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I
RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
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| Una sconfitta senza attenuanti
Il mese di giugno certi anni è davvero molto caldo e afoso e correre
di pomeriggio, in pista, le lunghe distanze è davvero un massacro.
Quel sabato di fine giugno sulla pista di Alessandria si superavano di
parecchio i 45 gradi al sole
..quella mescola chiamata Rubkor con
asfalto, sabbia e gomma era poi l'ideale per riflettere calore
..ma
erano i campionati provinciali individuali e noi speravamo in un titolo,
in una vittoria. Per ragioni di programma si sarebbero corse in quel solo
pomeriggio tutte le distanze di corsa
.un progetto pazzesco che trovava
problemi quasi insolubili
..Un solerte giudice decise di accorpare
così in una partenza unica i 5000, i 10.000 e la marcia 10 km.
controllandole contemporaneamente. Io avevo rinunciato ai 1500 e agli
800 perché ero sicuro di non poter vincere il titolo. Gareggiavano
due atleti più forti di me che si erano divisi le due distanze
e un terzo, che generalmente mi batteva, faceva i 5000. Se volevo vincere
dovevo fare i 10.000
.venticinque micidiali giri di pista sotto il
sole che alla cinque del pomeriggio non scherza proprio
..Eravamo
molto pochi al via, solo cinque partecipanti e io avevo corso la distanza
in 37.54.8 pochi mesi prima
con condizioni climatiche ben diverse.
Avevo diciotto anni ed ero juniores ma nessuno dei miei rivali era mai
sceso sotto i 40'
.il titolo provinciale doveva essere mio
.quindi
sono partito in testa al mio solito passo per quella distanza, che avevo
fatto una volta sola prima. Il primo km. mi vede nettamente al comando
con solo un avversario che mi tallona, gli altri tre sono a una ventina
di metri. Continuo a condurre sia al secondo che al terzo e le gambe girano
bene, senza problemi, senza fatica quasi
.. Il mio avversario però
è sempre lì, non si stacca, come invece hanno fatto gli
altri, due dei quali si sono ritirati. Decido allora di cercare di staccare
e invece di far tirare un po' lui mi stacco leggermente. Uno sforzo però
che pagherò molto caro. Dura poco la mia solitudine in gara, non
più di cinquecento metri perché lui torna sotto e al quarto
km. con mia grande sorpresa, è lui ad andare a condurre per staccarmi.
Gli sto addosso, cero di non mollare ma il caldo è pesante e devo
rallentare. Rallenta anche lui ma non ha nelle gambe la mia variazione
e riesce a mentenersi davanti anche se di soli 20 metri. Arriviamo ai
6000 ancora così ma lì comincia la mia profonda crisi. Le
gambe diventano rigide, la corsa difficile, persino le spalle e le braccia
mi fanno male. Il caldo è opprimente e sudo copiosamente, è
vietato lo spugnaggio nelle gare in pista sotto l'ora (all'epoca era così)
e nessuno mi incita più. L'amico che mi dava i passaggi ogni km.
se ne è andato. Da quando sono salito sopra i 4.10 non so più
nulla del mio ritmo, ma suppongo sia davvero penoso. Il mio avversario
rimane unico, l'altro rivale, già doppiato, si è ritirato
e continuiamo in due, soli nella pista. Infatti i 5000 sono finiti da
tempo e dei marciatori non resta traccia, tutti ritirati da tempo. L'impiento
è vuoto, non ci sono altre gare e chi ha finito da tempo ha concluso
la doccia. In tutta la struttura sembra non ci siano altro che due disperati
fondisti e i giudici e cronometristi ormai stufi di vederci passare. Il
mio avversario è in crisi come me, lo saprò dopo, ma conserva
il suo vantaggio di 200 metri che porterà fino al traguardo. Io
non ne posso più ma non voglio ritirarmi, continuo a fissare quel
punto blu laggiù chiedendomi se sta pensando anche lui, come me,
a fermarsi. Ma non si ferma, stà vincendo e io stò perdendo.
I giri passano e sembrano lunghissimi, per tre quarti di essi siamo totalmente
soli, guardo ogni ciuffo d'erba, ogni oggetto tra blocchi di partenza,
ostacoli, attrezzi da gara che stà a bordo pista
.Cercando
motivi per distrarmi dai giri che mancano alla fine
.finalmente sono
pochi tre poi due poi uno e quell'ultimo sembra infinito, e sono nell'ultimo
retilineo e la fatica, il caldo (ancora forte) e i vari dolori mi impediscono
anche di nobilitare la gara (
) con un dignitoso sprint finale
..chiudo
fermandomi subito dopo la riga bianca
il mio avversario è
più in là distrutto come me
.ho fatto 40.55 e lui è
stato di poco sotto i 40 minuti
.ma lui ha vinto e io sono solo secondo
gli
altri tre avversari, ritirati tutti prima del 4 km., hanno da tempo finito
anche la doccia e magari telefonano alla fidanzata per uscire alla sera
.vado
a dare la mano al mio rivale e unico superstite come me di quella micidiale
corsa di 10.000 metri
.poi mi reco dai giudici per la medaglia e
uno di essi, scortese, sgarbato e anche maleducato mi dice "ma tu
hai corso ????"
..Fortunatamente c'è giustizia a questo
mondo e quel misconosciuto idiota viene rimproverato dal giudice d'appello
che gli dice "ha fatto i diecimila e li ha finiti, merita un applauso
con
questo caldo aveva già finito ogni energia da un pezzo ma al traguardo
c'è arrivato lo stesso
" Quella medaglia la conservo
ancora, è di bronzo coi cinque cerchi del coni e una fronda di
quercia sul bordo, per me vale più di tante più pregiate
perché mi ricorda che quel giorno, solo e battuto, non mi sono
fermato, non mi sono ritirato ed ho tagliato il traguardo
.ho finito
la mia corsa
e così quando uno si chiede da cosa derivi la
forza per finire una gara quando si è in crisi e non ce la fai
proprio più io so che dentro qualcosa c'è, dentro resta
qualcosa che ci spinge a continuare anche li
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