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I RACCONTI DI MATTEO PIOMBO
 
Biella, 5000 m a mezzanotte e un giro in meno

A volte delle trasferte la cosa che ci pesa di più è la fatica del viaggio, i tanti km. di auto prima e dopo la gara e l'attesa prima di correre. Nel giugno del 1973 si svolgevano diverse notturne a Biella al Campo Lamarmora. Per noi erano 150 km. di strade statali, non c'era autostrada allora. Il caldo e lunga attesa di gareggiare erano fattori snervati, si arrivava al via stremati dall'attesa, dalla tensione e dalla voglia di metter fine a quella tortura. Quella sera erano in programma i 5000 ed era pieno giugno, caldo feroce, zanzare a iosa e umidità pesante. Eravamo partita da casa nel pieno pomeriggio, ed eravamo arrivati mentre il sole calava, distrutti. Avevo anche subito durante il viaggio le paranoie di un mio collega, borioso e pieno di se, capace solo di esaltare le sue gesta e snobbare noi. Come se 10 secondi in meno sui millecinque significassero essere atleti di un altro pianeta….ma di boriosi così ce n'erano parecchi, non solo nella mia società….Ci eravamo iscritti ai 5000 che dovevano essere l'ultima gara in programma, con partenza alle 22,00 secondo orario ufficiale. Ma per l'allugamento del programma precedente ci trovammo alle 22,30 che la gara non era ancora partita. Il riscaldamento lo avevamo fatto e tirato alle lunghe ed eravamo così stanchi di aspettare che avremmo volentieri corso anche i quattrocento, pur di por fine all'attesa. Ma le cose erano compluicate da un altro fatto, eravamo in 42 iscritti e si doveva fare…una serie unica…. Decisione pazzesca ma erano quasi le 22,40 e non si poteva finire dopo mezzanotte, avrebbero spento i fari….
Era dalle sei che eravamo in quell'impianto, e non vedevamo l'ora di partire. Così ci mettemmo in ordine per l'appello che non finiva mai e finalmente, quando gli orologi segnavano le 22,50 arrivò il sospirato fischio dei giudici per la partenza….eravamo davvero logorati dall'attesa. Subito bagarre in testa e io cercavo la mia posizione per viaggiare al mio passo consueto di 3.40 al km. circa…..la pista era piena di atleti, una lunga fila la cui coda era man mano raggiunta dai primi. Cercavo di raggiungere atleti e accodarmi, di regolarmi sul loro passo. Verso il terzo km. venni raggiunto da uno che evidentemente godeva di grande tifo e che sicuramente era della zona. Il suo nome era scandito ad ogni passaggio vicino al traguardo "Adamo, Adamo, forza Adamo"…Alcune belle ragazze lo spingevano a superarmi e io sentivo di dover fare di tutto per stare davanti finche potevo, mi sembrava dura reggere il suo passo ma mi dicevo "ancora cento metri, ancora un rettilineo"….La gara scandiva i suoi ultimi giri e la fatica si faceva sentire…la notte era umida e calda, insetti piccolissimi popolavano l'aria e il respiro era difficile. Ma io tenevo duro, la mia lotta con lo sconosciuto Adamo era serrata. Ogni tanto passava lui a condurre ma io non perdevo terreno e cercavo di stargli addosso. Quando la crisi era pesante pensavo a completare il rettilineo o la curva e poi mi ponevo un nuovo traguardo, non mi staccava…. Le sue tifose continuavano a incitarlo commettendo un errore grossolano e stupido, coninciavano a prendere di mira la mia condizione con frasi tipo "dai che è cotto, dai che lo stacchi" E io sentivo affluire in me tutto l'orgoglio che avevo e non volevo cedere anche per quelle frasi…"ve la faccio vedere io se sono finito…" ripetevo mentalmente…..Arrivò l'ultimo passaggio sul traguardo e i giudici suonarono la campanella, non avevo il cronometro al polso, non avevo allenatori al seguito, non sapevo assolutamente niente della mia gara da incubo, sapevo solo che era suonata la campana dell'ultimo giro e che in quei 400 metri si sarebbe decisa la sfida tra me e Adamo….. Restai dietro fino all'uscita della curva quando piazzai il mio sprint e staccai Adamo, subito, senza indugi, battendolo con grande soddisfazione anche se di pochissimo. Passato il traguardo mi guardai attorno e ….capii che qualcosa non quadrava….vedevo gente che avevo dietro proseguire per un altro giro e altri ben davanti che arrivavano…..avevo fatto un giro in meno, la campana non era per me ma per Adamo che evidentemente mi stava doppiando…..deluso, amareggiato, stanco, conscio di aver vanificato tutta la mia fatica e il mio stress in un illogica gara di 4600 metri…..andai a cambiarmi, sbeffeggiato anche dai miei due compagni di squadra….poco sportivi in realtà….Finiamo di cambiarci e torniamo in campo, tutto è deserto e vuoto e le luci sono spente, c'è in bacheca il risultato e lo leggiamo…..io un po' distratto non vedo subito il mio nome poi…lo trovo….sono ottavo in 16.27.4….i giudici hanno creduto di aver sbagliato loro e hanno interpretato il mio sprint come arrivo……il tempo è ufficiale e unisce un'altra beffa….ma non è finita lì, nel ritorno i miei due compagni continuano a lamentare l'irregolarità….e devo così subire un ennesimo terzo grado….a casa finalmente per dimenticare quella serata….Un 5000 che a me ha lasciato solo ricordi ironici….di uno sprint vincente e di un tempo su una distanza che non ha senso….Diversi anni dopo ho corso i 5000 effettivamente in quel tempo con molta fatica, ma forse con molto meno stress di quella lontana serata a Biella, piena di caldo, zanzare e lunghissimi tempi di attesa….