![]() |
| <<<<<<INDICE |
|
I
RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
|
| Un avversario..che non c'è più
Ho avuto tanti rivali nelle corse, avversari che dopo lo sparo diventavano
veri nemici, che odiovai quasi al punto di impegnarti al massimo per arrivare
loro davanti. Gente poco sportiva ne ho conosciuta parecchia, atteggiamenti
meschini come esaltare le loro vittorie e minimizzare le sconfitte. Non
li ricordo con piacere questi avversari anche quelli che battevo spesso.
Ci sono invece avversari che erano sportivi e coi quali avevo anche un
rapporto di amicizia. Che quando la gara era finita e prima che iniziasse
parlavano e scherzano. Poi in corsa ognuno cercava di arrivare davanti
ma si restava comunque amici con reciproca stima. Di tutti questi avversari
uno lo ricordo con particolare memoria, anche perché non c'è
più
si chiamava Patrizio Fadda e aveva un anno o due più
di me
.nell'inverno del 1975 avevo quasi vent'anni e mi allenavo
bene, fù una stagione fortunata, nessun acciacco, nessun raffreddore
a interrompere la preparazione
. Ritmi, fondo, fartleck e la mia
condizione cresceva
.viaggiavo bene e la prima gara fù ad
Alessandria, non sapevo come partire e come sarei andato a fui prudente
in avvio. Poi pian piano recuperai posizioni e arrivai sesto, ma sentivo
di poter fare meglio così la gara dopo a Tortona partii più
deciso. Ero tra i primi e in fianco a me avevo questo tipo, capelli neri
e ritmo deciso, non riuscivo a staccarlo. Sapevo di essere secondo ma
staccato dal primo di almeno 50 metri, puntavo a quel piazzamento se il
mio rivale me lo avesse permesso
.ma lui non cedeva un centimetro,
schiacciava l'impronta della mia scarpa
.ribatteva la mia ombra
.Poi
cerco di staccarmi e io risposi subito, capivamo entrambi che avremo deciso
la tenzone nel nervoso finale. Il tracciato era di un km. con una breve
salita, alcuni passaggi tortuosi e un rettilineo finale di ottanta metri
tra due file di alberi
.pensavo tra me che lui sarebbe partito proprio
in quel rettilineo così anticipai di qualche metro prima dell'ultima
curva, entrato nel rettilineo finale io ero già lanciato e speravo
bastasse
.Ma lui mi tallonava e quello sprint fu intensissimo, talmente
che non ci accorgemmo nemmeno, ce lo dissero dopo la gara, che stavamo
recuperando sul primo
.che invece si preoccupò di non farsi
prendere da noi due
.Vinsi io, ma di pochissimo, eravamo quasi incollati
sul traguardo
.e dopo la gara andai a stringergli la mano, era stata
una bellissima sfida, avrebbe potuto benissimo vincere lui
con eguale
merito per entrambi
.Ecco lì conobbi Patrizio, faceva il postino
e viveva in un paese vicino ad Alessandria. Era un fondista, correva 5000
e 10.000 soprattutto in pista, era meno veloce di me che facevo anche
i 400 oltre a 800 e 1500
se avesse tentato di staccarmi forse mi
avrebbe battuto ? Comunque non cercò scuse, e ci ritrovammo la
settimana dopo a Novi Ligure. Gara simile ma complicata da una cinquantina
di allievi di una scuola militare che partirono in gruppo occupando gran
parte del tracciato e per superarli dovemmo fare acrobazie
..Il nostro
rivale, il vincitore della prima corsa, era partito a razzo e viaggiava
lontano, irraggiungibile sembrava, e dopo un km. eravamo di nuovo io e
Patrizio a battagliare per il secondo posto, sembrava che la corsa del
sabato prima non fosse finita
.e riprendesse
.Ma stavolta avevo
una marcia in più, non mi ero allenato meglio o più intensamente,
non avevo niente di diverso o scarpe con chiodi più lunghi ma
.un
concreto aiuto
. Nella società di Patrizio tra i dirigenti
c'era un custode di campo sportivo, un omaccione dalla voce tonante, un
ignorantone incapace di fare due più due ma che seguiva tutte le
corse e incitava i suoi atleti
male
Non diceva mai "forza,
coraggio, dacci dentro" o frasi simili ma ce l'aveva con gli avversari
"devi batterlo, sei più forte, è cotto, non ne ha più"
.Per
venti minuti avevo sentito frasi di questo tipo e i miei tifosi, più
corretti, si limitavano a dirmi "dai Matteo" senza intaccare
la fiducia del mio rivale
.e sapete cosa succedeva ? Che io spronato
da tante supposizioni sulla sua superiorità e sulla mia sconfitta
certa mi caricavo sempre di più e interiormente mi dicevo "perderò
ma tu bestione non capisci proprio niente se credi che io sia stremato
.ne
ho ancora, ancora, ancora
" Il percorso qui era piatto, solo
curve e controcurve ma spingevo bene e Patrizio non mi mollava, così
sapevo che lo sprint avrebbe deciso anche stavolta la gara
. Partii
secco, senza indugi, per dare tutto, con la voce di quell'omone ignorante
nelle orecchie e per battere più quell'idiota che non il mio sportivo
avversario
.Vinsi anche li e forse di pochissimo, sui risultati stavolta
c'erano tre secondi tra noi due
.aspettai Patrizio e mi complimentai
con lui, avevamo fatto una bella corsa
.poi gli dissi "devo
ringraziare quel tuo dirigente, quando ero in crisi solo le sue parole
mi facevano sperare di farcela ancora a quel ritmo
" Scoprii
poi di essere realmente andato forte quel giorno e, a parte il secondo
posto, di aver fatto una delle miei milgiori campesti
grazie anche
al mio avversario reale con cui ho diviso tutta la gara
.Patrizio
è morto, diversi anni fa, e io lo ricordo come un vero sportivo,
ragazzo serio e impegnato come atleta, in allenamento e in gara. Avversario
leale e che avevo battuto in due campestri per pochissimi secondi ma avrebbe
potuto benissimo vincere lui
.Se eravamo andati forte in quelle due
corse lo dovevamo al fatto che nessuno dei due voleva mollare e in fondo
quei secondi posti allo sprint ci davano più stimolo che se avessimo
vinto
.Se fossero state gare in pista avremmo potuto fare i personali,
anche se correvamo distanze diverse di solito. Ci siamo trovati in gara
altre volte ma o lui era in forma e io no o viceversa
.Uno dei due
vinceva e l'altro arrivava lontano
.Non abbiamo mai più battagliato
così
.eravamo fondamentalmente due atleti diversi che in un
inverno di tanti anni fa per un mese andavano allo stesso ritmo
. |