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I RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
 
La mia prima e unica maratona

Da Lodi a Milano, un mattino di fine settembre, più di venti anni fa…..
Non avevo mai corso una maratona ma a furia di sentirne parlare in toni mitici io e il mio collega di allenamenti Donato avevamo deciso di tentare e a metà agosto ci eravamo imposti una tabella, a nostro dire, adatta. Allenamenti prolungati fino a circa 18 km. giornalieri (con qualche punta sui 20) e la domenica fondo lungo. Iniziammo con 27 km. e arrivammo a 39 ma sempre a ritmo inferiore a quello che programmavamo in gara. Con una buona dose di fortuna (niente infortuni, niente raffreddori, niente intralci diversi o eccessivo maltempo) la preparazione fù completata regolarmente e una settimana prima della gara io feci anche il test della mezza a passo di gara. Scelsi una prova di campionato italiano di società a Zeloforamagno, nel milanese, pochi km. da dove si doveva svolgere la nostra gara. E il test riusci in pieno, quattro al km. regolari per un finale di 1 ora e 24.07. nessun errore, nessuno sbaglio. Il mattino della corsa ricordo la foschia (ancor non nebbia) la piazza centrale di Lodi, il probelma di evacuare (e i bar che non ci lasciavano usare la loro toilette). La ricarca di un angolo…finalmente trovato in un cortiletto appartato……annaffiato copiosamente….. L'attesa del via in quel selciato irregolare….La scelta delle scarpe (un paio quasi nuovo mi dava preoccupazioni e allora scelsi il paio più vecchio, logorato da tanti allenamenti ma sicuro….e lì almeno non sbagliai). La vaselina nei punti critici….il riscaldamento…. E lì il primo errore, l'organizzazione si offriva di portare al traguardo le nostre borse consegnandole venti minuti prima del via. Ma noi "scaltri" preferimmo affidarle alla moglie di un amico che sarebbe arrivata al traguardo "sicuramente"…..Poi arrivò con noi un altro amico che non doveva fare la maratona ma mi avrebbe "gentilmente" accompagnato per 20 km. al passo che volevo fare (quattro al km.). A fare i veri maratoneti eravamo in tre, pronti alla sfida e al via ci mettemmo in moto per le strade di Lodi, piene di bici, auto al seguito e fotografi a immortalarci…..Col mio amico ventenne partii al ritmo che ne conoscevo, quattro al km., regolare….Non avevamo ancora nel 1981 i cronometri con tante memorie, solo un orologio digitale che però poteva servire lo stesso calcolando i divario nei vari passaggi. 4 e zero tre, poi 4 e zero 2 e i primi diecimila, senza intoppi, snocciolavano la loro conosciuta sequenza. Il mattino era fresco, umido al punto giusto, cielo coperto quindi non troppo caldo, risori regolari a cui bevevo anche senza aver sete, per prevenire crisi… Ma al decimo senza accorgermi sentii che il ritmo si abbassava, il mio collega aveva nelle gambe altri ritmi, per lui quattro al km. era lento e pian piano aumentava, anche senza volerlo. Aveva 33'30" sui 10.000 e pian piano andava ai suoi passi, ben diversi dai miei….eravamo con altri atleti, nel frattempo raggiunti, qualcuno aveva assistenza propria e me ne ricordo bene uno, indimenticabile. Attorno aveva sembre almeno due bici e un motorino a cui chiedeva o reintegratori salini e spugne….o tempi di passaggio. Questo personaggio sembrava un professionista ma era li con noi…fino al ventesimo km. dove passammo in 1 ora 18.20…..ci misi poco a capire che avevo forse fatto una bella frittata ma a quel punto….che valeva rallentare…..il mio collega mi stacco e anche diversi altri del gruppetto che era con me…rimasi solo al 28 km. e lì inizio la crisi….viaggiavo a 4.10 a quel punto, le gambe sembravano meno agili e sciolte….e al traguardo mancavano la bellezza di 14 km….una distanza infinita…da fare senza riferimenti…davanti non vedevo nessuno anche nei tratti di rettilineo e dietro sembrava non esserci nessuno…..la mattinata restava grigia e abulica, di gente lunga la strada pochissima e indifferente….la periferia milanese ci accoglieva come una retroguardia ….senza gloria…. Arrivai al trentesimo in 2 ore e 1 minuto….più di 43 per gli ultimi 10.000 e un ritmo attuale sui 4.25….con rallentamento in atto…..
Guardavo le costruzioni, le strade, le auto posteggiate, cercavo riferimenti, idee…qualcosa per sentirmi meno solo e improvvisamente mi trovai a raggiungere l'atleta con il seguito ciclistico. Mancavano a quel punto 10 km. ed entrambi eravamo in crisi ma fu importante per me, e forse anche per lui. I suoi amici in bici continuavano a dargli reintragratori, acqua e spugne ma io mi servivo dei ristori senza aver problemi, non avevo ne sete ne caldo ma ero solo in crisi per quei 10 km. troppo veloci. Pensavo in piccolo, km. dopo km. cercavo di immaginare di arrivare solo al prossimo, non pensavo al traguardo…..Finalmente come la fine di un incubo arrivai al cavalcavia del 40 km., sospirato come una bella donna…..sapevo che c'era e vederlo mi fece sentire quasi arrivato…..Ne mancava ancora di strada ma sapevo che ero oltre i quaranta…..Finalmente la sagoma del campo Giuriati, mai visto prima ma bellissimo e quella pista nera, mai vista pista più bella per me ….l'ultimo giro con quel rivale diventato amico …non abbiamo neppure fatto lo sprint, siamo arrivati insieme…non ne avevamo proprio più…..dopo il traguardo vado a bere e a cercare gli amici ma mi dicono che la nostra roba non c'è, non è ancora arrivata. Vedo arrivare altri corridori e scopro di aver fatto 2 ore 57.50…subito mi sembra un tempo ben modesto per me che puntavo a 2 e 50….ma in fondo con la crisi che ho vissuto…. Il problema cambiarsi però diventa pesante, siamo sudati, affaticati e vogliamo fare la doccia ma con cosa asciugarci, cosa metterci di asciutto….l'auto della nostra salvatrice non si vede e i minuti passano, arriva un podista della nostra città in 3 ore e 15 e la moglie gli passa la borsa….ci guarda con aria compassionevole e lì decide di aiutarci, tra la roba del marito scorge qualche capo che non gli serve, vecchie magliette, pantaloncini…..calzini da gara un po' andati….ce li passa e ci vestiamo, sembriamo due clown…ma è roba asciutta…finalmente….. Dopo oltre un ora arriva l'auto con le nostre borse, era in panne a metà strada e …all'epoca non esistevano i cellulari…..la moglie del nostro amico era canadese e sapeva poco la nostra lingua, ancora meno sapeva capire i motori evidentemente……ci cambiamo e ringraziamo quella signora che ci ha "salvato" ….Sono passati venti anni e di quella mia prima (e finora unica) maratona, fatta a ventisei anni, il ricordo più nitido è proprio quello, quel completo ridicolo e trovato in una vecchia borsa sportiva…non lavato e puzzolente….certo poco bello a vedersi ma che ci ha salvato….in un dopo gara pessimo in cui abbiamo rimpianto parecchio di non esserci fidati dell'organizzazione…..ma di una signora di origine canadese….che conosceva poco l'italiano e ancora meno le macchine italiane….