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I
RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
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Circuiti naturali
A volte leggo sui giornali una frase vecchia ma sempre usata "mancano
gli impianti". Una bella scusa per la carenza di campioni che però
nell'ambito podistico fa davvero ridere. Abito in una città non
molto grande, 26 mila abitanti, che dal 1959 è dotata di regolamentare
pista atletica costruita poco prima dei giochi olimpici di Roma. Impianto
molto bello all'epoca e totalmente inutilizzato fino al
..1972, perché
mancava in città una società che facesse atletica. Dal 1972
in avanti la vecchia struttura fù sfruttata, più per allenamenti
che per gare, fino alla metà anni ottanta, quando decadde sempre
più, come la società locale, fino al punto zero della metà
anni novanta. Dal 1972 in avanti quante volte ho sentito che ci voleva
un impianto nuovo
.e la cosa è diventata realtà a fine
estate 1998
..bellissima pista, nuovissima, bicolore rossa
e gialla, costosissima e ancora quasi inutilizzata
pochissime
gare, pochi atleti agli allenamenti, bei lucchetti però ai cancelli
per evitare che magari un podista di passaggio decida di correvi sopra
.. Monte Tobbio in una piovosa domenica del 1976 Era una gara di cui avevamo sentito parlare l'anno prima, la scalata
da Voltaggio al Monte Tobbio. Otto km. di continua salita
.partendo
da un piccolo paese appenninico tra Piemonte e Liguria e arrivando su
una montagna non alta (1080 metri circa) ma con una cima molto difficile
da percorrere a passo di corsa
. Così quella domenica di metà
settembre, incuriositi dalle cronache dell'edizione inaugurale di questa
corsa ci siamo presentati a Voltaggio avvolta da un diluvio di acqua e
coperta da neri nuvoloni che facevano persino accendere l'illuminazione
stradale fotosensibile
.. Ci iscrivevamo in un androne molto spoglio
di un vecchio palazzo, confusione e tanta gente, bagnata
.. Il via
sarebbe stato dato dalla piccola piazza, vicino a una chiesa romanica
molto bella e suggestiva
.La gara era a cronometro, il tracciato
era talmente stretto e tortuoso da sconsigliare la gara in linea
.La
cosa poi cambiò pur rimanendo identico il tracciato ma qual giorno,
piovoso e cupo, si partiva così uno alla volta. Decideii di mettere
un vecchio paio di scarpe con le punte bucate, non volevo rovinare scarpe
nuove, pensavo che a fine gara sarebbero state talmente zuppe e forse
rotte da buttare via
. Finalmente la gara inizio con le prime partenze,
guardavo quei primi concorrenti con un misto di invidia e curiosità,
cosa avrebbero trovato dopo lo stretto sentieri iniziale, circondato da
due muri di caseggiati
.Pioveva sempre senza sosta e sarebbe piovuto
tutto il giorno, non era tempo da darci tregua
.non era giorno da
cambiare tempo
. Si avvicinava il mio turno e entravo man mano nello
spirito gara, quella sensazione psicologica che ti modifica e ti fa diventare
atleta. Quando stai per partire i sensi si accentuano, l'adrenalina circola
e le pulsazioni salgono, quancosa in te avverte "stò per entrare
in gara" e tutto, nella mente e nel corpo, si prepara a quell'evento.
Nonostante centinaia di partenze è sempre speciale il momento del
via e a cronometro la cosa è più personalizzata, e solo
il tuo, nessun altro parte con te
..così mi preparo, con mio
numero da sciatore, le pettorine tipiche delle corse di fondo sugli sci,
una cuffia verde messa forse a protezione della testa
.le scarpe
Superga con le punte sfondate
.e finalmente il conto alla rovescia
inizia "cinque
quattro
tre
." E il giudice spara
e libera tutta la mia voglia di correre, di gareggiare, di battagliare
con gli avversari
la strada è stretta e sale, non ripida ma
continua salita
.il paese si allontana la in basso e entriamo in
un bosco, alberti fradici di pioggia ci circondano, e cerco la strada,
il sentiero, il passaggio più adatto alla corsa
..i minuti
passano e pian piano anche i km
.la salita alterna tratti duri a
altri meno difficili
.qualche raro falsopiano permette di distendere
il passo ma la pioggia si abbatte su di noi incessante, ormai non può
più bagnarci niente, siamo fradici fino all'osso
forse non
c'è in noi un centimetro asciutto
..ammesso che al via ci
fosse
.il sentiero sterrato lascia il posto a tratti senza alberi
e arriviamo al tratto più difficile, la famosa "pietraia".
Siamo a trequarti di gara e davanti abbiamo una ventina di metri di salita
molto ripida e scoscesa, occorre puntare sulle ginocchia per andare avanti,
per salire più che altro
..i sassi sono scivolosi e bisogna
stare attenti, qualche atleta partito dopo e più forte ci passa
e dobbiamo fare attenzione anche a lui, poi troviamo qualcuno partito
prima e che stiamo recuperando
.anche lì cerchiamo il passaggio
migliore e non è facile senza rallentare
..Il cielo è
cupo e qualche tuono fa capire che è ancora estate ed è
un temporale
.uno dei primi mi raggiunge e inveisce dicendo che è
una corsa per capre
aveva ancora fiato da sprecare forse lui
io
no stò dando il massimo
. Gli ultimi due km. una cosa pazzesca,
pietre lisce e taglienti, non sai dove mettere i piedi e come correre,
cerchi la traiettoria ma l'acqua ti scivola sulla faccia
.non pensi
più a quanto manca ma solo ad andare avanti, ormai non ti raggiunge
più nessuno dietro e davanti ne hai presi abbastanza, sei solo,
tu in quel sentiero di montagna, una domenica di metà settembre,
a ventuno anni, sotto una pioggia pazzesca, bagnato come un pulcino e
ti vengono in mente le cose più assurde
.quella bella ragazza
che solo una settimana fa ti ha chiesto cosa fai la domenica pomeriggio
e che vorresti ti vedesse per dirle "questo
"
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