| Dalle stalle alle stelle - Una notte viola a Milano
La gara che ho sempre preferito nella mia carriera atletica sono i millecinque,
fin da quando ero juniores. E proprio due gare sui millecinque segnarono
una fine e un principio della mia attività agonistica. Nel 1990
ero inattivo, non gareggiavo ma mi limitavo a correre una o due volte
alla settimana per 30' o 40'. Più per compagnia che per velleità
di riprendere a metà maggio andai con alcuni amici a fare una corsa
su strada di dodici km. tutta in pianura. Era una di quelle gare domenicali
a cui all'epoca partecipavano numerose persone. Al via spesso anche 300
podisti, di cui la maggior parte ovviamente a ritmi molto modesti. Restai
con un gruppo di amici, in compagnia. Non avevo alcuna ambizione di classifica.
Partii pianissimo a 4'30" al km. e nel finale mi sentivo in grado
di aumentare tanto che qualche km. lo feci a 3'56". Chiusi in 54'55"
senza aver faticato e mi tornò la voglia di correre. Era un periodo
in cui avevo altre cose in mente, altri problemi quotidiani, e correre
in fondo serviva un pò a scaricarmi. Mi tesserai ugualmente, forse
proprio nella speranza che il tesserino fosse un viatico per trovare stimoli
e riprendere a correre. Il 24 maggio erano in programma i provinciali
sulla pista di Novi Ligure e forse per sfida o per vedere un pò
come andava mi decisi e mi iscrissi ai millecinque. Anche lì ero
con amici ma avevo la curiosità di vedere la mia condizione in
una gara vera, con riscontri attendibili. Come detto non ero allenato
per quella distanza ma ricordavo che l'anno prima, nell'estate del 1989,
avevo fatto 5'04" senza alcuna preparazione. Quindi volevo vedere
cosa valevo, un anno dopo. La gara partiva che era ancora giorno, sulla
riga di partenza eravamo una dozzina, e io guardavo il cielo del tramonto,
con già sentori di estate. C'era profumo di erba tagliata di fresco,
gli uccelli notturni volavano già a caccia di insetti. Il profumo
della bella stagione imminente prometteva bel tempo e magari anche belle
corse. Insomma c'era un atmosfera davvero invitante. Aspettavamo lo starter
e mi sembrava di essere pronto a tornare a correre.
Avevo 35 anni e quella gara era da me vista come un punto interrogativo
se ricominciare o no. Al via entrai subito nello spirito e mi assestati
in quarta posizione. Le sensazioni erano buone, le gambe giravano bene
e mi sentivo in serata. Ai 400 leggo sul mio orologio il passaggio di
1'16" che mi da ottimismo. Intanto mi ha passato un avversario, ma
riesco a tenere il suo passo. Agli 800 sono quinto, in 2'37", comincio
a far fatica a tenere quel ritmo. La crisi arriva verso i mille, improvvisa
e totale, come spesso accade. Senza sentori, senza avvertimenti. Mi sento
improvvisamente pesante, senza energie, senza più scioltezza nel
passo. Mi passano in quattro e il mio passo diventa faticoso. Faccio fatica
a spingere e sono talmente in crisi da dimenticare di guardare quel passaggio
fondamentale che è i mille metri. Dal kilometro ai 1200 è
sempre un momento critico dei millecinque, la fase topica della gara spesso.
Mi passa un altro atleta e annaspo cercando di non cedere troppo. Guardo
il cronometro ai 1200 e segna 4'03". Sulla dura pista le mie scarpe
chiodate faticano a trovare spinta. Ho fatto quei 400 metri in 1'26"......non
riesco a fare questo calcolo al momento ma capisco che gli ultimi trecento
metri saranno durissimi. Sembrano non finire mai, sembrano molto più
lunghi di tutti gli altri 300 finali dei tanti millecinque. Quando entro
nel rettilineo d'arrivo sembra lunghissimo, ma alla fine finisce anche
quello e taglio il traguardo, con grande fatica. Sono molto provato, vado
a cambiarmi, la sensazione più nitida è che non ho più
voglia di correre. La gara mi lascia davvero cattive sensazioni, tanto
che nei successivi quattro mesi vado a correre pochissime volte. E sempre
senza arrivare a superare i 35'-40' nei giorni migliori. Quella sera a
Novi Ligure avevo fatto il tempo di 5'13"8 che mi aveva lasciato
molto demoralizzato. Era il peggior tempo mai fatto sui 1500, un risultato
che otto anni prima facevo 4 volte nello stesso allenamento..........come
ripetuta.
Passata l'estate la voglia di correre non era tornata, e anche nell'autunno-inverno
1990-1991 andavo molto raramente a fare sedute di corsa con gli amici.
Mancava motivazione, stimolo, spirito.......anche quando guardavo atletica
in Tv, ascoltavo canzoni legate a corse, o film sportivi non ritrovavo
le voglie perdute. Qualcosa cambiò nel mese di marzo del 1991.
Le sensazioni sembravano diverse, non andavo più ad allenarmi con
fatica. Una sera di inizio aprile ero da solo in pista e correvo piano
come al solito. Avevo letto molti anni prima del test di Cooper, 12' di
corsa con registrazione dei metri fatti. Dopo 30' di corsa decisi di provare.
Ero solo quella sera e la pista di tennisolite sembrava l'unico spettatore
del mio tentativo. Partii timoroso e arrivai a fare 2850 metri. L'ultimo
km. lo avevo fatto in 4'03". Ma più che quel risultato avevo
riassaporato la voglia di aumentare velocità, di andare più
veloce. Dietro alla ripresa c'era anche altro. Un amico mi aveva regalato
una cassetta video col film "Jericho Mile" che parlava di un
carcerato che correva il miglio in 3'50" e voleva andare alla olimpiadi.
Il film era dei primi anni settanta ma io, pur avendone sentito parlare,
non lo avevo mai visto al cinema. Quel film mi diede nuovo stimolo e tornai
ad allenarmi, con qualche motivazione. Mi restava in mente però
il ricordo di quella sera a Novi Ligure appena un anno prima. Quel 5'13"8
sembrava sbeffeggiarmi dall'alto della sua modestia. Correvo e mi allenavo
ma non facevo gare. Un altro stimolo a riprendere fù la visita
medico sportiva. All'epoca la facevo ad Alessandria in un centro di medicina
dello sport e ero prenotato per fine giugno. Ci fù un problema
tecnico alla macchina dell'elettrocardiogramma e il dottore mi chiese
di portargli un ECG sotto sforzo fatto in altra struttura. Mi preoccupai
un pò e ebbi problemi a trovar posto in tempi brevi. Combinazione
volle che l'unico centro che aveva posto di lì' a due giorni fosse
a Novi Ligure, dove circa un anno prima, ero affondato sui 1500. Alla
vigilia della prova per reazione alle mie paure andai in pista alle quattro
del pomeriggio e con un caldo atroce, il 28 giugno, corsi un tremila da
solo in 12'13"5. Feci l'esame col cicloergometro e il risultato fù
positivo, ero idoneo all'attività agonistica. Questo mi diede nuova
motivazione e anche in quella calda estate 1991 continuai ad allenarmi,
senza strafare, ma con voglia, regolarità e motivazione. A fine
settembre, il giorno 26, a Milano si svolgeva un meeting sulla pista del
campo XXV Aprile. Tre amici ci andavano e mi chiesero se anche io volevo
correre. Erano 16 mesi che non facevo una gara, da quel 1500 a Novi Ligure.
E a Milano proprio i 1500 avrei fatto. Temevo un altra debaclè,
che avrebbe chiuso un altro periodo di ripresa agonistica. Quel giorno
arrivai a casa e guardai un pezzo del film Momenti di Gloria. Proprio
quando Abrahams parla della sua voglia di riscatto e dice a un amico "li
farò correre finchè schiattano". Mi rimase in mente
la musica di quel particolare momento del film "his a english man"
che nonostante trattasse di velocisti mi faceva pensare invece al mezzofondo
e all'Inghilterra. Quell'immagine mi diede ispirazione per la corsa di
quella sera, mi diede fiducia e mi rassicurò. Temevo sempre di
fare una prestazione negativa, il ricordo di 16 mesi prima non era certo
sparito, ma in qualche modo volevo provarci, volevo sfidare ancora qeui
tre giri e trequarti di pista. Partimmo che era ancora giorno ma a Milano
era buio a fine settembre. Il cielo era coperto di nuvole scure, era un
giorno più autunnale che estivo. Mi scaldavo temendo piovesse,
ma l'aria era calda e afosa, un clima pessimo per correre. Niente scarpe
chiodate, ma un vecchio paio di Diadora Spirit risalenti al 1987 molto
leggere e di cui mi fidavo. Ero in terza serie ed eravamo in 19 al via.
Devo dire che proprio al contrario della mia precedente gare, sedici mesi
prima, il clima era tutt'altro che suggestivo. mentre aspettavo con gli
altri lo starter guardavo il cielo cupo e di colore violaceo, le nuvole
cariche di pioggia, il clima quasi da autunno. La volta precedente si
sentiva l'estate in arrivo, ma quella serata milanese invece era triste
e faceva capire che la bella stagione era definitivamente finita. Sembravano
agli antipodi le due serate. Finalmente lo starter si decise a venire
a fare l'appello. Guardavo i miei avversari di quella sera, alcuni molto
più giovani di me e almeno un paio nettamente più vecchi,
sui 50 anni almeno. Al via mi ritrovo quasi subito a metà della
fila, ma non sono per nulla convinto. Lascio sfilare alcuni avversari
e finisco tra gli ultimi, davanti sembrano viaggiare senza problemi. Mi
ripeto una vecchia frase "se ce n'è verrà fuori"
e mi tranquillizzo. Quando passo sul traguardo vengo passato ancora da
due e sono ultimo, non è certo il mio problema il piazzamento.
Ai 400 passo in 1'16", stesso tempo della gara precedente. Mi regolo
sui due atleti che ho davanti, agli 800 passo in 2'36" e lì
mi sento ancora brillante tanto da passare entrambi i due atleti che mi
precedono e andare a inseguirne altri due. Li raggiungo ai 1000 che passo
in 3'18". Ho ancora paura di un calo ma a questo punto, la solita
fase più delicata dei millecinque dai 1000 ai 1200, invece di piantarmi
aumento. Ai 1200 passo in 3'56" e lì ritrovo vecchie sensazioni,
non è più il tempo in cui andavo sotto i 4'20" ma in
quella fase, sembra di essere tornato alle stesse sensazioni. Siamo in
tre a giocarci quei 300 metri finali. Mi chiedo se almeno uno dei due
rivali riuscirò a batterlo. Uno avrà 50 anni e viene incitato
da diversi a bordo pista. L'altro è più giovane di me, sicuramente
sotto i 30 anni. Lui sembra il più brillante e già nella
curva è davanti. Lo seguo pensando che nel rettilineo se molla
un pò lo passo. Invece appena arriviamo all'intersezione delle
piste è quello dietro, il cinquantenne, a cambiare passo. Mi supera
senza esitazione e va via. Proprio sul suo sorpasso reagisco un pò
e questo mi permette di passare il giovane. Ma contro l'altro non c'è
nulla da fare, mi batte nettamente. Vado a vedere il tempo e scopro che
lui ha fatto 4'54"0 e io 4'56"1. Sono contento, soddisfatto,
appagato, sono di nuovo un miler, un atleta. Il ricordo di sedici mesi
prima è cancellato. Il giorno dopo torno a pensare di allenarmi
regolarmente. Otto mesi dopo sarei tornato a fare 4'30"5 sempre sui
1500. Ma quella era un altra cosa, ero allenato e preparato. Ben diversa
la gara di Milano, ben diversa la soddisfazione di quella notte viola
di fine estate.
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