<<<<<<INDICE
I RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
 
Prima campestre

La voce corsa campestre non era a noi ignota nella forma ma in sostanza ne sapevamo poco quando ho iniziato a correre…..L'unica esperienza era un cross studentesco nell'istituto che frequentavo che avevo vinto l'anno prima….una vittoria un po' particolare perché eravamo partiti in 5 ed ero arrivato solo io, gli altri si erano fermati prima del traguardo…..Così quel mattino freddo di fine novembre quando la nostra società organizzò il cross sociale per vedere all'opera quel manipolo di presunti fondisti non è che sapessi bene cosa mi aspettava……La gara si svolgeva sulla collina del nostro castello che di castello ha ben poco, è un torrione superstite che sorge su una collina…..davanti a quel torrione c'è un prato da dove la gara partiva…..il giro era valido perché prevedeva tutte le difficoltà tipiche del cross, discese e salite continue e brevi tratti pianeggianti, tutto o quasi sterrato……Arrivai al ritrovo a piedi come tutti gli altri 30 concorrenti….avevo 17 anni e c'era un bel sole, gelido però…….Da circa 1 mese ci allenavamo e a correre, nel giro delle elementari introno alla palestra, eravamo tanti, almeno 40…. Favoriti della vigilia alcuni ex calciatori che godevano della stima dell'allenatore che li consigliava prima del via sulle tattiche…c'erano due che già avevano fatto atletica in altre società, uno sui 25 anni con una maglia scolorita con un nome che allora non mi diceva niente (Pro Sesto) ma che indicava che non era un pivello…..L'altro esperto lo era in effetti molto meno, aveva anche lui una cannottiera grigioblù con una nome di società e si riscaldava con passo esperto ma mi sembrava troppo sicuro di se…..Noi invece eravamo consci di non sapere niente di cross e corricchiavamo nelle nostre assurde divise….io avevo la maglia di calciatore della mia ultima società, a righe verticali bianche e rosse come il Vicenza mentre i pantaloncini erano blù con banda bianca…..avevo persino i calzettoni da calciatore….Prima parte la corsa per gli allievi (15-16 anni) e sono una quindicina, arrivano in 8…..e fanno 6 giri da 500 metri l'uno…..li guardo per capire gli errori….e mi rendo conto che bisogna partire piano….una regola d'oro che trentun anni dopo fatico ancora, a volte, a rispettare…. Poi tocca a noi….credo che se ci fosse una foto di quel manipolo sarebbe una capolavoro di eterogeneità…..Eravamo una ventina…..dai 17 ai 20 anni in media e al via un tizio dai capelli scuri è subito davanti a tutti con netto vantaggio, ha una maglia con il nome di una squadra di calcio locale (Orione) e viaggia velocissimo, subito staccatissimo dagli altri……dietro a lui il tizio con la maglia della Pro Sesto e l'altro esperto più staccato……davanti ho anche due affiancati con la maglia dell'Inter…..e insieme ho tre che viaggiano al mio passo….affrontiamo la prima discesa delle 10 in programma (per 5 km. totali) e mi sento così leggero che resto solo …..stacco i miei due compagni e i due interisti li supero con facilità estrema…..mi ritrovo terzo perché il gagliardo che è partito fortissimo è fermo al primo passaggio del traguardo…..la sua corsa finisce lì come quella di altri al secondo giro….i concorrenti diminuscono…..quello della maglia Pro Sesto prosegue imperterrito e scopro che il suo vantaggio su di me non aumenta, lo incrocio infatti sempre nello stesso punto tra andata e ritorno e capisco di tenere il suo passo…diminuisce invece il mio ritardo sul secondo che avvicino, sul traguardo sono i due allenatori e i dirigenti che ci dicono quanti giri mancano alla fine…..per la prima volta sento snocciolarsi una gara e percepisco la soddisfazione di sapere che l'arrivo si avvicina...dietro i due interisti proseguono e saprò dopo che l'allenatore li accreditava tanto da ripetere che mi avrebbero ripreso "prima del quinto giro"…..ma non accade anche se io li controllavo nelle curve che mi permettevano di vedere il tracciato…..non mi voltavo mai, per non far capire che li temevo, guardavo sempre avanti, ma ogni volta che giravo dietro a un gruppo di alberi potevo vedere il distacco che avevo e che restava regolare sui 100 metri…..a due giri dalla fine penso che posso provare a raggiungere il secondo….e difatti mi avvicino ma non basta….la gara finisce e sono terzo….ci ho messo 20'30"…..un minuto più del vincitore e 15" dal secondo arrivato……i due interisti sono a buon distacco e la gara la finiamo in dieci…..mi vado a cambiare e sento l'allenatore che fa i complimenti ai due interisti e ad altri arrivati dietro…..a me non dice niente…..eppure sono il primo tra quelli che non hanno alcune esperienza di atletica…dovrebbe contare qualcosa……mi cambio e mi rivesto…..quando stò per uscire incrocio l'allenatore……mi dice "non sei andato male ma corri molto male…." Alludeva al mio stile e aveva pienamente ragione, non lo sapevo e ci rimasi io male…..ero così contento di aver fatto una bella gara, più tardi imparai che quell'allenatore non aveva molto tatto e sue frasi avevano fatto smettere di fare atletica più gente di quanta non ne avesse convinta a farla……ma quel mattino tornai a casa un po' avvilito……il pomeriggio gli amici mi chiesero come era andata e risposi "non male" ma non raccontai molto. Il lunedì all'allenamento dei 30 di quella mattina restavamo solo in 7…….e con quel gruppo quell'inverno 1972-1973 abbiamo vinto il titolo provinciale di campestre a squadre…..niente di trascendentale forse visto da fuori ma per noi 5 "pivelli" un bel risultato che ancora ricordo con soddisfazione, anche per uno di quei compagni che è mancato qualche anno fa ancora giovane…. Che come me ci teneva a vincere quel titolo….che ho poi rivinto altre 8 volte con società diverse e compagni diversi… ma mai come quella prima volta…..quando ero un neofita delle corse campestri….