| Biella, 5000 m a mezzanotte e un giro in meno
A volte delle trasferte la cosa che ci pesa di più è la
fatica del viaggio, i tanti km. di auto prima e dopo la gara e l'attesa
prima di correre. Nel giugno del 1973 si svolgevano diverse notturne a
Biella al Campo Lamarmora. Per noi erano 150 km. di strade statali, non
c'era autostrada allora. Il caldo e lunga attesa di gareggiare erano fattori
snervati, si arrivava al via stremati dall'attesa, dalla tensione e dalla
voglia di metter fine a quella tortura. Quella sera erano in programma
i 5000 ed era pieno giugno, caldo feroce, zanzare a iosa e umidità
pesante. Eravamo partita da casa nel pieno pomeriggio, ed eravamo arrivati
mentre il sole calava, distrutti. Avevo anche subito durante il viaggio
le paranoie di un mio collega, borioso e pieno di se, capace solo di esaltare
le sue gesta e snobbare noi. Come se 10 secondi in meno sui millecinque
significassero essere atleti di un altro pianeta
.ma di boriosi così
ce n'erano parecchi, non solo nella mia società
.Ci eravamo
iscritti ai 5000 che dovevano essere l'ultima gara in programma, con partenza
alle 22,00 secondo orario ufficiale. Ma per l'allugamento del programma
precedente ci trovammo alle 22,30 che la gara non era ancora partita.
Il riscaldamento lo avevamo fatto e tirato alle lunghe ed eravamo così
stanchi di aspettare che avremmo volentieri corso anche i quattrocento,
pur di por fine all'attesa. Ma le cose erano compluicate da un altro fatto,
eravamo in 42 iscritti e si doveva fare
una serie unica
. Decisione
pazzesca ma erano quasi le 22,40 e non si poteva finire dopo mezzanotte,
avrebbero spento i fari
.
Era dalle sei che eravamo in quell'impianto, e non vedevamo l'ora di partire.
Così ci mettemmo in ordine per l'appello che non finiva mai e finalmente,
quando gli orologi segnavano le 22,50 arrivò il sospirato fischio
dei giudici per la partenza
.eravamo davvero logorati dall'attesa.
Subito bagarre in testa e io cercavo la mia posizione per viaggiare al
mio passo consueto di 3.40 al km. circa
..la pista era piena di atleti,
una lunga fila la cui coda era man mano raggiunta dai primi. Cercavo di
raggiungere atleti e accodarmi, di regolarmi sul loro passo. Verso il
terzo km. venni raggiunto da uno che evidentemente godeva di grande tifo
e che sicuramente era della zona. Il suo nome era scandito ad ogni passaggio
vicino al traguardo "Adamo, Adamo, forza Adamo"
Alcune
belle ragazze lo spingevano a superarmi e io sentivo di dover fare di
tutto per stare davanti finche potevo, mi sembrava dura reggere il suo
passo ma mi dicevo "ancora cento metri, ancora un rettilineo"
.La
gara scandiva i suoi ultimi giri e la fatica si faceva sentire
la
notte era umida e calda, insetti piccolissimi popolavano l'aria e il respiro
era difficile. Ma io tenevo duro, la mia lotta con lo sconosciuto Adamo
era serrata. Ogni tanto passava lui a condurre ma io non perdevo terreno
e cercavo di stargli addosso. Quando la crisi era pesante pensavo a completare
il rettilineo o la curva e poi mi ponevo un nuovo traguardo, non mi staccava
.
Le sue tifose continuavano a incitarlo commettendo un errore grossolano
e stupido, coninciavano a prendere di mira la mia condizione con frasi
tipo "dai che è cotto, dai che lo stacchi" E io sentivo
affluire in me tutto l'orgoglio che avevo e non volevo cedere anche per
quelle frasi
"ve la faccio vedere io se sono finito
"
ripetevo mentalmente
..Arrivò l'ultimo passaggio sul traguardo
e i giudici suonarono la campanella, non avevo il cronometro al polso,
non avevo allenatori al seguito, non sapevo assolutamente niente della
mia gara da incubo, sapevo solo che era suonata la campana dell'ultimo
giro e che in quei 400 metri si sarebbe decisa la sfida tra me e Adamo
..
Restai dietro fino all'uscita della curva quando piazzai il mio sprint
e staccai Adamo, subito, senza indugi, battendolo con grande soddisfazione
anche se di pochissimo. Passato il traguardo mi guardai attorno e
.capii
che qualcosa non quadrava
.vedevo gente che avevo dietro proseguire
per un altro giro e altri ben davanti che arrivavano
..avevo fatto
un giro in meno, la campana non era per me ma per Adamo che evidentemente
mi stava doppiando
..deluso, amareggiato, stanco, conscio di aver
vanificato tutta la mia fatica e il mio stress in un illogica gara di
4600 metri
..andai a cambiarmi, sbeffeggiato anche dai miei due compagni
di squadra
.poco sportivi in realtà
.Finiamo di cambiarci
e torniamo in campo, tutto è deserto e vuoto e le luci sono spente,
c'è in bacheca il risultato e lo leggiamo
..io un po' distratto
non vedo subito il mio nome poi
lo trovo
.sono ottavo in 16.27.4
.i
giudici hanno creduto di aver sbagliato loro e hanno interpretato il mio
sprint come arrivo
il tempo è ufficiale e unisce un'altra
beffa
.ma non è finita lì, nel ritorno i miei due compagni
continuano a lamentare l'irregolarità
.e devo così
subire un ennesimo terzo grado
.a casa finalmente per dimenticare
quella serata
.Un 5000 che a me ha lasciato solo ricordi ironici
.di
uno sprint vincente e di un tempo su una distanza che non ha senso
.Diversi
anni dopo ho corso i 5000 effettivamente in quel tempo con molta fatica,
ma forse con molto meno stress di quella lontana serata a Biella, piena
di caldo, zanzare e lunghissimi tempi di attesa
.
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