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Enrico
Arcelli:
"COME CALCOLARE LA PROPRIA VELOCITA' DI SOGLIA ANAEROBICA:
IL test di Conconi".
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Enrico
Arcelli per NOVARARUNNING: il test di Conconi.
Il
test di Conconi consiste, in pratica, nel raccogliere i valori
della frequenza cardiaca a varie velocità di corsa e, poi,
di metterli in un grafico in cui in ascissa c’è la velocità
di corsa e in ordinata la frequenza cardiaca (si
veda la figura 1). Nel grafico che ne risulta
si vede che l’insieme dei punti ha inizialmente un andamento rettilineo:
i punti, insomma, si dispongono dapprima su una retta o poco sopra
o poco sotto di essa; ad ogni aumento della velocità di
corsa, in altre parole, corrisponde un aumento piuttosto costante
della frequenza cardiaca. Ad una determinata velocità di
corsa (tanto più elevata quanto maggiore è il livello
prestativo dell’atleta), però, la linearità cessa
e si ha una deflessione; la frequenza cardiaca, cioè, non
sale più con lo stesso andamento di prima, ma – ad un dato
incremento della velocità di corsa – corrisponde un aumento
minimo della frequenza stessa.
La
velocità alla quale si passa dal tratto rettilineo a quello
curvilineo è chiamata "velocità di deflessione"
e corrisponde molto bene alla velocità della "soglia
anaerobica", un dato quest’ultimo che è molto importante
ai fini della determinazione, per esempio, dei ritmi ai quali
compiere certi allenamenti.
Che
cos’è la "soglia anaerobica"?
Si
può capirlo se si pensa, innanzitutto, che i muscoli impegnati
nella corsa possono lavorare se dispongono di una specifica "benzina"
che si chiama ATP, una "benzina" che essi stessi si
devono fabbricare. A basse velocità di corsa (per esempio
a 15 chilometri l’ora per un campione come Stefano Baldini o a
12-13 l’ora per un mezzofondista o un fondista di livello regionale)
i muscoli necessitano, per ogni minuto, di poco ATP e se lo fabbricano
praticamente tutto con il meccanismo aerobico, quello nel
quale interviene l’ossigeno che giunge ai muscoli attraverso il
sangue. A dire la verità, una piccolissima quantità
di questo ATP, anche a tali velocità, viene prodotto con
il meccanismo lattacido, quello nel quale c’è la
produzione di acido lattico. Ma questo acido lattico è
in quantità minima e, via via che viene prodotto, passa
dai muscoli nel sangue e dal sangue viene eliminato; siccome la
quantità di acido lattico che dai muscoli passa al sangue
è uguale a quella che viene eliminata, i suoi livelli nel
sangue rimangono del tutto costanti.
Se
la velocità di corsa aumenta (se, per esempio, Baldini
passa ai 16 km/h, poi ai 17, ai 18 e così via), anche la
produzione di acido lattico per ogni secondo si accresce. Siccome
anche lo smaltimento aumenta, nel sangue non vi é accumulo
di acido lattico, anche se l’atleta corre per vari chilometri
di seguito.
Ad
una certa velocità, però, questo equilibrio fra
produzione e smaltimento si rompe: l’acido lattico riversato dai
muscoli nel sangue è maggiore di quello che può
essere eliminato. Questa velocità (che in Stefano Baldini
è pari a circa 21 km/h e in un atleta di livello regionale
sopra i 18 km/h) è proprio quella della "soglia anaerobica"
e più o meno quella, come si è già detto,
della deflessione nel test di Conconi.
COME
SI ESEGUE IN PRATICA IL TEST DI CONCONI
Il
test di Conconi può essere eseguito su una pista di atletica.
Dopo un adeguato riscaldamento e dopo avere indossato il cardiofrequenzimetro,
il corridore deve percorrere alcuni chilometri, variando la velocità
ogni mezzo giro (200 metri). All’inizio la velocità, tenendo
conto del livello del corridore sottoposto al test, dovrà
essere molto bassa; poi dovrà aumentare con lenta gradualità,
ossia di circa mezzo chilometro l’ora ogni mezzo giro; tale incremento
di velocità dovrà essere effettuato all’inizio di
ciascun tratto di 200 metri; la velocità dovrà poi
essere mantenuta il più possibile costante per la rimanente
parte del tratto. Se il corridore dispone di un cardiofrequenzimetro
che registra automaticamente i tempi e le frequenze cardiache,
é sufficiente che prema lo specifico tasto al termine di
ogni mezzo giro. In caso contrario, é necessaria la presenza
di almeno un'altra persona che prenda i tempi per i vari tratti
e che registri la frequenza cardiaca che l'atleta ha al momento
in cui termina ciascun tratto di 200 metri. Dal tempo impiegato
in ogni tratto si calcola la velocità media in quel mezzo
giro di pista.
Di
solito è più precisa l’esecuzione del test in palestra,
sul tapis roulant. Anche in questo caso si eseguono tratti di
200 metri; la prima velocità è bene che sia di almeno
4-5 chilometri più lenta di quella che quel corridore è
in grado di mantenere per alcune decine di minuti consecutivi
o per un’ora; chi vale attorno a 12,5 chilometri, per esempio,
farà il primo tratto a circa 8 km/h o ancora più
piano. Secondo il protocollo di Roberto Sassi, la velocità
aumenta di 0,5 km/h ogni successivo tratto di 200 metri; quel
corridore, dunque, compirà il secondo tratto di 200 metri
a 8,5 km/h, il terzo a 9 km/h e così via, fino a quando
ce la fa a tenere la nuova velocità per 200 metri consecutivi.
E'
possibile ottenere un buon grafico se il corridore percorre 12-16
tratti di 200 metri (i dati dei primi 2 o 3 tratti, quelli in
cui la frequenza cardiaca non è ancora in equilibrio, di
solito non sono presi in considerazione). Esistono programmi grazie
ai quali il grafico del test viene eseguito dal computer. Se non
si dispone di tali programmi, si utilizzano i valori di velocità
per l'ascissa e i corrispondenti valori di frequenza cardiaca
per l'ordinata. E' così possibile elaborare un grafico
come quello della figura 1 nel quale si vede chiaramente
la deflessione e se ne può calcolare la velocità.
Nei casi nei quali la deflessione non é altrettanto evidente,
si tengano presenti questi fattori che possono aiutare ad individuarla:
- essa
si ha di solito si trova fra i 10 e i 15 battiti al di sotto
di quella che è la frequenza cardiaca massima dell’atleta;
- essa
é molto simile alla velocità che, in condizioni
agonistiche, il corridore é in grado di mantenere per
circa un'ora;
- se
nelle 8-12 settimane precedenti é stato eseguito un altro
test, si può fare riferimento alla frequenza cardiaca
alla quale si verificava la deflessione a quell'epoca; in un
periodo di tempo ridotto, infatti, la frequenza cardiaca di
deflessione di solito rimane costante o si modifica al massimo
di pochi battiti, a meno che si tratti di corridori principianti,
nei quali si possono avere cambiamenti di alcuni battiti in
tempi brevi.
LA
SCELTA DEI RITMI DI ALLENAMENTO IN BASE AL TEST DI CONCONI.
Il
dato della velocità di deflessione può servire per
scegliere i ritmi ai quali allenarsi (si vedano le tabelle
1, 2, 3 e 4) in particolare per questi mezzi di allenamento:
- le
ripetute per migliorare la "potenza aerobica"
(si veda la tabella 2), in particolare per fare sì
che i muscoli migliorino la percentuale di utilizzo dell’ossigeno
che giunge ad essi, per esempio vanno corse dal 2 al 5% sopra
la velocità di deflessione se si tratta dei 1000 m, fra
la soglia anaerobica e il 3% sopra di essa se si tratta dei
2000 m e fra il 97% e il 100% della soglia anaerobica se si
tratta dei 3000 m;
- il
"corto veloce" (si veda la tabella 3)
va corso fra il 97% e il 100% della soglia anaerobica;
- il
"medio" (si veda la tabella 4) fra l’85
e il 90% della soglia anaerobica.
Se
uno stesso atleta ripete periodicamente il test di Conconi, può
vedere quali sono i suoi miglioramenti dopo un periodo di preparazione
e i suoi eventuali peggioramenti dopo un periodo di riposo.
Tabella
1.: PERCENTUALI DELLA VELOCITA’ DELLA SOGLIA ANAEROBICA DA UTILIZZARE
CON I DIVERSI MEZZI DI ALLENAMENTO – Nella seconda colonna è
indicata la percentuale della velocità della soglia anaerobica
da tenere quando si utilizzano alcuni mezzi di allenamento. Nelle
colonne successive sono indicate le andature (in minuti e secondi
per chilometro) per tre corridori con soglia anaerobica rispettivamente
di 16 km/h (3’45" per chilometro), di 14 km/h (4’17"
per chilometro) e di 12 km/h (5’ per chilometro).
|
Tipo
di
|
%
della velocità
|
Soglia
anaer.
|
Soglia
anaer.
|
Soglia
anaerob.
|
|
lavoro
|
della
soglia anaer.
|
16
km/h
|
14
km/h
|
12
km/h
|
| |
|
|
|
|
|
ripetute
di
|
dal
102%
|
da
3’40"/km
|
da
4’12"/km
|
da
4’54"/km
|
|
1000
m
|
al
105%
|
a
3’34"/km
|
a
4’04"/km
|
a
4’46"/km
|
| |
|
|
|
|
|
ripetute
di
|
dal
100%
|
da
3’45"/km
|
da
4’17"/km
|
da
5’00"/km
|
|
2000
m
|
al
103%
|
a
3’38"/km
|
a
4’09"/km
|
a
4’51"/km
|
| |
|
|
|
|
|
ripetute
di
|
dal
97%
|
da
3’52" /km
|
da
4’25"/km
|
da
5’10"/km
|
|
3000
m
|
al
100%
|
a
3’45"/km
|
a
4’17"/km
|
a
5’00"/km
|
| |
|
|
|
|
|
corto-
|
dal
97%
|
da
3’53"/km
|
da
4’25"/km
|
da
5’10"/km
|
|
veloce
|
al
100%
|
a
3’45"/km
|
a
4’17"/km
|
a
5’00"/km
|
| |
|
|
|
|
|
medio
|
dall’80%
|
da
3’10"/km
|
da
5’21"/km
|
da
6’15’"/km
|
| |
al
90%
|
a
4’41"/km
|
a
4’45"/km
|
a
5’33"/km
|
Tabella
2. – Tempi consigliati all’amatore per i 1000, per i 2000 e per
i 3000 metri in rapporto alla propria velocità di soglia
anaerobica (prima colonna).
|
Velocità
della soglia anaerobica
|
Tempo
sui 1000 metri
|
Tempo
sui 2000 metri
|
Tempo
sui 3000 metri
|
|
18
km/h
|
3’10"-3’16"
|
6’28"-6’40"
|
10’00"-10’18"
|
|
17
km/h
|
3’21"-3’27"
|
6’51"-7’03"
|
10’33"-10’54"
|
|
16
km/h
|
3’34"-3’40"
|
7’16"-7’30"
|
11’15"-11’36"
|
|
15
km/h
|
3’48"-3’55"
|
7’46"-8’00"
|
12’00"-12’21"
|
|
14
km/h
|
4’04"-4’12"
|
8’20"-8’34"
|
12’51"-13’15"
|
|
13
km/h
|
4’24"-4’31"
|
8’58"-9’14"
|
13’48"-14’15"
|
|
12
km/h
|
4’46"-4’54"
|
9’42"-10’00"
|
15’00"-15’29"
|
|
11
km/h
|
5’12"-5’20"
|
10’35"-10’54"
|
16’21"-16’52"
|
|
10
km/h
|
5’42"-5’52"
|
11’39"-12’00"
|
18’00"-18’33"
|
|
9
km/h
|
6’20"-6’32"
|
12’56"-13’20"
|
20’00"-20’37"
|
TABELLA
3. – Andature del "corto veloce" in rapporto alla velocità
della soglia anaerobica; le andature alla quale compiere ciascun
chilometro sono espresse in minuti e secondi.
Velocità
della soglia Tempo al chilometro
| anaerobica
(km/h) |
(minuti
e secondi)
|
| 18 |
3’20"-3’26" |
| 17 |
3’31"-3’38" |
| 16 |
3’45"-3’52" |
| 15 |
4’00"-4’07" |
| 14 |
4’17"-4’25" |
| 13 |
4’36"-4’45" |
| 12 |
5’00"-5’09" |
| 11 |
5’27"-5’37" |
| 10 |
6’00"-6’11" |
| 9 |
6’20"-6’52"
|
TABELLA
4. – Per l’amatore che già si allena da qualche anno, sono
indicate le andature del medio in rapporto alla velocità
della soglia anaerobica; le andature alla quale compiere ciascun
chilometro sono espresse in minuti e secondi.
Velocità
della soglia Tempo al chilometro
anaerobica
(km/h) |
(minuti
e secondi) |
| 18 |
3’42"-3’55" |
| 17 |
3’55"-4’09" |
| 16 |
4’10"-4’25" |
| 15 |
4’27"-4’42" |
| 14 |
4’45"-5’02" |
| 13 |
5’07"-5’25" |
| 12 |
5’33"-5’53" |
| 11 |
6’04-6’’25" |
| 10 |
6’40"-7’04" |
| 9 |
7’24"-7’50" |
Figura
1. Test di Conconi in un atleta amatore. In ascissa c’é
la velocità di corsa (espressa in km/ora) e in ordinata
la frequenza cardiaca (in pulsazioni/minuto). I valori di frequenza
cardiaca in funzione della velocità di corsa si dispongono
inizialmente su una retta, oppure poco sopra o poco sotto di essa;
con l’aumentare della velocità di corsa, in altre parole,
si accresce la frequenza cardiaca sempre nella stessa proporzione.
Da un certo punto in poi, però, quello che nella figura
corrisponde a 16,7 km/ora e a circa 170 pulsazioni/minuto, gli
stessi punti non crescono più con lo stesso andamento e
formano una curva con la concavità verso il basso; nei
confronti di quello che succedeva nel tratto rettilineo, insomma,
l’aumento della frequenza cardiaca é di entità inferiore
rispetto all’aumento della velocità di corsa. Il punto
in cui si passa dal tratto rettilineo a quello curvilineo è
chiamato "velocità di deflessione" e corrisponde
solitamente alla "soglia anaerobica".

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