo è cupo, il giorno lascia il posto alla notte e sembra quasi che quello scenario cupo voglia togliermi ogni residuo ottimismo. Ma io non sono preoccupato, ho 22 anni e voglia di sfidare le incognite, proprio come quel pomeriggio ho sfidato quei 12 km. di salita e discesa sotto la pioggia, scalando il Monte Reale di Ronco Scrivia. Il futuro mi aspetta e non vedo l'ora di affrontarlo.
Anni dopo rimpiangerò quella scelta, rimpiangerò di non aver fatto l'Isef come quell'estate avrei voluto. Ma quella sera ero ancora convinto di aver preso la strada giusta o comunque di aver fatto una scelta.
Qualche giorno dopo un mio amico fotografo che aveva corso quella gara andò ancora a Ronco Scrivia e vide la mostra del concorso fotografico abbinato alla gara. Una mia foto gigante, in discesa nel bosco, aveva vinto il quinto premio. Me l'ha portata e insieme a quella un altra in cui passo da un ponte ferroviario, nel finale di corsa. Quest'ultima la preferisco, mi si vede lanciato verso il traguardo, ricaricato nel morale e con lo sguardo verso il futuro....con la fiducia di poter fare bene negli ultimi kilometri della corsa ... "Who'll stop the rain ?" Chi può fermare la pioggia ? Chi può prevedere il futuro ?